Politica

Joe Biden Presidente degli Stati Uniti – 5 considerazioni sul voto americano

Joe Biden

È ancora impossibile fare un bilancio definitivo sulle elezioni americane di quest’anno. Quello che sappiamo con certezza ormai assoluta è che Joe Biden sarà il prossimo presidente degli Stati Uniti.

Nonostante siano passati diversi giorni, però, ci sono ancora alcuni Stati in cui non è stato proclamato un vincitore e alcuni seggi delle due camere che non sono stati assegnati. E poi c’è l’ostruzionismo del presidente uscente che, pur abbandonato dalla maggioranza del suo partito, rifiuta di riconoscere i risultati e promette di dare battaglia almeno fino al giorno dell’inaugurazione.

Anche se i risultati di cui disponiamo sono provvisori, abbiamo comunque abbastanza dati per trarre cinque importanti considerazioni di cui dovremo tener conto per i prossimi anni.

1. Vittoria stretta

I democratici hanno vinto e Joe Biden è stato eletto presidente degli Stati Uniti ma l’entità della sua vittoria non è stata molto in linea con le aspettative. La nostra percezione, avvalorato da sondaggi estremamente ingenerosi verso di lui, ci lasciava supporre che Donald Trump sarebbe uscito da queste elezioni in modo estremamente indecoroso per un presidente uscente.

Secondo alcune previsioni Biden avrebbe conquistato il voto di oltre 400 grandi elettori e non solo la Florida, ma perfino Stati come il Texas sarebbero divenuti contendibili. La “valanga” blu, invece, non si è vista e le chance dei candidati sono rimaste in bilico per tutta la notte, tanto che per qualche ora è sembrato quasi che la storica rimonta repubblicana di quattro anni fa si stesse verificando di nuovo.

2. Affluenza record

Il numero dei voti espressi è stato il più alto di sempre e si calcola che l’affluenza abbia raggiunto il livello più alto degli ultimi 120 anni. I flussi elettorali, però, non sono andati tutti nella stessa direzione. Così come i democratici fatto un uso del voto postale con numeri mai visti prima, i repubblicani, più legati alla forma di voto tradizionale, si sono presentati in massa alle urne.

La conseguenza è che Biden e Trump sono stati rispettivamente il democratico e il repubblicano più votati nella storia americana. E i 10 milioni di voti guadagnati significano che, a differenza di quanto ipotizzato nel 2016, l’elevato consenso di Trump non è dovuto solo al voto di protesta ma piuttosto alla sua reale capacità di parlare a una larga fascia dell’elettorato che non si sente rappresentata da nessuno.

3. Ha vinto Biden o ha perso Trump?

Se in questi giorni di Biden si è parlato molto meno che di Trump c’è un motivo ben preciso: le elezioni del 3 novembre sono state in realtà un referendum su quest’ultimo. Come testimonia un sondaggio di Morning Consult, quasi la metà degli elettori democratici ha votato contro Trump anziché a favore di Biden. Percentuale che si riduce a un quarto nel campo repubblicano.

Questo perché, mentre i democratici si concentravano sul ritorno alla normalità e al buon costume, quello di Trump è rimasto il messaggio più propositivo e di rottura dei due. Se non fosse stato per la catastrofica gestione della pandemia, dunque, è molto difficile pensare che la “restaurazione” di Biden avrebbe potuto avere un grande successo.

Il 44% degli elettori di Biden ha votato contro Trump, solo il 22% degli elettori di Trump ha votato contro Biden.

4. Senato conteso

È ancora presto per dirlo perché ci sono ancora quattro seggi da assegnare, due dei quali andranno al ballottaggio il 5 gennaio. Se però Biden dovesse ritrovarsi fin da subito senza maggioranza in Senato la sua azione di governo sarebbe fortemente compromessa. Il periodo storico in cui viviamo richiede personalità capaci di imporsi con fermezza, di portare aventi un disegno preciso e di prendere decisioni radicali, tutte qualità che il nuovo presidente di sicuro non possiede.

Con l’handicap al Senato, quindi, ci sarebbero tutte le condizioni perché “Sleepy Joe” passi alla storia come un presidente debole e irrisoluto, aprendo la strada, finita l’emergenza, a una nuova affermazione trumpiana.

5. Attenzione ai progressisti

Anche se in mezzo al clamore della corsa presidenziale sono passate in sordina, ci sono già delle buone notizie anche per i progressisti. L’ala sinistra del partito, un tempo rappresentata alle camere dal solo Bernie Sanders, ha visto riconfermate le sue elette del 2016 e si è arricchita di nuovi preziosi membri.

Allo stesso tempo, i referendum che si sono tenuti parallelamente in alcuni Stati hanno regalato risultati incoraggianti per la sinistra. La Florida è l’ottavo Stato ad alzare il salario minimo a 15 dollari l’ora, mentre l’Arizona ha scelto di aumentare le tasse ai più ricchi per destinarne i fondi ricavati all’istruzione pubblica. Inoltre Montana, Arizona, New Jersey e South Dakota hanno votato per legalizzare il consumo di marijuana.

Come se non bastasse, secondo un sondaggio di Fox il 72% degli americani è favorevole a un sistema di sanità pubblica. Il popolo progressista esiste eccome e, a partire da adesso, né il Partito Democratico né il presidente Joe Biden possono più dare per scontato il suo appoggio.

Per adottare un modello di sanità pubblica: 72% a favore e 29% contro.

Federico Speme

(In copertina Joe Biden e Donald Trump)

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