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I rovere non saranno più “disponibili anche in mogano” – Intervista a Nelson

Rovere 1

freddo cane è il nuovo singolo dei rovere, in featuring con Mameli, uscito il 12 febbraio su tutte le piattaforme digitali. I ragazzi di Futura 1993 hanno intervistato il frontman della band Nelson chiedendogli di raccontare alcuni retroscena sull’album in lavorazione e qualche anticipazione dal prossimo futuro.


I rovere (no, non è un errore, si scrive in minuscolo), sono un frizzantissimo gruppo indie pop di Bologna formatosi nel 2017 e composto attualmente da Nels alla voce, Stiva alle tastiere, Luca alla chitarra, Frank al basso e Paga alla batteria. I cinque hanno alle spalle la pubblicazione di un paio di singoli, un EP e un album che si chiama disponibile anche in mogano uscito nel 2019 via Sony Music.

Molti conosceranno il gruppo per via del frontman Nelson, che è un volto noto del web grazie ai progetti Nels e Space Valley su YouTube. Ma c’è molto di più. I rovere stanno facendo un lavoro pazzesco sul loro sound, sulla loro immagine, sulle loro capacità compositive al fine di dare alla luce un album più elaborato, maturo e pregno di tutte le esperienze collezionate durante il tour che li ha visti in giro per tutta Italia nel 2019. Sono certamente affezionati al loro primo disco, ma hanno voglia di guardare al futuro.

Questo stop forzato dovuto alla pandemia, spiega Nelson, sta fornendo loro il tempo necessario per poter sperimentare e fare musica come non hanno mai fatto prima. freddo cane, il primo singolo featuring Mameli uscito lo scorso 12 febbraio, estratto dall’album ancora in lavorazione, ne è la chiara dimostrazione. Ringraziamo moltissimo Nelson per la sua disponibilità e la simpatia, e vi lasciamo alla nostra chiacchierata.


Da poco la band si è ampliata: non siete più un trio, ma alla formazione originale (lo ricordiamo, composta da Nels, Stiva e Luca), si sono uniti in pianta stabile anche Frank e Paga. Come mai questa decisione? Ti va di raccontarci qualche retroscena?

Certo! Intanto, complimenti che conosci i soprannomi del gruppo. Paradossalmente la band è stata creata da Frank, che però ha da subito chiarito di voler solo suonare. Non voleva far parte della band, comparire nelle foto promozionali, prendere decisioni… a Frank interessava solo suonare il basso. Quindi partiamo in tre: io, Luca e Stiva. All’epoca Paga non esisteva ancora nell’ecosistema rovere.

Poco tempo prima del nostro primo concerto, ovvero con l’apertura della data dei Pinguini Tattici Nucleari al Covo di Bologna nel 2018, Stiva, che all’epoca era il nostro batterista fa un incidente in bicicletta, fratturandosi una clavicola, cosa che gli rese impossibile suonare a quel concerto. A quel punto abbiamo chiesto al nostro fonico se conoscesse qualche batterista disponibile a sostituire Stiva al volo, ed è qui che ci venne presentato Marco Paganini aka Paga. Dato che Stiva sapeva suonare anche la tastiera, si è messo a fare quello e a, dirla tutta, si è divertito tantissimo a saltare in giro per il palco intrattenendo il pubblico durante i live, cosa che suonando la batteria non poteva fare.

Come se non bastasse, Paga è molto bravo a suonare la batteria (molto più di Stiva, ma non dirlo a Stiva), quindi abbiamo deciso di mantenere quella formazione. In quel periodo Paga e Frank (rispettivamente batteria e basso) partecipavano alle date in veste di tournisti, nonostante tutti noi ci rendessimo conto che la situazione fosse un po’ particolare. Eravamo sempre in cinque, sia a suonare che a comporre le canzoni: praticamente solo al momento delle foto ci presentavamo in tre. La cosa non aveva particolarmente senso, quindi io, Luca e Stiva abbiamo chiesto a Frank e a Paga se volessero entrare ufficialmente nella band, in maniera devo dire estremamente naturale, e così sono nati i rovere di oggi.

Sono passati già due anni dall’uscita di disponibile anche in mogano. Come vola il tempo eh? Peraltro in questo periodo è successo di tutto, tipo una pandemia, tanto per dirne una! Riascoltate spesso l’album? Come vi sentite a riguardo? Cresciuti, affezionati, nostalgici?

Il 2020 è un anno che non vale, dai. Facciamo che ne è passato solo uno dall’uscita del disco (ride, ndr). Rispetto a disponibile anche in mogano ci sentiamo sicuramente diversi. Stiamo lavorando al nuovo album già da tempo e quello che sta venendo fuori è sempre rovere ma, allo stesso tempo, è molto distante dal primo disco. Questo perché, probabilmente, il primo disco risentiva della forte influenza di quelli che erano i membri della band ai tempi, mentre ora ci sono cinque teste che ci lavorano sopra.

Ciò porta chiaramente a un’evoluzione, a partire dai gusti musicali differenti che si intrecciano tra di loro. Inoltre, dall’uscita del primo disco abbiamo collezionato tantissime esperienze: non eravamo nulla prima, a livello musicale, e da allora ad oggi abbiamo fatto 60 date, conosciuto tantissime persone, girato l’Italia, capito cosa significa fare musica, incontrato produttori… E tutto questo ci ha fatti maturare.

Lo ammetto: non lo ascoltiamo più tanto quel primo disco, secondo me perché lo sentiamo un po’ distante. Non in maniera negativa: ci piace ancora tantissimo e siamo contentissimi di averlo fatto, di come è venuto, di cosa ha significato; però siamo proiettati verso il futuro ecco.

A proposito di disponibile anche in mogano, come è nata l’amicizia e la collaborazione con i Pinguini Tattici Nucleari e com’è stato lavorare a stretto contatto con Riccardo Zanotti nella realizzazione del vostro primo album?

Ho conosciuto personalmente Riccardo per una fortunata casualità. Io faccio anche video, per lavoro (Nelson ha due canali YouTube: uno personale Nels e uno con altri amici Space Valley, ndr), e volevo realizzarne uno in occasione di una data dei Pinguini Tattici Nucleari al Covo di Bologna. Peccato che il concerto fosse sold out, e che io non sapessi come entrare. Mi è venuto in mente di provare a scrivere al frontman dei Pinguini, appunto Riccardo Zanotti, spiegandogli le mie intenzioni e chiedendogli se fosse riuscito a farmi entrare al concerto nonostante fosse tutto esaurito. Riccardo si è subito reso disponibile e mi ha addirittura proposto di passare nel backstage. Lì ho conosciuto il manager dei Pinguini, Gianrico Cuppari, a cui Riccardo ha fatto sentire la pioggia che non sapevo e caccia militare, i primi due singoli dei rovere usciti poco prima. Gli sono piaciuti così tanto che ha deciso di diventare anche il nostro manager.

Da lì in poi è stato molto naturale: il gruppo di Gianri è un po’ come una famiglia (i Pinguini, cmqmartina, i Rumatera…). Quando è arrivato il momento di lavorare al nostro disco abbiamo mandato qualche brano a Riccardo chiedendogli se avesse piacere di mettere in campo qualche idea. Ci siamo incontrati e abbiamo lavorato in studio insieme su tre canzoni: tadb, sport, in cui c’è un suo cameo, ed everest. Abbiamo collaborato anche quando abbiamo fatto uscire l’EP ultima stagione e, non faccio spoiler, forse forse ci sarà qualcosa anche nel prossimo disco.

Passiamo ora a freddo cane, il vostro nuovo singolo disponibile dal 12 febbraio in digital streaming. La copertina è diversa dal solito: non c’è un oggetto tutto colorato in primo piano com’è stato finora, ma una foto più articolata. Si tratta di una pura scelta estetica oppure è il preludio di un nuovo capitolo?

È sicuramente stata una scelta difficile. Ci fa malissimo cambiare, non siamo capaci. Però, consideriamo questo pezzo un po’ come il primo passo del nuovo percorso di rovere, per cui sì, abbiamo deciso di dare uno stacco anche in questo modo e slegarci da quello che era lo standard delle copertine dei singoli, facendo qualcosa di diverso. Volevamo liberarci un po’ da quello che era diventato, a lungo andare, un vincolo e partire con qualcosa di nuovo.

Nelson dei rovere, Beatrice Dellacasa e Mameli.
Come è nata la collaborazione con Mameli?

Partiamo da un fatto: tutte le nostre collaborazioni nascono a caso. Con Riccardo Zanotti, come abbiamo detto, è partito tutto dal backstage e abbiamo finito con aprirgli tutto il tour e collaborarci in studio; con i Legno è nata perché noi ci chiamiamo rovere e loro legno, per cui non potevamo non fare una canzone insieme. Con Mameli tutti ci scrivevano che eravamo identici (Mameli e Nelson sono effettivamente molto simili, guardare il videoclip di freddo cane per credere, ndr), per cui abbiamo deciso di fare una canzone insieme. Poi chiaramente il repertorio di Mario ci piace un casino ed è stato fighissimo lavorare con lui.

Praticamente lavorate per i meme!

Sì esatto! Il nome del nostro primo album è quello per il gioco di parole “il disco di rovere disponibile anche in mogano”, oppure la scelta di “ultima stagione del tour” come nome del tour appunto. Siamo dei deficienti, insomma (ride, ndr).

Come è avvenuta la scrittura di testi e arrangiamento di freddo cane? Vi vedevate su Zoom data la situazione non propriamente congeniale?

Sì, noi Mario (Mameli, ndr) l’abbiamo visto per la prima volta in studio di registrazione. Abbiamo insistito per esserci lo stesso giorno e non in turni diversi come è capitato con i Legno, che non abbiamo mai visto di persona.

Di freddo cane avevamo scritto gran parte di musica e testo in un ritiro in montagna a Marzo 2020, poco prima del lockdown. Tuttavia, avevamo dei buchi nella canzone che in nessun modo riuscivamo a riempire. Quindi quando abbiamo proposto a Mameli di collaborare, ci è flashata l’idea di freddo cane, che era rimasta in stallo per tutto il tempo. Lui ha adorato il pezzo e due giorni dopo averglielo fatto sentire ci ha mandato le sue parti. Era destino andasse così (ride, ndr).

È uscito da pochissimo anche il videoclip di freddo cane, prodotto da un nome noto della scena (soprattutto rap/trap) come Alessandro Murdaca e con la presenza di Beatrice Dellacasa, un’artista a tutto tondo. Complimenti! Il video spacca, anche se speravamo di rivedere Chewbe… Bella anche l’idea di ricreare un live (poi al Locomotiv di Bologna), soprattutto in un periodo del genere.

Beh sì, il Locomotiv è il palco che ci ha ospitati più volte. Ti dico, è stato un po’ faticoso preparare il video. Gran parte del lavoro lo ha fatto Murdaca, però è stato abbastanza un casino riuscire a capire come incastrare l’idea che avevamo. È stata da un lato un’esperienza divertente, ma per certi versi ansiogena (almeno per me), perché c’è stato un sacco di contatto fisico cosa per cui io non molto portato.

Tra l’altro, io non conoscevo Beatrice Dellacasa (protagonista del video insieme a Nels e Mameli, ndr), per cui, quando ci dicevano “vai abbracciatevi! Ballate!”, io ero parecchio a disagio. Però alla fine l’abbiamo portata a casa, dai. Alessandro (Murdaca, ndr) mi ha fatto ridere, tra l’altro, perché da subito ci ha detto che si è sempre occupato di “cose per rapper” e che questa era la prima volta che si trovava a collaborare con una band come i rovere. Si è buttato anche lui, e devo dire che è stata davvero una bella esperienza.

Cosa possiamo aspettarci dal futuro dei rovere?

Musica! (ride, ndr). Noi al momento ci stiamo concentrando al 100% sulla scrittura di nuove canzoni, cosa che negli ultimi due anni non siamo riusciti a fare. Il 2019, che è stato l’anno più intenso per noi, eravamo sempre in tour, e la musica si faceva nei ritagli di tempo. Ora, invece, siamo dannatamente concentrati sulla musica nuova che vogliamo portare a un livello di soddisfazione che sia il più alto possibile.

Il goal è quello di ascoltare i prossimi singoli che anticipano il disco e poi l’album nella sua interezza e dire “non cambierei niente, mi piace tutto, sono mega contento”; cosa che non è così scontata, soprattutto quando ci sono ritmi elevati da dover mantenere per il funzionamento del mondo musicale. Per riuscirci, siamo disposti a rimaneggiare il lavoro tante volte, e la cosa che ci piace è che al momento possiamo farlo: per fortuna o sfortuna, l’unica cosa che si ha è proprio il tempo, per cui lo sfrutteremo a pieno. Non c’è nessun tipo di fretta.

Intervista a cura di Marta Verì


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