Cultura

Il mio Messico – Tradizioni, festività, riti

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Una rubrica su un paese lontano e misterioso, controverso e irrisolto. Un viaggio oltre l’oceano, raccontato da esperienze, riflessioni e scoperte. Un racconto dell’anima messicana.

In un Paese dove, a distanza di soli 500 metri sono presenti sia scorci tipici di New York sia venditori ambulanti di tacos con carretti ronzanti di mosche, la mescolanza di popolazioni e matrici culturali diverse dà origine a una grande varietà di tradizioni.

Novità e rimedi della nonna

Qui le abitudini e i riti si mescolano alle novità, la tecnologia ai rimedi delle nonne, la frenesia della vita moderna si adatta allo spirito pacato caratteristico dei messicani. Nella stessa strada si indossano marche costose e importate, dai prezzi esorbitanti perché destinate alla fascia della popolazione più agiata, così come vestiti ricamati o sandali di plastica.

Nelle nuove zone residenziali, tra Domino’s Pizza, Starbucks, Walmart e TGI Fridays si ha quasi la sensazione di trovarsi in una qualunque città statunitense, ma nel centro, nei quartieri popolari o nei pueblos, tra i mercati, le bancarelle, i moto taxi (moto con inglobati sedili per tre passeggeri) ed i negozi con le porte spalancate e la musica reggaeton a tutto volume, si percepisce l’anima messicana nella sua espressione più intensa.

Credenze, parole, adattamento

Questa singolare situazione porta a visioni radicalmente differenti della vita e quindi ad abitudini e credenze estremamente variegate. Tutto si mescola, e non c’è più distinzione chiara tra ciò che appartiene alla cultura secolare messicana (maya, azteca, nahuatl) e a quella dei discendenti dei colonizzatori spagnoli. Un esempio è la lingua, che sarebbe ufficialmente lo spagnolo. Questa però si differenzia dal castigliano non solo per l’accento e per alcuni modi di dire, ma anche per l’adozione di parole autoctone, che sono diventate parte integrante della lingua ufficiale.

Ad esempio termini di origine nahuatl “jitomate” (pomodoro), “chici” (seno), “escuincle” (bambino monello), o “popote” (cannuccia), vengono usati nel linguaggio comune al posto di quelli spagnoli. Dall’inglese invece provengono parole come “bye” (usato per salutarsi), e altre sono state addirittura adattate alla scrittura spagnola, come “chequear” (da check), “béisbol” (da baseball), o suéter (da sweater).

L’ingresso nella società: le Quinceañera

Tra le tradizioni tipiche messicane ci sono le “Quinceañera”, grandi feste che si celebrano quando una ragazza compie 15 anni. In passato coincidevano con l’ingresso della ragazza in società, ora di questo rito sono rimaste l’abitudine e la festa. Sono importanti quasi come i matrimoni: la ragazza indossa un abito spesso costosissimo, prima della festa c’è un set fotografico con bouquet e autista, messa, locali affittati, bande di musicisti, catering e la lista degli ospiti supera di norma i 200 invitati.

Il momento più importante è dedicato al ballo della festeggiata col padre, a cui segue il ballo col “chambelán de honor”, il suo accompagnatore, infine i coetanei si mettono in fila per ballare il valzer con la festeggiata. Dopo ciò ha inizio la musica reggaeton, i parenti si mettono in disparte e gli invitati invadono la pista da ballo, lanciandosi in balli moderni e spesso “scandalosi” agli occhi degli anziani.

Enamorados, novios, famiglie acquisite…?

Un altro rito tipico della società messicana riguarda il fidanzamento. Quando due ragazzi iniziano a frequentarsi si dicono “enamorados”, e, anche se dichiaratamente innamorati, non sono fidanzati fino a quando il ragazzo, dopo aver chiesto il permesso alla madre della ragazza, le chiede ufficialmente di diventare “novios” (fidanzati).

Insieme alla proposta di fidanzamento, simile a una proposta di matrimonio, il ragazzo porta regali e cioccolatini. Dopo questo passo, il ragazzo viene invitato dalla famiglia acquisita a pranzo e spesso va anche in vacanza con loro. 

Rispetto, tamales e globalizzazione

Un’altra interessante caratteristica di questa società è il ruolo degli anziani nelle famiglie. Rispettati e ammirati, siedono sempre a capotavola nei pranzi di famiglia, ed i giovani, quando li vanno a trovare, devono salutarli con rispetto. I nonni, seduti su belle sedie imponenti, aspettano che tutti i nipoti, i figli e i parenti arrivino a salutarli uno per uno. 

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Il cibo è forse tra gli elementi più caratteristici, che meglio si sono adattati alla colonizzazione. La cucina è a base di mais, fagioli, pollo, riso, avocado, e una infinità di frutta coloratissima e gustosa. Questi ingredienti originari (solo il riso è stato importato in tempi più recenti) si sono amalgamati a raffinate ricette spagnole, fast food, cucina italiana ed ebraica.

I piatti tipici accompagnano particolari festività, come la Rosca de Reyes per i Reyes Magos, (i re magi), una treccia di pane dolce e canditi con una statuetta di plastica che raffigura il Bambin Gesù nascosto all’interno. Chi lo trova deve offrire a tutti i presenti i tamales (fagotti ripieni di pollo cucinati in foglie di banano) per il Día de la Candelaria (il 2 di febbraio).

Famosissimo è anche il Pib (un grande tamales ripieno di pollo, fagioli e pomodoro cucinato sottoterra), tipico del Día de los Muertos (il 2 di novembre), e una zuppa a base di mais e pollo per il Día de la Indipendencia (il 16 di settembre). 

Emancipazione femminile, aborto e religione

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La religione è importantissima per la popolazione messicana ed è anch’essa, spesso, espressione di una determinata posizione sociale. Più una famiglia è povera, meno mette in discussione la religione cattolica e le sue tradizioni, e man mano che si sale di posizione sociale, le famiglie tendono ad allontanarsi dalla forte credenza religiosa e quasi fanatica e si trovano ad avere una visione più simile a quella statunitense. Dico statunitense e non americana perché questa è una distinzione fondamentale per i messicani, che si ritengono (giustamente) anche loro americani, e perciò non accettano che venga usato questo termine solo per i nordamericani. Questi sono chiamati colloquialmente “gringos” (un termine che in origine denotava disprezzo ma che oggi ha quasi perso ogni accezione negativa).

La religione ha, in generale, un ruolo fondamentale nella vita di tutti i messicani e pone regole molto marcate. Temi come l’aborto, il sesso prima del matrimonio o l’emancipazione femminile sono ancora fortemente controversi, e causano accesi dibattiti tra anziani e giovani, ma anche tra coetanei di famiglie di diversa estrazione sociale.

Tuttavia, la religione cattolica è cambiata molto da quando i conquistadores la portarono in Messico oltre 400 anni fa. Ad esempio, a Maria sono stati dati nuovi nomi, primo tra tutti “Virgen de Guadalupe”, a seguito di un’apparizione avvenuta in Messico nel 1531. La Virgen de Guadalupe è patrona di tutti i popoli ispanici ed è importantissima in America Latina. 

Un’occasione speciale: il Giorno dei Morti

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Feste di origine pagana sono diventate religiose, e viceversa. L’esempio più famoso è il “Día de los Muertos”, in cui i messicani ricordano con altari, cibo e feste i parenti defunti. I vivi cucinano i cibi preferiti dei parenti scomparsi, riempiono gli altari di fiori colorati e in alcune zone del Paese le famiglie al completo si recano nei cimiteri. Qui passano la notte mangiando, bevendo, cantando e ballando; celebrando i morti con allegria e con rispetto, considerandoli ancora una parte della famiglia. Il cibo posto sugli altari non si mangia, perché si crede che gli spiriti dei morti vengano di notte a gustare le pietanze, e che queste la mattina dopo siano quindi prive di sapore. La leggerezza d’animo con la quale viene affrontato il tema della morte è caratteristica di questo paese, quando invece in altre culture è trattato quasi come un tabù.

Tradizioni laiche invece sono il “Día de la Indipendencia” che assume grande importanza per il forte amore per la patria che caratterizza i messicani, o festività importate dai vicini Stati Uniti, per i quali i messicani provano un misto di disprezzo e ammirazione, quali il Thanksgiving o, veramente molto celebrati, il giorno della mamma, del papà o del bambino. Anche l’inno alla bandiera messicana è molto importante in tutte le scuole del Paese fino alla prima media, ogni lunedì mattina gli studenti si riuniscono per cantare l’inno e fare il saluto alla bandiera.

Questa popolazione così legata alle proprie origini, che allo stesso tempo aspira alle mode occidentali, si trova combattuta tra la spiritualità dei popoli autoctoni ed il doloroso realismo delle vite di tutti i giorni. Due sentimenti contrastanti e opposti, che danno vita alle innumerevoli visioni e credenze, alla convivenza sofferta e gioiosa, agli scontri e alla felicità che caratterizza la vita dei messicani, le loro tradizioni e festività.

Greta Murgia


Tradizioni, festività, riti è il secondo articolo della rubrica Il mio Messico di Greta Murgia. Si ringrazia l’autrice per la gentile concessione delle immagini.

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