Cronaca

Pillola abortiva, scontro tra Stato e Regione Marche: chi vince?

Pillola abortiva

La notizia che, ormai giorni fa, ha destato numerose polemiche, è stata l’annuncio della Giunta della Regione Marche. La Giunta della Regione ha vietato la somministrazione della pillola abortiva Ru486 nei consultori.


La decisione della giunta e la legge 194/1978

La Giunta ha preso così una chiara posizione in merito al diritto all’aborto. Secondo Ciccioli, capogruppo di Forza Italia, si tratterebbe infatti di “una battaglia in retroguardia”. Il problema più attuale riguarderebbe piuttosto la “sostituzione etnica“, e cioè il fatto che i nuovi nati siano sempre meno di “razza pura italiana”. Parole che, con tanto di brividi, risuonano negli echi del secolo scorso.

La battaglia contro l’aborto sembrava destituita a favore dei movimenti più progressisti che, nel 1978, avevano portato all’attuazione della legge 194. Questa legge disciplina la possibilità di interruzione volontaria della gravidanza. Prevedendo un diritto generalizzato di interrompere la gravidanza per i primi 90 giorni (tramite l’assunzione della pillola abortiva), mentre per i successivi, l’interruzione deve essere giustificata da specifiche problematiche di salute psicofisica della donna o del feto. Come è possibile dunque che nel 2021 una Regione possa opporsi in maniera così esplicita a una legge nazionale?

La riforma costituzionale del 2001

La riforma costituzionale del 2001 ha interamente riscritto il Titolo V della Costituzione, il quale disciplina i rapporti tra le leggi dello Stato e delle Regioni. L’articolo di riferimento è il 117 della Costituzione, che ha suddiviso le diverse materie di legge, e le relative competenze, in tre categorie: nella prima rientrano materie che possono essere disciplinate esclusivamente dallo Stato, nella seconda quelle di competenza delle Regioni, e infine nella terza quelle di competenza concorrente di Stato e Regioni. Per queste ultime si prevede che lo Stato detti le linee guida, a cui le Regioni si dovranno poi uniformare una volta che andranno a disciplinare le materie. Nel lungo elenco rientra anche la “tutela della salute“.

Principio di sussidiarietà e principio di uguaglianza

L’idea su cui si basa la riforma del 2001 è il principio di sussidiarietà. Il principio secondo cui una materia è tanto più efficientemente disciplinata, quanto più la disciplina avviene a opera di istituzioni più vicine ai cittadini. Tuttavia, è sempre necessario ricordare che il principio di uguaglianza, su cui si fonda l’intero assetto costituzionale, impone che il trattamento sanitario debba essere usufruibile in maniera uguale per tutti i cittadini, su tutto il territorio della Nazione senza alcuna distinzione.

Nelle Marche l’accesso alla pillola abortiva è un percorso a ostacoli, solo tre strutture sanitarie sono disposte a somministrarla. Tutto ciò in contrasto con le linee guida del Ministero. Ma secondo la Giunta della Regione Marche “le linee guida del Ministero non sono una fonte di diritto”. Non solo, dunque, la decisione della Giunta è manifestamente contraria ad una delle leggi ordinarie dello Stato, ma anche ad un disposto costituzionale.

Pericolo di sostituzione etnica o pericolo di disuguaglianza?

L’ingiustizia commessa in un luogo qualsiasi del mondo è una minaccia della giustizia in tutto il mondo.

Martin Luther King

Decisioni incostituzionali e del tutto contrastanti con i principi e i valori comunemente sentiti nella società non possono essere tollerate dal governo centrale. Al di là del rispetto delle leggi, è possibile che nel 2021, non solo si ponga il “problema della sostituzione etnica“, ma che venga addirittura privilegiato rispetto alla tutela di un diritto?

Allegra Dominici (articoli)

(In copertina HalGatewood.com da Unsplash)


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