Voci

La violenza verbale inconsapevole


Le donne non sanno parcheggiare, le donne sono brave in cucina, le donne sono troppo emotive. Anche chi si ritiene un sostenitore della lotta contro la violenza sul genere femminile dice piccole cose, assume atteggiamenti, fa anche solo dei pensieri che sono espressione di violenza. Non necessariamente fisica ma anche morale, psicologica, emotiva. Fa parte di un retaggio ormai radicato nelle coscienze di uomini quanto di donne. E il più delle volte passa inosservato.


Stereotipi

Perché deve essere una colpa comportarsi diversamente dalle aspettative dell’altro?

La gentilezza, la timidezza, la sfacciataggine, l’esuberanza, l’intraprendenza possono diventare “troppo” da giustificare anche la più sottile forma di violenza?

Un’impostazione mentale deviata fa sì che uno stesso comportamento venga accettato in qualcuno e condannato in un altro. È come se venisse a mancare una corrispondenza con quello schema mentale (e socialmente riconosciuto) per cui il maschio deve essere maschio e quindi forte, coraggioso, spavaldo, potente, libero di fare quello che più gli va di fare. La femmina, invece, deve essere timida, riservata, pudica, sempre garbata, deve chiedere il permesso. Quando il genere femminile si atteggia o comporta in linea con quell’idea stereotipata di “maschio”, si innesca una catena si accuse, biasimi, giudizi e gesti violenti.

Qui, però, non ci saranno cenni ad azioni o parole eclatanti. Non parlerò di schiaffi, barbarie e omicidi. Sarà qualcosa di molto più sottile, che ha a che fare con le parole e la consapevolezza del loro significato. Qualcosa che passa inosservato e che il più delle volte si accetta e condivide, dimenticando che morale ed etichette sono cose ben distinte e che l’unica e sola cosa che si deve all’altro è il rispetto. Il riconoscerlo come persona, come essere umano. Non maschio o femmina, non uomo o donna.

Questo è il fondamento di ogni sana educazione, eppure, le forme di disparità e violenza sono così tante. Innumerevoli. Tutte diverse. Impossibili da conteggiare. E nascono tutte da qui.

Sai cosa stai dicendo? – Puttana

Oggi, allora mi dedico a dire questo: inizia, scegli le tue azioni, scegli le tue parole. Puttana si usa così spesso. È diventata la parola di disprezzo più comune, usata in qualunque occasione. Le espressioni in cui la si ritrova sono così tante.

Perché non impari a pensare al significato di questa parola? Perché non provi a chiederti perché una parola è diventata così ingiuriosa e, per di più, viene usata solo al femminile? Esiste forse un corrispettivo di questo abominio al maschile?

Puttana diventa la ragazza che si comporta in maniera provocante.

Puttana diventa la ragazza che è stata più brava di te e che si è classificata un posto sopra al tuo al concorso a cui tanto tenevi.

Puttana diventa la donna che più ti sta antipatica solo perché diversa da te in un modo che non approvi.

Puttana è la donna che ha detto qualcosa di falso su di te.

Pensa, puttana diventa anche la madre di quel tuo amico che magari si è preso gioco di te in una partita di calcetto. Pazzesco, no? Anche quando è il maschio ad avere comportamenti “fuori dalle righe”, seppure per gioco, automaticamente è la sua genitrice a macchiarsi di una colpa.

Credi di ridimensionare la questione dicendo che lo si fa per scherzo, che si sta esagerando e che non si parla sul serio. Ma perché deve essere usuale e comune pronunciare quella parola se non esprime davvero ciò che si vuole dire?

Rimprovera chi usa puttana. Io riprendo chi sento usarla. Invito te a fare lo stesso. Perché non esce da nessuna bocca con l’intenzione di riferirsi a una donna che si prostituisce, ma il suo significato diventa uno strumento con il solo fine di disprezzare.

Insulti sessisti e inconsapevoli

La prostituta è una donna che crede di non avere altre risorse se non quelle del proprio corpo per dare piacere a un’altra persona e fa di questo il suo lavoro. È una donna con grandi difficoltà che nemmeno puoi immaginare. È una donna sfruttata a cui nessuno ha mai detto che il piacere dovrebbe essere anche il suo e che non è qualcosa che si vende.

Il caso di “puttana” è diventato ormai inconsapevole per quanto certe tendenze siano penetrate nella psicologia di tutti, ma resta una degenerazione. È storicamente (a parte qualche rara eccezione) che il genere femminile viene associato a inferiorità e sottomissione. Infimo, sporco. Anche nei cartoni animati più datati la strega cattiva era quasi sempre una donna (la matrigna di Cenerentola, la maga de La spada nella roccia, la strega di Biancaneve, etc.). Per questo si usano tante parole tossiche con grande naturalezza. Per questo è frequente la costruzione di insulti o espressioni gergali che celano sessismo, basati su particolarità fisiche e caratteriali femminili quanto maschili. Vedi bella gnocca, uomo impotente, donna cazzuta, fare l’uomo, essere una femminuccia/maschiaccio, etc.

Invece di fare questo, tu fermati. Riconosci la bellezza, le difficoltà, il coraggio, l’essere sensibile o più vivace nella loro semplicità, altrimenti non dare adito a perversioni becere e inaccettabili delle parole. Non pensare soltanto “mi dispiace che un’altra donna sia morta”, “vorrei che nessuna donna venisse perseguitata”, “dovrebbero marcire tutti in galera”. Pensa a cosa puoi fare tu, nella tua vita di tutti i giorni, per rendere consapevole te e chi ti sta intorno di quello che si dice e che si fa. Anche l’uso improprio delle parole a scopo dispregiativo è violenza.

La responsabilità

Non è mai bastato celebrare la lotta alla violenza un solo giorno dell’anno.

L’anima di ogni donna muore quando si sente giudicata in maniera perfida e ingiusta. Quando la si ritrae incapace e inadeguata. Muore per ogni libertà negata. Muore per ogni senso di colpa scaturito dalle parole, che siano dette da un uomo o da un’altra donna. E poi, ci sono le donne che muoiono davvero, vittime di folli trappole perverse.

È più facile cambiare il tuo atteggiamento piuttosto che dire a una donna che non dovrebbe sentirsi in colpa per ciò che le è stato detto o fatto.

Educa i tuoi figli al rispetto di sé e degli altri. Insegna loro che non esiste normalità ma che ognuno è diverso.
Mostra loro la gentilezza e l’onestà, la coerenza e l’amore.

Fai notare loro che non tutto può piacerci dell’altro ma questo non implica il dover sminuire. Falli giocare con macchinine, bambole e mini-aspirapolvere e cucine, perché i ruoli non esistono.

Scherzare alleggerisce la vita ma non deve sfociare in ingiuria, nemmeno celata.

Puttana non è uno scherzo.

Puttana non è un’esagerazione.

Sara Carenza

La violenza verbale inconsapevole, a cura di Alexandra Guerra.
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