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La rivolta dello sport americano – NBA e Black Lives Matter

NBA Black lives matter

Lodo i giocatori dei Bucks perché hanno preso posizione per ciò in cui credono.

Barack Obama

È così che l’ex presidente americano Barack Obama si rivolge al popolo, schierandosi a favore delle rivolte della comunità afroamericana, che negli ultimi giorni stanno incendiando anche il mondo dello sport statunitense. Tre giorni prima, verso le cinque del pomeriggio, l’agente di polizia Rusten Sheskey aveva sparato sette colpi di pistola nella schiena del giovane afroamericano Jacob Blake. Davanti a questi continui e fin troppo frequenti episodi di discriminazioni razziale nemmeno l’NBA poteva restare a guardare.

Una reazione a catena

Il 26 agosto, poco prima dell’inizio della partita contro gli Orlando Magic, i giocatori dei Milwaukee Bucks dichiarano di non voler disputare l’incontro. La decisione, nata per puro caso negli spogliatoi, coinvolge ben presto anche Lakers e Clippers, che propongono di interrompere l’intero campionato di pallacanestro in segno di protesta.  La decisione viene poi affidata ai vertici dell’associazione sportiva.

Nell’arco della stessa giornata, la tennista giapponese Naomi Osaka, in corsa per il Western & Southern Open degli Stati Uniti, annuncia di non voler partecipare alla semifinale del torneo di Cincinnati. Giustifica così la sua scelta: «Prima di essere un’atleta, sono una donna afroamericana».

L’improvvisa reazione a catena si estende in poche ore dal baseball ai campi da football. E persino il golfista Cameron Champ si schiera dalla parte dei manifestanti. Le sue parole sono dure e dirette: «Il problema è stato ignorato per troppo tempo: la situazione è diventata intollerabile».

Un cambiamento

Ciononostante, nel pomeriggio di giovedì 27 l’escalation di proteste sembra subire un brusco rallentamento. Viene annunciato che le partite di Nba dovrebbero riprendere quello stesso weekend, e Osaka, tornando sui suoi passi, si convince a giocare il match contro la belga Elise Mertens.

Insomma, a ventiquattr’ore dalla scintilla iniziale, questa “rivolta” sportiva pareva ormai a un punto morto. Ma il fatto che sia iniziata non è forse più importante? Non solo lo sport, bensì tutta l’America si è sollevata contro l’odio “di razza”. La situazione è davvero inaccettabile, e come la si può affrontare, se non lottando fianco a fianco?

Il cambiamento deve avvenire. E sento che stiamo andando nella giusta direzione.

Cameron Champ

Michele Garavelli

(In copertina NBA e Black Lives Matter)

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