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Regina della forma – Morelli e la radice femminile della donna

Morelli

Prima di tutto sei femminile e il femminile è il luogo che suscita desiderio.

Raffaele Morelli

In una sola una frase Raffaele Morelli ha ridotto l’essenza della donna al femminile e il femminile a un semplice oggetto sessuale. Una frase che sembra appartenere all’epoca in cui le donne stavano a casa a badare ai figli, non potevano votare e tantomeno permettersi di trascurare il proprio aspetto fisico. I tempi, tuttavia, sono cambiati, e mi stupisco ci sia ancora qualcuno che non se ne sia accorto. O che provi a tornare indietro.

Un tweet e le sue conseguenze

Qualche giorno fa RTL pubblica un tweet con un aforisma di Françoise Sagan: “Un vestito non ha senso a meno che ispiri gli uomini a volertelo togliere di dosso”. Ed ecco volare le prime critiche: l’affermazione viene condannata come maschilista e sessista, o quantomeno antiquata. Non a caso, Françoise Sagan è una scrittrice nata quasi un secolo fa, che ha pubblicato le sue opere nel secondo dopoguerra.

Il mare in tempesta degli ascoltatori di RTL si trasforma presto in uno tsunami collettivo quando lo psichiatra Raffaele Morelli si intromette nella questione, schierandosi dalla parte della Sagan. “Puoi fare l’avvocato e il magistrato e ottenere tutto il successo che vuoi, ma il femminile in una donna è la base su cui avviene il processo. Il femminile è il luogo che trasmette il desiderio, se le donne non si sentono a proprio agio con il proprio vestito tornano a casa a cambiarsi”.

È proprio questo commento che porta lo psichiatra in diretta su Radio Capital, al telefono con Michela Murgia. Un “dialogo” conclusosi bruscamente dopo alcuni “Stai zitta e ascolta” rivolti dal primo alla seconda, mentre quest’ultima, senza perdere il controllo, continua imperterrita a rivolgere domande tanto scomode quanto azzeccate. Le domande che spesso la gente si dimentica o trascura di porsi quando si trova faccia a faccia con il sessismo. Perché?

RTL e l’ingenuità

Patriarcato, femminismo, maschilismo, oppressione, discriminazione. Termini così incisivi che spesso appaiono forzati se introdotti in un discorso. Termini esagerati: stai gonfiando la situazione, non è così drammatico come dici, quindi vorresti usare l’asterisco alla fine di ogni parola? Termini che sconvolgono, che disorientano, che fanno ridere. Perché vengono usati così spesso e compresi così raramente da perdere il loro profondo significato. Un significato che si è costruito e consolidato solo negli ultimi anni, e che già tende a sfumare nello scontato.

La nostra società è nata maschilista e così è rimasta, impregnata fin nel midollo dal maschile come figura dominante. Il pater familias romano era uomo; l’individuo nato con la modernità era uomo; la persona sorta dalla cristianità medievale era uomo. E tale è la radice sessista della nostra società che ormai neanche la notiamo più. Passa inosservata, forse ignorata, di sicuro sottovalutata. Ed è così che non ci si accorge del tempo che passa, della mentalità che cambia, dei diritti che si moltiplicano. Per questo credo che la frase di Françoise Sagan non sia stata pubblicata per convinzione ma per ingenuità: l’inconsapevole influenza maschilista che impregna ogni aspetto del nostro mondo.

È la stessa ingenuità che porta le donne stesse ad accettare le regole di questo gioco iniquo – anzi a scriverle ed ampliarle. In questo quadro secolare che ha normalizzato un’idea di sesso femminile tutto trucco e sensualità, molte donne si sono convinte che i loro abiti siano davvero la strada per il successo – e non solo quello con gli uomini, ma anche nella vita lavorativa e professionale. Più ne sono convinte loro, più il meccanismo scatta in questa direzione, alimentando una tale mentalità. Un circolo vizioso che è stato messo in discussione da troppo poco tempo per essere spezzato.

Morelli e la convinzione

Questo inconsapevole condizionamento dettato da secoli di sessismo spesso si ribella davanti ad affermazioni platealmente riconosciute come esagerate. È proprio questo l’effetto causato dal discorso di Morelli. Se considerare il femminile come componente importante dell’essere donna è accettabile e accettato, affermare che “in una donna il femminile è la radice” appare fuori luogo. Antiquato e superato tanto quanto la frase di Françoise Sagan, con l’aggravante di essere un’affermazione datata 2020. Per non chiedersi poi, come fa giustamente la Murgia: la radice di cosa?

Morelli ha trasformato l’ingenuità in una vera e propria convinzione, dimostrata e giustificata dall’evidenza storica. “I codici del femminile sono codici antichi, antichissimi, primordiali, e siccome il femminile è la base della crescita e dello sviluppo di ogni donna, se il femminile viene soffocato […] una donna perde la possibilità di realizzare la sua pienezza, la sua identità. Questo non è che lo dico io: lo dice la psicoanalisi da moltissimi anni, e lo dice la base di tutta la psicologia”. Un’evidenza inattaccabile, così come la nostra società l’ha istituita, ripeto, secoli fa.

Ma che cos’è poi questo femminile? È giocare con le bambole e indossare vestiti rosa? È trovarsi un buon partito da sposare? È mettere al mondo dei figli e prendersi cura di loro? Secondo i codici primordiali di Morelli, “la donna è la regina della forma, la donna suscita il desiderio e guai se non fosse così”. Il femminile è quindi la bellezza intesa nella sola accezione sessuale, quella del desiderio. Donna è un fiore colorato che ha come unico scopo quello di decorare il giardino del mondo. Donna è da ammirare e rispettare come una regina, che resta tuttavia in posizione secondaria rispetto al re. Donna è guardare, e anche toccare, ma non coinvolgere.

Murgia e il dialogo mancato

“Eccolo qua, è questo il punto”, conclude Michela Murgia quando Morelli abbandona la chiamata lasciando in sospeso la discussione – e credo non ci sia modo migliore di reagire a un tale comportamento. Davanti a un paio di frasi piazzate al momento giusto, lo psichiatra non sa più a cosa aggrapparsi. La sua considerazione della donna si rivela in tutta la sua brutalità nel modo in cui tratta la sua controparte: inizia a darle del tu, come per sminuire la sua posizione al confronto della propria, e le intima di stare zitta. E forse la mentalità “antiquata” di Morelli dipende proprio da questo: non ha mai ascoltato quello che gli altri hanno da dire.

Clarice Agostini

(In copertina illustrazione originale di Alexandra Guerra)


Regina della forma – Morelli e la radice femminile della donna è un articolo di Voci, una rubrica a cura di Elettra Dòmini.

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