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Moda e Ambiente – Intervista a Niccolò Cipriani (Rifò Lab) [Dieci anni sostenibili]

Rifò Lab

All’interno del ciclo di articoli “Dieci anni sostenibili“, abbiamo intervistato Niccolò Cipriani, creatore di Rifò Lab, un marchio che produce maglie, giacche, maglioni e altri accessori con tessuti rigenerati e rigenerabili.


Dopo l’alimentazione, uno degli aspetti che influisce di più sul nostro impatto ambientale è quello degli acquisti. Nel paese capitale della moda nel mondo, è inevitabile che vestiti e abbigliamento in generale abbiano un grande peso.

La moda, intesa come concetto astratto, coinvolge tanti ambiti, non sono quello degli abiti, che si ricollegano ad un sistema capitalistico dei consumi. Possiamo citare i gioielli o simili accessori, strettamente collegati, la cui produzione comporta un grosso sfruttamento di risorse naturali – per l’estrazione dei metalli e delle plastiche che li compongono -; e di capitale umano – per via dei minatori che compiono questo lavoro nei paesi in via di sviluppo. Un altro esempio può essere il make up, la cui creazione comporta sia i soprusi sopra citati che l’incredibile spreco legato alle loro confezioni e all’acquisto spropositato, visto che molti vengono acquistati o regalati per finire a prendere polvere sui mobiletti del bagno.

Potremmo anche parlare del costo che la moda capitalistica, supportata da pubblicità idilliache e  un desiderio di uniformità, ha sulla nostra salute mentale e la nostra autostima (questo, però, meriterebbe un intero articolo a parte).

Penso sia nota a tutti come si basi principalmente sul concetto di scarsa durata, in modo da spingerci a comprare grossi blocchi di abiti e accessori di scarsa qualità. Inoltre, questi sono talmente poco costosi, nonostante il prezzo in vite umane e risorse terrene usate per crearli, che non conviene ripararli quando si rompono, portando alla progressiva scomparsa di numerose professioni, come ad esempio quella del calzolaio.

Tuttavia stanno nascendo sempre più compagnie di moda etica e sostenibile, che offrono una valida alternativa a chi si vuole avvicinare, passo dopo passo, ad un nuovo stile di vita. Abbiamo avuto la fortuna di intervistare Niccolò Cipriani, il creatore di Rifò Lab, un marchio che produce maglie, giacche, maglioni e altri accessori con tessuti rigenerati e rigenerabili. Ci ha raccontato della sua azienda e ci ha illustrato meglio il mondo dell’abbigliamento sostenibile.

Alice Buselli

Logo di Rifò Lab.

Innanzitutto le chiedo di presentarsi e di raccontare la sua attività.

Allora, mi chiamo Niccolò e da tre anni ho fondato il brand Rifò, che si occupa di rigenerazione di fibre tessili. Ci coordiniamo con dei produttori, che si chiamano Cenciaioli, esperti nel trasformare i vecchi tessuti e gli scarti industriali in nuova fibra prima e in nuovo filato poi, che dopo noi adoperiamo per la nostra collezione di abbigliamento.

Come scegliete i materiali che adoperate e perché?

Principalmente in base a ciò che si può fare con essi e all’impatto che hanno sull’ambiente. Per esempio, noi di Rifò Lab usiamo molto spesso il cashmere rigenerato perché ha una minore impronta ambientale rispetto a quello vergine, oltre che un vantaggio in termini di costo.

Negli ultimi anni si è parlato varie volte di sfruttamento dei lavoratori nelle industrie di fast fashion. Voi come fate a garantire che, in ogni passo della vostra produzione, i dipendenti siano pagati e trattati in modo equo?

Riusciamo a controllare tutti i giorni le lavorazioni che seguiamo, siamo sempre lì a “rompergli le scatole”; per questo siamo sicuri che vada tutto bene.

Quali criteri deve avere un tessuto per essere considerato sostenibile?

Sicuramente deve consumare poca acqua, essere realizzato con pochi coloranti e prodotti chimici, evitando soprattutto quelli più pericolosi, poi deve avere ridotte emissioni di CO2, anche durante il trasporto, e di energia. Perciò direi che si debba considerare l’impatto totale.

Generalmente si può dire che i tessuti si dividono in due grandi categorie: i tessuti naturali, come cotone o lana, e quelli sintetici. Quali sono le differenze, anche se si tratta di fibre riciclate?

Anche le fibre riciclate mantengono bene o male le stesse proprietà di quelle originali. La differenza principale è che le fibre naturali, proprio perché tali, hanno proprietà che quelle sintetiche fanno fatica a riprodurre, come la traspirabilità, l’isotermia e la facilità nel riciclo. I tessuti sintetici invece sono rigenerabili all’infinito, in teoria, e costano pochissimo.

Quale pensa che sia il tessuto con l’impatto ambientale minore?

Parlando di quelli che usiamo noi, il cashmere rigenerato.

Riprendendo a parlare di tessuti naturali, so che esistono sia quelli certificati biologici che non. Quali sono le differenze?

Direi, soprattutto per quanto riguarda il cotone, l’uso di pesticidi e fertilizzanti nella coltivazione della pianta. In quello biologico vi è un risparmio sia di acqua che di prodotti chimici.

Una questione che si è sollevata nel mondo della sostenibilità è quella legata alle microplastiche, delle piccole particelle che si “sprigionano” dai materiali plastici e finiscono in acqua. Cosa può fare una persona per evitare che si liberino dai vestiti?

Secondo me la migliore soluzione disponibile sul mercato sono borse da lavatrice come quelle della Guppyfriend, che trattengono le microplastiche, evitando che finiscano nelle acque, e permettono di buttarle nella spazzatura, una volta che si sono accumulate all’interno.

Quando uno si avvicina ad uno stile di vita più sostenibile, un grande deterrente è il prezzo. Nell’ambito dell’abbigliamento, la differenza di costo tra un prodotto di fast fashion e uno creato in modo etico è alta. Cosa suggerirebbe per risolvere questa questione a chi incontra tali difficoltà?

Indubbiamente non è semplice. Tuttavia non bisogna considerare solo il prezzo come costo: se acquisto una maglia e dopo una stagione si rompe e devo prenderne un’altra, è come se avessi speso dieci euro invece di cinque, quando avrei potuto prenderne una buona a dieci, quindici euro, con la certezza che possa durare molto di più.

Quindi, cosa può fare ciascuno di noi per essere il più sostenibile possibile nell’ambito del vestiario?

Usare i vestiti il più possibile, per me è la cosa più importante.

A cura di Alice Buselli

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