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Il Decoro, di David Leavitt – Il libro che questo autunno vorrai leggere

Il decoro

Da luglio è disponibile nelle librerie italiane, edito da SEM, il nuovo libro dello scrittore statunitense David Leavitt: Il Decoro (in inglese Shelter in place). Tutt’altro che un semplice romanzo, ha tutte le carte in regola per diventare il libro che vorrete leggere quest’autunno.


L’ambiente del Decoro

Il romanzo è ambientato nel 2016, appena dopo la vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali, e si muove principalmente tra Connecticut, New York e Venezia.

Per capire il libro è necessario considerare la polisemia del termine ambiente. In senso stretto, esso può riferirsi allo spazio concreto in cui i personaggi si muovono – ed è per questo che lo scrittore adopera grande minuzia nella descrizione degli arredi (del resto, decoro significa anche “cura degli interni”). Nel significato più ampio, l’ambiente diviene il contesto, culturale e sociale, in cui i protagonisti sono immersi. Questo gruppo sociale è quello dei lib-dem, l’upper-class americana: quella porzione di popolazione liberale, benestante e anti-Trump.

La vittoria del Presidente degli Stati Uniti è l’evento cardine del libro che si apre con una domanda, chiaramente provocatoria, posta dalla protagonista (Eva) ai suoi ospiti: chi di loro sarebbe disposto a chiedere a Siri (l’assistente vocale dei cellulari Apple) come assassinare Trump?

Nella narrazione, le vite di un gruppo di amici di vecchia data si intrecciano con la realtà storica e politica statunitense nel momento più critico per coloro che, con la disfatta di Hillary Clinton, si sono sentiti crollare il mondo addosso.

Critica all’alta società americana

Il secondo cardine della narrazione è rappresentato da Eva, convinta democratica, che vive il risultato delle presidenziali come un fatto personale e sconcertante al punto di voler comprare casa a Venezia per fuggire da una nazione che non riconosce più.

Nel gesto di Eva si riconosce l’upper-class americana, spaventata dalla figura di Trump (la protagonista si rifiuta di pronunciarne il nome) e dai Repubblicani in ascesa e si cela, nemmeno troppo velatamente, la critica dell’autore verso quei cittadini benestanti terrorizzati da un male per loro intangibile e incapaci di reagire attraverso ideali democratici, ma solo con capricci da abbienti, dimostrandosi non troppo diversi da ciò che più li spaventa.

L’intero sistema di personaggi ruota attorno ad Eva, riunendosi in cene presso le sue abitazioni e partecipando ai suoi dibattiti in cui esprime una costante preoccupazione per la libertà e il futuro dei suoi connazionali, pur non offrendo soluzioni o mettendo in atto gesti solidali.

Attorno al risultato delle presidenziali e alla protagonista si crea un polo narrativo: attraversando gli avvenimenti della vita privata di ogni personaggio, l’elemento costante si ritrova nei due cardini narrativi su cui ognuno subisce una forza attrattiva o di repulsione, magistralmente reso dai dialoghi incalzanti, ironici e mai noiosi di Leavitt.

Casa dolce casa

La risposta di Eva, decisa a trasferirsi a Venezia, sembra impulsiva ed egoistica, quasi a tradire lo spirito liberale e a confermare il vizio delle classi più agiate a crearsi una bolla, una realtà distorta da cui giudicare quella in cui il resto delle persone rimane immersa.

Il tema della “casa” intesa come luogo sicuro è uno dei motivi principali: il libro stesso si basa su un sentimento di paura e disorientamento, dettato dal nuovo clima politico. Lo stesso titolo originale, Shelter in place, rimarca il desiderio di ritrovare un luogo sicuro.

Leavitt riesce a cogliere l’intensità dell’insicurezza che può scaturire da particolari avvenimenti sociali, personali o professionali ma che in ogni caso porta alla ricerca di un luogo in cui sentirsi al sicuro. Non sempre però si tratta di un ambiente fisico, ma di una serie di schemi rassicuranti che per la classe borghese moderna si configurano nel decoro: un rigore morale (spesso fasullo) e una routine di cene private e folli investimenti in beni di lusso.

Il Decoro

Leggere questo libro, scorrevole e spesso divertente, fa inevitabilmente riflettere sull’impatto delle relazioni politiche nella società moderna e ci porta a fare i conti con le nostre debolezze e le paure rappresentate in ogni personaggio.

È inevitabile pensare alle prossime elezioni, interrogandosi non solo sul futuro degli Stati Uniti ma dell’intero sistema democratico e sociale, considerando i moti degli ultimi anni che si sono alternati in ogni continente.

Il romanzo di Leavitt è un ottimo spunto per riflessioni profonde sui membri del fronte anti-Trump (e in generale anti.populista), così decisi di voler deporre il loro nemico da non pensare ad un’alternativa che gli possa succedere; sull’atteggiamento dei lib-dem capaci di indignarsi ma senza reagire attivamente; e infine sui nostri rapporti che stanno perdendo la loro umanità di fronte a imposizioni sociali che accettiamo passivamente.

Il Decoro è il libro che questo autunno vorrete leggere semplicemente perché, per comprendere il presente, talvolta bisogna guardare al passato, ma non come spettatori. Altrimenti, si sa, la storia si ripete.

Sofia Bettari

(In copertina ZHENTAO YU da Unsplash)

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