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I pesci cantano ancora sul fondo del Sand Creek – Storia di un massacro


All’alba del 29 novembre 1864 un’armata di 700 volontari comandati dal colonnello John Milton Chivington attaccò un accampamento di Cheyenne e Arapaho, nell’attuale Colorado, e ne trucidò gli abitanti inermi con violenze indicibili. Era il massacro del Sand Creek.


Fiume Sand Creek è una delle più celebri canzoni di Fabrizio De André, scritta in collaborazione con Massimo Bubola. Appartiene all’album L’indiano, inciso nel 1981 con l’etichetta Ricordi. In copertina è raffigurata un’opera dell’artista statunitense Frederic Sackrider Remington dal titolo The Outlier – 1909.

Un dollaro d’argento

A stonare in quest’immagine di copertina è il fucile in mano all’indiano, un oggetto che i pellerossa non conoscevano prima dell’arrivo dello straniero bianco. Un’arma in grado di uccidere senza combattere e che alcuni nativi rubarono e usarono, talvolta per difesa, talvolta per vendetta.

Stona anche quel dollaro d’argento in fondo al fiume che De André canta alla fine della prima strofa. Forse metafora di una “civilizzazione” forzata e dell’arroganza di un popolo che fa irruzione in una natura prima incontaminata.

Il brano, infatti, come spesso accade con De André, è ricco di metafore già dalla struttura musicale dominata da un cadenzato ritmo tribale indiano. L’armonia che richiama quell’universo di piume sul capo e tinte sui volti verrà, poi, spezzata da colpi di fucile e squilli di tromba.

“Dormivamo senza paura”

Sin dalle prime righe viene fuori un’immagine precisa di quello che sta accadendo:

Si son presi il nostro cuore, sotto una coperta scura.

Il cuore è l’organo che simboleggia la vita, rappresenta il legame con il proprio popolo e la propria terra e verrà strappato via brutalmente a quelle tribù relegate nelle riserve e costrette a una vita che non apparteneva loro. La coperta scura è la notte, complice di un attacco violento e inaspettato.

Nel 1864, infatti, i nativi Cheyenne e Arapaho, stanziati nella parte meridionale del Colorado, si trovavano in una situazione complicata. Il governatore John Evans aveva esortato i reggimenti e la popolazione a eliminare le tribù che avessero rifiutato di spostare le loro tende nei pressi di Fort Lyon. Fu così che il capo degli Cheyenne, Black Kettle, desiderando una convivenza pacifica, fece accampare il suo popolo sulle sponde del fiume Sand Creek, vicino a Fort Lyon.

Tuttavia, il terzo reggimento scelse di non rispettare l’accordo, ignorò la bandiera dell’unione che Cheyenne e Arapaho mostravano ai soldati in segno di pace e sorprese un villaggio non pronto a difendersi.

“È solo un sogno”

Nel brano la storia viene raccontata dal punto di vista di un bambino: una scelta forte dal momento che donne e bambini furono i due terzi delle vittime. Gli uomini erano in viaggio per la caccia al bisonte come si specifica nella seconda strofa:

I nostri guerrieri troppo lontani, sulla pista del bisonte.

Il piccolo non si rende conto di ciò che sta accadendo tanto da chiudere gli occhi e credere che si tratti di un sogno:

Chiusi gli occhi per tre volte, mi ritrovai ancora lì / chiesi a mio nonno: “È solo un sogno?”, mio nonno disse :”Sì”.

Viene ferito a un orecchio, sente un lampo da una parte e dall’altra sente il paradiso. Pensa di morire e volge lo sguardo all’albero della neve che apparirà fiorito di stelle rosse: il fuoco, il sangue.

Sopravvive, come si intuisce dalla strofa finale. Il sole sorge ma il campo è ricoperto da una nube di fumo che il bambino cerca di rompere con la sua freccia, per permettere al cielo di respirare. Torna l’elemento del “tre”, prima gli occhi chiusi tre volte, adesso le tre frecce scoccate in aria.

Testimonianze

I fatti che De André racconta sono accaduti realmente, ma non appartengono solo a questo episodio. Esistono testimonianze di altre carneficine che richiamano con molti elementi il testo di Faber.

Stupiscono tra tutte le parole di una giovane sopravvissuta al massacro del fiume Marias del 23 gennaio 1870. Fu chiamato “Il massacro della neve”.

Avevo 22 anni, mi svegliai e mi accorsi del fuoco attorno a me. Come in un sogno vidi un lampo fui colpita al dorso e all’orecchio sinistro Corsi fuori insieme a un’altra donna della tribù “Gros Ventre” per cercare la mia bambina e scoprii che era stata uccisa… Uno scout vedendomi urlare mi disse di scappare… Da lontano, mentre fuggivo nella neve, vedevo il fumo, le tende capovolte e incendiate.”

La voce di chi non viene ascoltato

Quello che De André ha fatto con la sua musica è indescrivibile. Si è sempre schierato dalla parte degli invisibili, ha dato voce a chi non l’aveva e l’ha fatto anche con la Canzone di Marinella in cui, ispirato da un fatto di cronaca, si è trovato a raccontare di una giovane prostituta brutalmente uccisa.

La storia di quella ragazza mi aveva talmente emozionato che ho cercato di reinventarle una vita e di addolcirle la morte.

Fabrizio De André

È questo che Faber fa: addolcisce la morte ma soprattutto ne conserva la memoria. E noi tutti dobbiamo ricordare che quel dollaro d’argento è lì, in fondo al fiume, dove i pesci ancora cantano.

Maddalena Ansaloni


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