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Cronaca

La sfida della scuola al Coronavirus

Scuola Coronavirus

La crisi sanitaria globale ha colpito duramente l’istruzione italiana. La nostra scuola oggi deve fronteggiare una situazione inedita, tra mancanze di personale e spazi che non si trovano. Intanto l’incognita di un eventuale rialzo dei contagi mette in discussione il ritorno sui banchi a settembre.


La pandemia di Covid-19 ha cambiato drasticamente ogni aspetto della nostra vita. Dal lavoro allo svago, dai trasporti pubblici alla vita sociale. Inevitabilmente, anche la scuola e l’università si sono dovute adeguare ai tempi che corrono.

Questo è già successo a partire dal 4 marzo scorso, quando sono state chiuse tutte le scuole sul territorio nazionale (in alcune regioni lo erano già da giorni), ed è quindi iniziata la didattica a distanza, per salvare il salvabile in un anno già segnato dal Coronavirus. Se le videolezioni e le piattaforme di e-Learning (Classroom, Edmodo…) sono state l’unica scelta possibile durante il lockdown (se n’è già parlato qui), è opinione unanime tra gli esperti che la DAD non può in alcun modo sostituire il rapporto diretto tra alunni e docente. 

L’Italia, assieme alla Spagna, è l’unico paese europeo a non aver ancora riaperto le scuole: ora che i contagi sono nettamente diminuiti, il ritorno degli studenti tra i banchi non può più attendere. Ma cosa succederà dal 14 settembre, quando finalmente suonerà la campanella?

La scuola al tempo del Covid

Per settimane grande confusione ha regnato sulle modalità di ritorno a scuola. Il Governo, e in particolare i ministri dell’Istruzione, Lucia Azzolina, e dell’università, Gaetano Manfredi, hanno ricevuto numerose critiche per il loro atteggiamento incerto, nonché per alcune proposte tanto vaghe quanto controverse (una su tutte, quella dei divisori in plexiglass). 

Solo pochi giorni fa, dopo un lungo tira e molla in Conferenza Stato-Regioni, sono uscite le linee guida per il rientro scolastico: si prevede, tra le altre cose, lo scaglionamento delle entrate, meno didattica frontale e più laboratori; l’affiancamento con la didattica digitale alle superiori, l’obbligo di mascherine per gli alunni dai 6 anni e la distanza di un metro tra le “rime buccali” (le bocche) degli studenti.

Proprio quest’ultimo punto è il più problematico: il 40% circa delle aule, alcune risalenti anche agli anni ’70, non è in grado di ospitare tutti gli alunni rispettando il distanziamento (i banchi devono essere a 35 cm l’uno dall’altro). In base alle stime, circa il 15% degli alunni dovrà essere spostato dal proprio plesso. 

La viceministra Anna Ascani ha dichiarato che esistono 3000 edifici disponibili per le scuole, mentre il decreto Rilancio ha destinato 300 milioni di euro all’adeguamento delle strutture; altre ipotesi al vaglio dei vari istituti sono la turnazione delle classi, la divisione dei ragazzi in piccoli gruppi, la modifica dell’orario delle lezioni. Ad ogni modo, tante sono state le polemiche per il ritardo con cui sono arrivate le linee guida: secondo presidi, insegnanti e genitori il rischio è di non trovarsi pronti a settembre.

Insegnanti cercansi

Un altro annoso problema è quello della carenza di personale: a seguito delle operazioni di mobilità (trasferimenti), risultano vacanti oltre 85mila cattedre. Una voragine incredibile, soprattutto quando, a causa dell’emergenza, serviranno più insegnanti per scongiurare le famigerate classi-pollaio. Il concorso ordinario, previsto per l’estate, è stato rimandato e, al fine di arginare il problema, si ricorrerà ad assunzioni a tempo determinato dalle graduatorie d’istituto.

Se necessario, inoltre, si attingerà anche alle domande di messa a disposizione (curricula inviati da laureati per incarichi temporanei): è notizia recentissima l’idea del Governo di affidare supplenze alla scuola dell’infanzia e primaria addirittura agli studenti universitari di Scienze della Formazione. Il timore, però, che tutto questo non basti, e che troppe cattedre restino comunque scoperte.

Didattica mista all’università

Scuola ministro Università Ricerca Gaetano Manfredi
Il ministro dell’Università e della Ricerca Gaetano Manfredi.

All’università, invece, data l’autonomia degli atenei, la questione dipenderà dai singoli rettori. Il ministro Manfredi ha comunque dichiarato che da settembre la didattica riprenderà prevalentemente in presenza. Le linee guida al vaglio del ministero dell’Università prevedono “distanziamento, utilizzo di device protettivi, utilizzo percorsi di entrata e uscita separati; la regolazione degli orari di accesso, l’organizzazione dei flussi per tutti i servizi“. 

Molti atenei, comunque, manterranno la DAD parallelamente alle lezioni in presenza, permettendo agli studenti impossibilitati a partecipare fisicamente di assistervi in remoto.

Un’opportunità unica

La scuola, quindi, si trova davanti a una sfida inedita: sapersi adeguare a questa situazione senza precedenti, sfruttando al meglio le nuove tecnologie e attuando moderne tipologie di didattica. E tale sfida può rivelarsi un’occasione per rinnovare il concetto di istruzione anche per il post-Covid. 

Questo obiettivo ambizioso trova però davanti a sé diversi ostacoli: la scarsa alfabetizzazione digitale di diversi docenti; l’assenza della strumentazione necessaria in troppe famiglie; soprattutto, l’imprescindibilità della didattica in presenza, specie per i più piccoli. Serve dunque una forte volontà politica per imprimere questo cambiamento. Si è spesso detto in questo periodo che bisogna fare di necessità virtù: il treno del rinnovamento sta passando, e noi non possiamo perderlo.

Riccardo Minichella

In copertina Ivan Aleksic da Unsplash.


Per approfondire, il ciclo di interviste curato da Clarice Agostini a tema scuola e didattica a distanza ai tempi del Coronavirus: The school must go on.

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