“Pensavo che non mi avreste mai preso” ha esordito Lucio Sacco, il 41 enne di Fasano affiliato alla Sacra Corona Unita e catturato dalle Forze dell’Ordine la scorsa settimana. Dopo mesi di ricerche, il latitante ha terminato la sua fuga a Cisternino, in provincia di Brindisi.
La fine di una fuga
L’arresto dell’affiliato alla Sacra Corona Unita Lucio Sacco, avvenuto la scorsa settimana in un hotel di Cisternino, è soltanto l’epilogo di una storia molto lunga. Infatti l’uomo già nel 2011, all’età di 32 anni, rimase impresso nella memoria delle Forze dell’Ordine per aver posto resistenza durante un fermo dei carabinieri; costrinse addirittura i militari a ricorrere a cure mediche. Nel 2019 si fece notare dall’Arma per possesso di arma da fuoco con la quale sparò diversi colpi verso la casa della ex.
I precedenti non sono dei migliori: atti persecutori, porto abusivo di armi, associazione di tipo mafioso, estorsione, rapina e spaccio di sostanze stupefacenti. Proprio quest’ultimo reato ha costretto Lucio Sacco a una latitanza di quasi tre mesi.
La cattura
L’11 luglio di quest’anno ha fatto perdere le sue tracce quando, dopo un arresto per spaccio di droga, è fuggito da una clinica nella quale stava scontando gli arresti domiciliari.
La Corte d’Appello di Lecce non ha tardato poi a dichiarare lo stato di latitanza del sacrista. Si nascondeva da più di tre mesi con una tattica ben precisa: spostarsi ogni 2-3 giorni in luoghi diversi con l’aiuto dei fiancheggiatori di fiducia, senza mai allontanarsi dalla provincia di Brindisi.
Per trovarlo, i Carabinieri hanno seguito gli spostamenti di chi gli portava i pasti. Così, il 21 ottobre è stato facilmente rintracciato in un hotel nel paese di Cisternino. Al titolare dell’immobile aveva fornito delle false credenziali, e al momento dell’arresto ha provato, inutilmente, a fuggire dalla finestra.
Antonio Mazzotta
(In copertina Andrea Ferrario da Unsplash)

