CronacaPolitica

Hashim Thaçi – Un presidente e i suoi crimini

Hashim Thaçi

Hashim Thaçi, attuale presidente del Kosovo, è stato recentemente accusato dal Tribunale internazionale dell’Aia di crimini di guerra; e ciò non sorprende quanto dovrebbe.

Il processo

Il politico ed ex leader dell’Esercito di liberazione del Kosovo (UÇK)è stato uno delle figure di spicco nel panorama del conflitto armato tra la Serbia e il paese di cui ora è presidente.

Il processo è durato dal 13 al 16 luglio e Thaçi si è detto felice di aver potuto chiarire le sue attività negli anni Novanta. La vicenda è stata seguita con molto interesse dall’opinione pubblica e una folla di persone ha accolto il presidente una volta uscito dal tribunale.

Sono contento di aver avuto l’occasione di chiarire tutte le questioni in merito alle mie attività durante il periodo di guerra e il mio impegno per la pace e la stabilità in Kosovo. […]  Permettetemi di affermare che la nostra guerra è stata giusta perché è stata una guerra per la pace. […] Abbiamo avuto l’appoggio di molti paesi democratici: gli Stati Uniti d’America, l’Unione Europea e della NATO.” – Hashim Thaçi

L’accusato si è espresso così, in modo lucido e con la consapevolezza delle proprie azioni durante il periodo più travagliato per il suo giovane paese. Ha poi aggiunto che, se il processo dovesse andare avanti, sarebbe pronto a dimettersi dalla carica attualmente ricoperta.

Non è la prima volta che un politico è richiamato all’Aia per difendersi da simili accuse. In passato è toccato a Slobodan Milošević e Radovan Karadžić, entrambi pesantemente coinvolti nei conflitti balcanici di fine secolo, rivolti contro la popolazione bosniaca prima e quella albanese poi.

Infatti, se da una parte l’UÇKha combattuto per un’indipendenza duramente ottenuta, dall’altra, sono ancora troppe le ombre che incombono su quest’organizzazione paramilitare.

Thaçi e l’UÇK

Alla fine della guerra e con l’intervento della NATO sul territorio, tutti i leader dell’Esercito di Liberazione rimasti in vita hanno assunto cariche politiche importanti, attirando non pochi sospetti.

Questo esercito paramilitare, proprio per i suoi modi di agire spesso illegali, è stato inserito nel ‘98 nella lista ONU delle organizzazioni terroristiche, sospettando addirittura legami con organizzazioni terroristiche in Medio Oriente.

Seppur giustamente considerati eroi dalla popolazione del Kosovo, alcuni membri non si limitavano a combattere contro l’opprimente nazionalismo serbo. Traffico d’organi, droga, terrorismo, rapporti con le mafie italiane e omicidi sono alcune delle attività con cui l’UÇK si finanziava.

Alcuni dei suoi membri non risparmiavano nemmeno le antiche chiese ortodosse presenti nell’area, “colpevoli” di rappresentare l’identità religiosa del nemico. Risulta delicato giudicare in modo chiaro l’operato di una tale organizzazione, ma sono innegabili le attività criminali praticate, aiutate senza dubbio anche da una situazione bellicosa dove regnava l’anarchia. Sono questi i motivi per cui Thaçi si è dovuto presentare in Olanda.

Questi processi dimostrano ancora una volta la volontà dell’Unione Europea di vederci chiaro su una ferita ancora aperta, sbarrando la strada ad ogni azione illecita o insabbiamento.

La casa gialla

Nel 2004, un’indagine ordinata dall’ex procuratore della Corte dell’Aia Carla del Ponte ha portato alla luce un traffico di organi, destinati al mercato internazionale.

In un piccolo edificio a circa 100 km da Tirana, soprannominato “la casa gialla” veniva praticata, secondo le testimonianze, l’asportazione e la vendita di organi di civili serbi rapiti dall’ UÇK. Nel febbraio di quell’anno una commissione investigativa ha rilevato tracce di sangue, siringhe ed evidenti segni di interventi chirurgici.

Il tutto è più sospetto a causa del rifiuto, da parte degli abitanti della zona, di riesumare le tombe presenti poco lontano; si pensa quindi che lì giacciano tuttora i resti delle vittime.

Fatti orribili e relativamente recenti che vedrebbero coinvolto proprio Hashim Thaçi. Nulla è ancora stato confermato ma pesanti accuse pesano sulla testa della classe dirigente kosovara.
Comunque vada a finire, i disastri causati dalla guerra e ben impressi nei ricordi dei civili, continueranno a lungo a far sentire i propri effetti.

Jon Mucogllava

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