Cultura

Ciò che Inferno è – 6/8/45, Hiroshima

Bomba atomica Hiroshima

“Sono diventato morte, il distruttore di mondi”: questa frase lapidaria, ripresa dal grande poema epico indiano Mahābhārata, fu pronunciata venti giorni prima del Trinity test dal principale contribuente alla costruzione del primo ordigno nucleare della storia, Julius Robert Oppenheimer.

Egli era dirigente del famigerato progetto Manhattan, che contribuì non solo a cambiare le sorti del secondo conflitto mondiale, ma a mutare la concezione che l’essere umano avrebbe avuto del fare guerra. Gli eventi del 6 e del 9 agosto, infatti, inizialmente liquidati come mali necessari per portare il Giappone alla resa, solo verso gli anni 60 fecero suscitare dubbi di carattere politico, militare ma soprattutto etico in merito all’utilizzo di ordigni atomici.

Ma quali furono gli antefatti al bombardamento? Come reagirono i protagonisti prima e dopo il 6 agosto? Perché gli Stati Uniti decisero di arrivare a tanto?

L’Apocalisse vien dal cielo

Bomba atomica Hiroshima
Il fungo atomico provocato da Little Boy il 6 agosto 1945.

Tutto è iniziato con la conquista dell’isola di Okinawa a largo dell’oceano Pacifico, avvenuta nel luglio del 1945: l’isola divenne la base perfetta per penetrare all’interno della terra del Sol Levante, ma la sua presa costò caro a entrambi gli schieramenti, dato che le perdite furono circa 70.000 unità statunitensi e 150.000 unità (tra civili e militari) giapponesi, e ciò preoccupò gli alti comandi Alleati in vista dell’invasione del Giappone che si sarebbe dovuta svolgere tra il ’45 e il ’46, stimando perdite due o addirittura tre volte superiori a quelle di Okinawa; inoltre c’è da aggiungere che i nipponici non accennavano alcun segno di resa, visto il loro forte patriottismo e l’accesa politica militarista e anti-americana portata avanti dall’imperatore Hirohito

Al netto di ciò si decise di passare a quello che per gli USA era l’asso nella manica, un bombardamento atomico, confidando nel fatto che la nuova arma potesse far perdere le speranze al Giappone e condurlo alla resa definitiva.

I preparativi per l’operazione militare, eseguita dal 509° Gruppo Misto, capeggiato dal comandante  Paul W. Tibbets jr., avvennero nella notte tra il 5 e il 6 agosto sull’isola di Tinian, dove il bombardiere b-29 Enola Gay fu armato della Little Boy, nomignolo ironico dato alla prima bomba che ironizzava sulle dimensioni di quest’ultima. 

La partenza del bombardiere era preceduta dal volo, avvenuto all’1:37 del 6 agosto -orario della costa ovest- di tre aerei meteorologici, i quali avevano il compito di monitorare la situazione meteo nei cieli di Hiroshima: in caso di condizioni avverse, il lancio sarebbe stato da rimandare. Alle 2:45, la torre di controllo della base aerea concesse il permesso di decollo all’Enola Gay, il quale nel giro di poco tempo si portò a quota 1200 m, e nel frattempo il capitano William S. Parsons si appostò nel vano bombe per montare il complesso dispositivo d’accensione: impiegò per fare ciò ben 25 minuti.

Verso le 6:05 il velivolo sorvolò l’isola di Iwo Jima e alle 7:30 Parsons finalmente innescò l’esplosivo: l’operazione entrava nella sua fase più cruciale. Dopo che il B-29 Straight Flush ebbe sorvolato Hiroshima e aver comunicato le condizioni di volo a Tibbets, alle 9:11 il bombardiere Enola Gay si portò sulla rotta di lancio, a quota 9500 m. Quattro minuti e diciassette secondi dopo, Little Boy viene sganciata dall’aereo ed esattamente 43 secondi dopo esplose, radendo al suolo l’intera Hiroshima.

“Non so come si combatterà la Terza Guerra Mondiale,

ma so che la quarta si combatterà con bastoni e pietre”

Albert Einstein

Essere o non essere

Tale evento, che tutt’oggi è una ferita ancora aperta nel cuore della società giapponese, fu descritto dallo scrittore francese Fernand Gigon nel suo Apocalypse de l’atome, in cui pone un magnifico quanto terribile paragone tra l’Apocalisse di Giovanni e gli eventi del 6 agosto: Luce, Calore, Esplosione, Pioggia, Vento furono come angeli che scesi dal cielo portarono morte e distruzione.

Il bombardamento atomico fu celebrato negli USA non solo come atto finale che portò la nazione alla vittoria di un tremendo conflitto che si era protratto per sei lunghi anni, ma fu visto in particolare come simbolo di unità e forza, e come grande traguardo del progresso scientifico statunitense. Ben presto però l’intera umanità si rese conto dell’abominio che era stato partorito e iniziarono a sollevarsi dubbi strategici, politici, militari, e etici che abbiamo citato all’inizio. Questi ultimi nello specifico sono partiti da due eminenti personalità: il generale Leslie Groves, responsabile del Progetto Manhattan, il quale liquidò la questione sostenendo semplicemente che se la bomba atomica non fosse stata utilizzata, lo sbarco in Giappone avrebbe comportato perdite ben più pesanti, e il fisico statunitense Robert Oppenheimer, il quale si ritenne principale responsabile della creazione del più grande orrore mai concepito dall’essere umano, e proprio per questo si rifiutò di progettare anche la Bomba H (all’idrogeno).

Gli spettri di Hiroshima

Bomba atomica Hiroshima
Un’immagine tratta da Gen di Hiroshima.

Durante la Guerra Fredda, il dibattito era sulla bocca di tutti, dagli attivisti politici ai più eminenti scrittori del tempo:ad esempio Robert Jungk parlò di un effetto boomerang di natura fisica e spirituale sostenendo che “le bombe atomiche colpiscono anche chi le usa”. Si può dire con ragionevole certezza che avesse ragione perché questo era il principale pensiero che aleggiava nelle menti delle alte sfere sia dell’URSS che degli USA, e che li ha spinti a desistere nell’utilizzo degli ordigni atomici. Ma questi strumenti di morte riescono a colpire anche i singoli individui così in profondità nel loro animo da poter causare non solo crisi di coscienza, ma addirittura psicosi ed esaurimenti nervosi.

Questo fu il caso dell’ufficiale Claude Eatherly, comandante del B-29 Straight Flush -di cui abbiamo parlato prima- che si sentì talmente responsabile dell’immane numero di morti causati dalla bomba che passò dall’essere eroe di guerra a internato dell’ospedale psichiatrico di Waco: il carteggio tra lui e il filosofo tedesco Gunther Anders mostra non solo un’amicizia di penna nata tra i due grazie alla bomba, ma ci fa comprendere, in primis, come la mente del comandante si sia degradata, osservabile dal linguaggio rude e basilare utilizzato, e poi dell’enorme responsabilità che ha adesso l’uomo per quanto riguarda l’utilizzo della nucleare.

In tempi più recenti sono nate moltissime opere che raccontano della strage di Hiroshima, che trattano soprattutto delle sensazioni e delle impressioni di coloro che hanno vissuto il 6 agosto, che essi fossero giapponesi o statunitensi. Uno dei casi più celebri è il manga Gen di Hiroshima, del mangaka Keiji Nakazawa: la storia racconta di una famiglia del ceto medio giapponese che, durante le fasi conclusive della Seconda Guerra Mondiale, viene costantemente osteggiata e schernita dalla popolazione locale in quanto il capofamiglia è avverso alla politica di Hirohito e al proseguimento del conflitto, presagendo che non sarebbe andata a finire bene per i militari tanto quanto per i civili giapponesi: alla fine tutto ciò che egli prevedeva si realizza proprio il 6 agosto.

L’autore si premura di rappresentare in maniera quanto più realistica possibile i volti tumefatti di quei pochi che sono riusciti a scampare alla morte, ma ai quali spetta sopportare i peggiori dolori causati dal fuoco e dalle ceneri, ma più di tutto delle radiazioni: questi spettri di Hiroshima lasciano un monito per il futuro dell’umanità, alla quale spetta l’arduo compito di preservare i propri popoli da tragedie simili, e impedire che si possa estinguere per un personale egoismo.

Leonardo Bacchelli

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