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Tenet – L’ennesima prova del genio di Nolan

Tenet

È passato qualche tempo dall’uscita dell’articolo sulla trama di Tenet, l’ultimo film di Christopher Nolan, e la testa ormai non vi dovrebbe girare più di tanto. Spero, almeno.

Oggi affronteremo un tema più leggero legato alla pellicola, muovendoci tra curiosità, teorie e incongruenze per arrivare a uno dei momenti più attesi dagli appassionati di cinema “dietro la macchina da presa”, il commento tecnico.


[Questo articolo contiene SPOILER, leggilo solo dopo aver visto il film]

Teorie

Il salvataggio all’Opera di Kiev

Tenet-13
Robert Pattinson e John David Washington nei panni di Neil e del Protagonista.

Ormai lo abbiamo capito, a salvare il protagonista al Teatro dell’Opera di Kiev è stato proprio Neil. L’indizio dato dal laccio rosso attaccato allo zaino non lascia alcun dubbio. Ora resta solo una domanda: come è riuscito a farlo?

In teoria l’attentato di Kiev e la battaglia a STALSK-12 avvengono lo stesso giorno; ma nelle due scene compaiono entrambi i personaggi che abbiamo identificato come Neil, praticamente in contemporanea, e vestiti anche in modi diversi.

Nel film questo punto non viene spiegato, ma possiamo azzardare due ipotesi.

  1. La prima prevede che Neil sia in qualche modo riuscito a raggiungere in elicottero il teatro insieme agli altri agenti della squadra blu di Tenet prima dell’inizio della battaglia a STALSK-12 e che sia sceso giusto in tempo per salvare il Protagonista;
  2. La seconda, invece, considera il fatto che Neil sia andato in un primo momento a Kiev e poi, più tardi, a STALSK-12. Ricordiamoci che è Neil il primo a lasciare la nave, rispetto al Protagonista e a Kat.

Questa seconda teoria assume ancora più senso se prendiamo in considerazione il fuso orario di Kiev, di quattro ore più indietro rispetto a quello della Siberia (dove si trova STALSK-12). Di conseguenza Neil, se si fosse spostato in elicottero, avrebbe avuto tempo sufficiente sia per salvare il Protagonista a Kiev che per dirigersi, subito dopo, sul campo di battaglia.

Il fuso orario del Vietnam, invece, è esattamente lo stesso della Siberia; e questo spiegherebbe perfettamente come i fatti di STALSK-12 avvengano in simultanea alla scena finale sullo yacht, quando Sator parla al telefono con il Protagonista, che si trova proprio in Siberia. Mistero risolto.

Il ruolo di Sator

Kenneth Branagh nei panni di Andrei Sator.

Andrei Sator, il grande “antagonista” di Tenet, nel corso del film dimostra di conoscere la frase in codice

– Viviamo in un mondo crepuscolare; – Niente amici al tramonto.

Tenet

Questo dettaglio ci permette di ipotizzare che l’intera missione di Tenet sia stata creata proprio per cercare di fermare Sator, primo fidato agente che ha tradito l’organizzazione per cedere alla sete di denaro e potere. Nessuno confermerà o negherà questa teoria, valutatela voi e fateci sapere cosa ne pensate.

La vera storia del dipinto di Goya

Elizabeth Debicki nei panni di Katherine “Kat” Burton.

Avete presente il falso dipinto di Francisco Goya che Andrei Sator utilizza per tenere sotto controllo e ricattare la moglie Kat? Sul momento, durante la visione del film, la scoperta che l’opera non è andata perduta nell’incendio dell’aeroporto di Oslo e che gli sforzi del Protagonista sono stati vani ci ha colpito e stupito. Nessuno di noi se lo aspettava. Ma, effettivamente, come ha fatto Sator a “prevedere” il futuro e sottrarlo dal Freeport in tempo?

La soluzione non può essere che la più semplice.

Dopo l’incidente nell’aeroporto, l’uomo deve aver messo in atto un’inversione temporale e “essere tornato nel passato”. Così avrebbe potuto togliere il dipinto in tempo senza destare sospetti e vanificare questa parte della missione del Protagonista e di Neil. Gran perdita di tempo, sicuramente, ma probabile.

Neil + Max = Maximilien?

Robert Pattinson nei panni di Neil.

Un’altra recente teoria prevede che Neil non si chiami davvero Neil. O meglio, che Neil sia solo un diminutivo per un nome più lungo, come ad esempio Maximilien. E il figlio di Kat non si chiama forse Max?

Invertendo le lettere del nome “Neil” otteniamo “Lien”, seconda parte di Max-imi-Lien, con in mezzo la sequenza “IMI” che, oltre ad essere palindroma, con un po’ di fantasia si potrebbe interpretare come I’m (io sono), da entrambi i sensi. Da una parte “Max, io sono Neil”, dall’altra “Neil, io sono Max”.

Curiosità

Il quadrato di SATOR

Quadrato del Sator (Wikipedia).

SATOR – AREPO – TENET – OPERA – ROTAS

Quadrato del Sator

Vi ricordano qualcosa questi nomi?

Il Quadrato del Sator è un misterioso quadrato realmente esistente, una ricorrente iscrizione latina che recita queste cinque parole: “SATOR”, “AREPO”, “TENET”, “OPERA”, “ROTAS”; le prime e le ultime due sono bifronte (hanno senso da entrambi i sensi, formando parole diverse: Sator-Rotas / Arepo-Opera) mentre quella centrale, Tenet, è palindroma, identica da qualsiasi lato la si legga, in modo dritto o “invertito”.

Nolan si è ispirato a questo quadrato per alcuni nomi presenti nel film e:

  • SATOR è il cognome dell’oligarca russo, Andrei Sator, antagonista del film;
  • ROTAS è il nome dell’azienda di Sator che gestisce il Freeport di Oslo;
  • AREPO è il nome dell’artista che ha realizzato il falso dipinto di Goya usato da Sator per ricattare Kat;
  • OPERA potrebbe essere sia il Teatro dell’Opera di Kiev ma anche il falso dipinto di Goya;
  • TENET è il titolo del film, probabilmente scelto da Nolan perché palindromo come la pellicola stessa, che si apre e chiude con i fatti di Tallinn.

Le cinque parole poi, unite, formano la frase “Sator arepo tenet opera rotas” (anch’essa palindroma).

Le interpretazioni che le sono state date sono molteplici, di origine cristiana o pagana, e alcune sono affini agli eventi del film, come ad esempio “L’uomo decide le sue azioni quotidiane, ma Dio decide il suo destino” poiché Sator nel film si paragona a Dio e vuole decidere il futuro del mondo. Con un po’ di fantasia (e storpiando le declinazioni latine) si può anche arrivare alla frase “Sator tiene (tenet) l’Opera di Arepo nella Rotas”.

Il numero 10

Un altro interessante easter egg presente nel titolo del film è il numero 10.

Tenet è la terza persona singolare dell’indicativo presente del verbo latino Teneo, ma anche un sostantivo inglese traducibile come “principio cardine” e, soprattutto, la somma di due Ten (10 in inglese).

Troviamo questo dettaglio durante la battaglia finale: le due squadre di Tenet (la rossa che agisce sulla linea temporale classica e la blu che agisce sulla linea temporale invertita) per fare la manovra a tenaglia temporale hanno dieci minuti, che per la squadra rossa vanno da 10.00 a 00.00 e per la blu al contrario). Inoltre, sono dieci i secondi di preavviso che il personale del Freeport di Oslo ha per mettersi in salvo prima che venga liberato il gas antincendio.

11 settembre

Una parte della missione all’aeroporto di Oslo prevede lo schianto di un aereo Boeing 747 contro un edificio a forma di pentagono. La scena, ovviamente, ne richiama un’altra, purtroppo realmente accaduta: l’attentato contro il Pentagono, avvenuto l’11 settembre 2001, in contemporanea con quello alle Torri Gemelle.

Sapete come si chiama l’uomo che più di tutti aveva cercato di mettere in guardia gli Stati Uniti riguardo a possibili attentati terroristici, senza però essere mai stato ascoltato dalla Casa Bianca? George John Tenet. Capo della CIA dal 1997 al 2004.

Il paradosso del nonno

Parliamo del più famoso paradosso riguardante i viaggi nel tempo: “Se torno nel passato e uccido mio nonno prima che possa conoscere mia nonna, mio padre non nascerebbe – e di conseguenza neanche io -; quindi non potrebbe avvenire neanche il mio viaggio nel tempo… Come avrei potuto farlo e uccidere mio nonno?”

Sono state trovate molte risposte a questa domanda, ovviamente tutte senza alcuna prova reale:

  • Il Paradosso del nonno non è una contraddizione perché ogni interferenza col passato ha conseguenze solo in un universo parallelo (Teoria del Multiverso);
  • Il viaggio nel tempo è possibile ma non permette di modificare il corso della storia: se anche uccidessi mio nonno l’errore resterebbe “sconosciuto” e non provocherebbe alcun cambiamento;
  • Nel dubbio, la soluzione più chiara è quella ipotizzata dal fisico Stephen Hawking, secondo il quale il viaggio nel passato sarebbe impossibile per motivi a noi sconosciuti (Congettura di protezione cronologica).

Viviamo in un mondo crepuscolare… Niente amici al tramonto

Le due frasi in codice utilizzate dagli agenti di Tenet sono sicuramente destinate a restare nelle menti degli spettatori, un po’ come il “Valar Morghulis” – “Valar Dohaeris” per i fan del Trono di Spade.

Ma hanno anche un significato particolare all’interno del film.

  • Viviamo in un mondo crepuscolare: il presente vede un mondo al crepuscolo che sta per sprofondare nell’oblio poiché dal futuro sono arrivate notizie poco incoraggianti secondo le quali il mondo sarebbe arrivato alla fine per colpa degli esseri umani.

Mi ricorda qualcosa… E a voi?

  • Niente amici al tramonto: 1) secondo la prima e anche la più probabile ipotesi, potrebbe essere che persone nel futuro vogliono distruggere il passato e che per questo al tramonto del mondo non ci sarebbe alcun amico; 2) ma potrebbe anche essere un riferimento ai momenti ricorrenti nel film in cui chi sa troppo riguardo la missione di Tenet alla fine debba morire pur di proteggerne il segreto.
Il Protagonista e Neil nel Freeport di Oslo.

Incongruenze

Il grado di conoscenza di Neil

Ci sono momenti in cui Neil sembra essere a conoscenza di tutto ed altri in cui sembra non capire niente; ok che “la prima regola è mentire” o che comunque bisogna tenere le cose più segrete possibili però neanche complicarsi troppo la vita…

Incapsulamento

Il Protagonista all’Opera di Kiev dice di non aver mai visto un incapsulamento come quello ma ripete la stessa cosa a Tallinn quando prende in mano lo stesso oggetto… com’è possibile? Dovrebbe ricordarsi di Kiev.

Le combinazioni per il Freeport

Come fanno il Protagonista e Neil a sapere tutte le combinazioni del Freeport di Oslo? Certo, Neil è andato in avanscoperta però in quel momento la guardia non apre tutte quelle porte.

Commento Tecnico di Alessandro Leo

Parliamo di un film di un livello tecnico molto alto, ma non serve che sia io a dirvelo, basta guardare il film una volta per capire quanto i 205 milioni di dollari del budget siano stati spesi bene.

Ovviamente, come in tutte le cose, ci sono molti punti di forza e alcuni punti di debolezza.

Punti di forza

  • La cosa che funziona di più è proprio Christopher Nolan, con la sua capacità di creare prodotti che facciano esplodere il cervello degli spettatori, creando attesa prima dell’uscita del film e grandi dibattiti dopo la visione. C’è una regola non scritta nel cinema che recita “se un film riesce a far parlare di sé ha vinto”, e in questo Nolan è il numero uno.
  • A livello tecnico funziona molto bene l’azione, che tiene lo spettatore incollato allo schermo, grazie anche alle inquadrature, agli ottimi movimenti di macchina, agli effetti speciali, alle musiche (in particolare quella in sottofondo alla missione all’Opera di Kiev) e all’ottimo lavoro interpretativo e di svolgimento delle scene di combattimento fatto dagli attori protagonisti.
Tenet Soundtrack, di Ludwig Göransson.
  • Mi è piaciuto molto John David Washington nei panni del Protagonista, ma la performance che ho apprezzato di più è stata quella di un Robert Pattinson, ormai definitivamente libero dall’ombra di Edward Cullen e Cedric Diggory. Tutti gli altri attori sono molto bravi, ma niente di indimenticabile. In più c’è Michael Caine, in una scena, ma lui gioca in un campionato a parte.
  • Ho visto il film anche nella versione doppiata in italiano e posso dire che è stato fatto un ottimo lavoro, ma per questo l’Italia è quasi sempre una certezza.
  • Un’altra cosa che funziona è lo schema tipico del film d’azione – semplice ma sempre efficace -, che affonda le sue radici negli archetipi della letteratura classica e che viene genericamente definito “Il viaggio dell’eroe“:

Eroe – Antagonista – Missione – Enigmi – Aiutante – Lady da salvare – Mondo da salvare – Amore tra Eroe e Lady – Aiutante che si sacrifica – Vittoria dell’eroe – Salvataggio della Lady – Salvataggio del mondo.

  • Ho apprezzato molto anche la post-produzione video, in particolare il lavoro sulla color che contribuisce all’ottimo risultato della fotografia, già bellissima di suo, a mio avviso la cosa migliore del film.
  • Per quanto riguarda il montaggio, l’ho trovato ottimo dal punto di vista tecnico, incalzante e perfetto nei tempi di un film d’azione. Tuttavia è un po’ confuso a livello di scelte, dato che più volte porta lo spettatore fuori strada facendo pensare che il significato di alcune situazioni sia uno piuttosto che un altro; cosa che vale ancor di più per sceneggiatura e copione.

In sintesi: una storia semplice raccontata e mostrata in modo molto complesso ed a tratti incomprensibile, difficilmente apprezzabile ai livelli di Inception o Interstellar.

Punti di debolezza

  • Se la complicatezza dei prodotti nolaniani è spesso un punto a loro favore, in Tenet rappresenta anche un grosso limite perché in genere uno spettatore medio che esce dalla sala senza aver capito il film, automaticamente tende a non apprezzarlo molto; Nolan è sempre stato molto enigmatico nei suoi prodotti ma in quest’ultimo si è proprio sbizzarrito, forse anche troppo.
  • Ad eccezione della soundtrack, non mi è piaciuto molto l’audio, che ho trovato molto disturbante e, a volte, insensato ed esagerato (ad esempio, quando fanno a pugni il suono è totalmente finto, si capisce che si tratta di un effetto sonoro; oppure, quando alcuni oggetti vengono appoggiati su delle superfici, il suono è molto più forte di quello che in realtà dovrebbe essere). L’audio di un film è importante tanto quanto il video, se non di più. Qualche errore di montaggio video o un’inquadratura un po’ forzata possono passare inosservati, mentre di un audio disturbante si accorgono tutti.

Tenet è un film che ci intrattiene per due ore e mezza, ci emoziona, ci fa stare col cuore in gola mentre facciamo il tifo per il Protagonista e il suo team; ci confonde, ci mette in difficoltà e soprattutto ci fa capire quanto sia bello il cinema, un’arte che permette di pensare, di viaggiare con la mente e con la fantasia e, nel frattempo, di imparare tanto a livello nozionistico quanto a livello umano. E in questo film di cose da imparare sul valore della vita ce ne sono tante.

Ci vediamo al prossimo commento che, prometto, sarà più breve. Un abbraccio a tutti i lettori di Giovani Reporter.

Alessandro Leo

(In copertina la locandina di Tenet, di Christopher Nolan)

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