Cronaca

Futures sull’acqua – L’oro blu quotato in borsa

Acqua 2

Cosa potrebbe succedere se il nostro bene più prezioso, l’acqua, venisse quotato in borsa come un qualunque altro bene materiale, e come tale venisse trattato dal mercato globale?


Sembra inimmaginabile pensare che si possano vendere futures su un prodotto tanto fondamentale per l’uomo, e speculare, in un futuro dove c’è sempre meno acqua e sempre maggiore richiesta, sulla sua disponibilità; eppure è ciò che è successo lo scorso 7 dicembre, quando in California sono state vendute le prime quotazioni in borsa di acqua potabile: nonostante le enormi implicazioni storiche del fatto, questo sembra essere stato sommerso dalla marea di notizie giornaliere da ogni parte del globo; si sta però permettendo così che una decisione puramente finanziaria possa generare, in un futuro non troppo distante, enormi problematiche sociali.

Come funzionano i futures sull’acqua?

Un future è un contratto acquistabile che determina oggi quale sarà il prezzo di vendita in una data prestabilita di un bene o di un titolo quotato in borsa. Non si tratta di una novità in ambito finanziario, anzi, i futures sul petrolio o sui metalli pregiati sono ampiamente diffusi e conosciuti. Quello sull’acqua non è però un normale future di una commodity – che cioè stabilisce uno stesso prezzo di vendita di un prodotto indipendentemente da chi lo produca – ma è un indice: il Nasdaq Veles California Water Index, creato in collaborazione con il Cme Group, stabilisce su base settimanale quale sia il prezzo dei diritti dell’acqua nello Stato della California. Facendo parte di un mercato che frutta più di 1,1 miliardi di dollari, è ovvio che tale mossa finanziaria può portare solo alla speculazione.

Perché proprio in California?

Il fatto che una tale problematica sia sorta proprio in California non deve sorprendere. Lo Stato soffre regolarmente di forti momenti di siccità, sempre più frequenti e distruttivi a causa del cambiamento climatico degli ultimi decenni e dell’aumento esponenziale della popolazione nella zona. Gli agricoltori perdono i campi durante gli enormi incendi estivi e le città devono fare i conti con una rete idrica sempre più inquinata. Dato che le risorse sono scarse e sotto pressione, i coltivatori e gli agglomerati urbani più prosperi economicamente potranno così assicurarsi la poca acqua a disposizione, evitando qualsiasi difficoltà nei periodi di siccità.

Le motivazioni del Cme

Per giustificare una così sconcertante decisione, il Cme Group ha dovuto dare alcune spiegazioni che, di per sé, non sarebbero neanche del tutto scorrette. Infatti, questi futures sarebbero degli ottimi strumenti per gestire meglio i rischi legati alla siccità, in modo che le municipalità e le imprese agricole – queste ultime da sole consumano più del 40% di acqua disponibile – possano tutelarsi preventivamente. Ma il Cme si spinge oltre, affermando che gli investimenti sull’acqua saranno un ottimo modo per valutare e gestire meglio la situazione idrica internazionale, in una condizione così critica da sfociare sicuramente in un rialzo dei prezzi a causa della diminuzione della quantità di acqua disponibile.

Problematiche economiche e sociali

A sentire il Cme sembrerebbe che i futures siano la migliore soluzione a tutti i nostri problemi, tuttavia bisogna considerare l’altra faccia della medaglia, quella che porta con sé pesanti conseguenze economiche e sociali. Infatti, inserire l’acqua sul mercato azionario la renderà sicuramente oggetto di speculazione da parte dei grandi colossi capitalisti, i quali eviteranno di mantenere la totale trasparenza dei prezzi di vendita e di acquisto per gonfiarli secondo il proprio interesse. È ovvio che ciò andrà a scapito dello strato sociale più povero, che non potrà permettersi l’acqua ad un costo troppo elevato: se già adesso i quartieri popolari di alcune grandi città soffrono per la mancanza di una rete idrica adeguata, cosa mai potrà accadere in un mondo con sempre meno acqua sempre più monopolizzata da chi può permettersela?

È questo il forte dubbio etico che dovrebbe stare alla base di decisioni così importanti a livello internazionale. L’acqua infatti è un diritto inalienabile dell’uomo secondo l’ONU. Invece, a favore di quella stessa società industrializzata e consumistica causa dello stress idrico ormai incontrollato, i grandi colossi del mercato ignorano tale diritto e probabilmente un domani addirittura lo negheranno a tutti quegli uomini troppo poveri per poter essere considerati dal modello economico capitalista.

Camilla Botturi

(In copertina Anandan Anandan da Unsplash)


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