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Bridgerton – Il riflesso della nostra società

Bridgerton 2

Grosvenor’s Square, 1813.

Gentili lettori, è giunta l’ora di iniziare a scommettere sugli eventi mondani della stagione.

Quella stagione che, dal 25 dicembre, mai ha mostrato nemmeno un segno di retrocessione dalla top 10 delle serie e film più guardate di Netflix. Un successo schiacciante che mette in ombra (anzi, nel buio più totale) classici come Piccole Donne di Louisa May Alcott o Orgoglio e Pregiudizio di una certa Jane Austen. Ma perché, esattamente? Cos’ha Bridgerton che un classico rivoluzionario del 1813 non è riuscito a trasmetterci?

Sesso. Perdonatemi, non dovrei essere così esplicita; diciamo pure un bel dietro le quinte.

Lo scandalo eccitante di Bridgerton

Threesome, rapporti omosessuali, amori tra bianchi e neri, masturbazione delle ragazze.

Perché, cosa se ne fa una società come la nostra di una piccola donna quando il politicamente corretto ha eliminato anche il solo pensiero di una donna che non sia forte e sicura di sé? Cosa se ne fa la società di una Elizabeth Bennet, o meglio di una Jane Austen, che riesce a parlare di emancipazione femminile – quella vera, ossia una donna che, in un’epoca in cui non era concesso, porta l’attenzione di un ignaro lettore del tempo ai pensieri reali e proibiti di fanciulle incorniciate dentro stereotipi su cui si basavano matrimoni e società – quando si può avere un quadro ben più colorato di una Elizabeth Bennet che si masturba sul suo amato e odiato Darcy? Che si innamora di un Lord con la pelle scura? Che ha un fratello o una sorella intenti a fare dei threesome di nascosto?

Quello che questa società ricerca non è più lo scandalo, è lo scandalo eccitante. La dama si masturba anche se da fuori sembra pura, le pratiche sessuali fantasiose sono normalissime, chi l’ha detto che un duca o un visconte non possano essere neri?

Il politically correct

Penso che, anche se rimanere da soli con i nostri pensieri è una pratica molto più difficile che costringerci a pensare nella maniera che più la società ritiene moderna, ognuno dentro di sé sappia che da quando esistono gli organi genitali, li si usi per provare piacere, con ogni tipo di pratica, anche prima del 1800. Quello che non riesco a capire è il desiderio di modificare la storia solo per placare la pesantezza nello stomaco di quel tricobezoario che è diventato il politically correct.

L’estrema correttezza, in ogni campo, per dimostrare istericamente che non vi è nessuna forma di discriminazione nei confronti delle altre persone, è non solo davvero fastidiosa, ma proprio irragionevole. Chi, dopo aver iniziato la prima puntata si è sentito in colpa per aver pensato ma che accidenti ci fa lì una regina di colore?, si rilassi, perché non è un pensiero cattivo, solo ovvio. Una regina di colore, un duca di colore, o qualsiasi altro nobile di colore, nel 1800 non potevano esistere. E il fatto che ci si faccia sentire in colpa per questo dimostra quanto poco si stia combattendo davvero per le cose che sono realmente più difficili da cambiare, come il razzismo vero.

Il voler impollinare le serie TV e i film – oggi miglior mezzo per veicolare informazioni, significati e riflessioni – di quelle provocazioni esplicitate implicitamente, quelle nate per mettere alla prova dei pensieri che non si appiccicano perfettamente alla forma della sempre più esageratamente corretta società, è paragonabile a denunciare di antifemminismo un uomo che ti apre la portiera dell’auto per essere gentile.

Imparare dalla storia

E scommetto che il parlare in questo modo della presenza di un ruolo di duca interpretato da un uomo di colore (strepitoso e appetitoso attore, con sicuramente grandissime potenzialità) verrà visto come il pensiero retrogrado di una ragazza bianca orientata sicuramente sulla destra politica, e non come constatazione semplice e pura del fatto che, proprio perché credo solo e fermamente in un’uguaglianza di genere e etnia, non vedo necessario dover deformare la storia per far penetrare un’idea.

La grandezza dell’evoluzione è che dalla storia, soprattutto quella brutta, bisogna imparare; nascondere ciò da cui ora ci differenziamo fa sorridere sul momento nella convinzione di aver eliminato così una cosa per cui si dovrebbe combattere in un modo totalmente diverso.

Tra verità storica e progressismo

In un articolo sulla serie, l’autore aveva scritto: Cosa succederebbe se Elizabeth Bennet si masturbasse a favor di camera? […] Bridgerton accantona la verità storica per inserire degli elementi allegramente progressisti. Uno su tutti, l’inclusività etnica […] Cosa sarebbe successo se il Re avesse deciso di regalare alle persone nere titoli e terre?

La risposta alla prima domanda è: assolutamente niente. Nessuna ragazza viene mai ripresa mentre è in bagno ad espellere quello che ha mangiato a pranzo, perché semplicemente non è interessante. Penso di parlare a nome di tutti quando dico che, al contrario di una scena in cui Elizabeth Bennet o Dafne Bridgerton si lavano i denti o emettono flatulenze di nascosto, è molto più coinvolgente la parte privata della loro vita che comprende amplessi con degli uomini pieni di charme, soprattutto quando i nudi maschili – e questa secondo me è la vera nota positiva della serie – superano di gran lunga come inquadratura quelli femminili.

In risposta alla seconda domanda, ho solo da dire che se non ci fosse stato tutto quel razzismo che ha condizionato la storia della nostra umanità, come tutta quella omofobia, tutto quel maschilismo e tutta quella xenofobia, il mondo avrebbe avuto migliaia di anni di vantaggio per dimostrarsi migliore di come attualmente è. E oggi, non avremmo bisogno di puntare il dito su ogni sfumatura di presunta ingiustizia soggettiva.

Elettra Dòmini

(In copertina e nell’articolo immagini tratte dalla serie TV Bridgerton)

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