Cultura

Scrivere, un mestiere per tutti (o forse no) – Self Publishing ed EAP

Scrivere

Fare lo scrittore e soprattutto vivere di scrittura è da sempre il sogno di molti; per questo al giorno d’oggi si assiste sempre di più ad un fenomeno alquanto interessante e sempre più in crescita: il self publishing.


Il Self Publishing non è una pratica recente, basti ricordare che autori noti come Italo Svevo o Carlo Emilio Gadda hanno inizialmente pagato per vedere pubblicate le loro opere. Tuttavia, l’avvento di internet e di servizi di autopubblicazione come quello offerto da Amazon, hanno alimentato il mito del successo, permettendo ai propri utenti di definirsi autori.

Il mito del successo

Si stima che in Italia siano 27.000 gli autori che si sono autopubblicati negli ultimi anni, nella speranza di riscuotere successo. Questo “mito” non è circoscritto solo al mondo della scrittura ma si estende a tutti i campi dello spettacolo e dell’arte. I social, in primo luogo, fanno credere che il successo riservato a pochi, abili personaggi, sia accessibile a tutti; basti pensare agli youtuber da milioni di folllower.

L’arte della scrittura non è estranea da questo fenomeno illusorio. Dando un’occhiata ai numerosi gruppi di scrittori emergenti presenti su Internet, ci si rende conto che sono migliaia le persone disposte a spendere anche cifre importanti pur di vedere il proprio sogno realizzato.

Nel migliore dei casi l’autore spende poco o nulla, grazie a servizi gratuiti messi a disposizione da aziende di e-commerce come Amazon. Ciò si traduce spesso in una vendita e in un profitto limitati. Questi servizi infatti non promuovono l’autore e non hanno alcun interesse nei confronti suoi e della sua opera, in quanto egli è solo uno dei tanti utenti. Data l’assenza di figure professionali come editor, correttori di bozze o grafici, il prodotto finale risulta avere molti difetti stilistici, come ad esempio un’immagine di copertina scaricata da un sito di immagini gratuite o un’impaginazione non adatta.

Quindi perché farlo? Per mera soddisfazione personale? Forse, ma questo non basta a ritenersi scrittori. In poco tempo, terminati amici e famigliari a cui rifilare il proprio libro, esso non potrà che finire, inesorabilmente, nel dimenticatoio.

Questa pratica ha però una conseguenza importante: intasa il mercato. In una realtà dove già di per sé emergere è molto difficile, la concorrenza di titoli dalla dubbia qualità peggiora la situazione per i pochi prodotti validi.

Gli EAP

Nel peggiore dei casi l’autore, felicissimo di aver trovato un editore disposto a pubblicarlo, si troverà di fronte ad un’amara verità: gli EAP.

Gli EAP (editori a pagamento) rappresentano quelle realtà editoriali che guadagnano stampando un certo numero di copie (spesso attorno alle centinaia) e spedendole all’autore che dovrà poi rivenderle autonomamente. L’editore risulta quindi del tutto assente nel promuovere autore e opera negli ambienti adatti, svolgendo solamente il servizio di stampa. In poche parole, si guadagna sull’illusione di malcapitati, inesperti ed autoproclamati scrittori.

È chiaro che si tratta di una mossa svantaggiosa ma sono in molti a cadere nella trappola. Navigando in rete, non è difficile imbattersi in romanzi di vario genere dall’esiguo valore letterario e spesso utili solo come carta da macero o peggio ancora, in persone alla disperata ricerca di clienti a cui vendere una delle centinaia di copie rimaste negli scatoloni in qualche buia cantina.

Tutti possono fare tutto

Internet, i social e tutto ciò che ruota intorno a questo mondo ci hanno radicalmente cambiati, imponendoci un determinato modo di fare e di pensare. Molti, giovani e non solo, sono convinti che per raggiungere il successo sia sufficiente avere uno smartphone, aprire un account su un social (da YouTube a Instagram, fino al recentissimo TikTok) e postare qualsiasi cosa: video divertenti, di gaming, foto virali e tanto altro.

Questo pensiero coinvolge ormai tutto. Se un tempo, per definirsi artisti bisognava prima aver concluso determinati percorsi di formazione e ottenuto dei riconoscimenti, oggi basta autoproclamarsi tali. L’arte, compresa ma non solo quella di scrivere, è alla portata di tutti, o almeno così si crede. Nulla di più sbagliato, che spesso porta ad una svalutazione dell’arte, impoverendola in modo sostanzioso.

Nonostante tutto è sacrosanto provarci, con i giusti mezzi e con dedizione sperando che qualcuno con le competenze necessarie investa sul tuo prodotto. Se ciò non dovesse succedere, cadere nelle trappole finora discusse, non è affatto la scelta migliore. Dopo l’ennesimo rifiuto forse sarebbe opportuno riflettere sulle proprie qualità artistiche e, all’occorrenza, rinunciare a un percorso di questo tipo. Forse l’arte non è alla portata di tutti.

Jon Mucogllava

(In copertina Florian Klauer da Unsplash)


Per approfondire, l’intervista a Mariapia Ciaghi, della casa editrice Il Sextante, a cura di Jon Mucogllava:

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