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Alla ricerca della verità – Intervista a Vincenzo Chindamo

Vincenzo Chindamo

Diamo vita insieme a una battaglia culturale per ricordare a tutti che “combattere la mafia” non è un verbo da coniugare al passato, non un fenomeno morto insieme ai giudici Falcone e Borsellino nel lontano 1992, ma è ancora fra noi. Possiamo fermarla solo parlandone senza timore e affrontandola insieme, senza chinare il capo. Perché in fondo la mafia È solo un fatto umano.

Benvenuti al quarto episodio di È solo un fatto umano, il format di interviste di Giovani Reporter che ha lo scopo di dare voce a chi ancora oggi con grande coraggio combatte contro le organizzazioni mafiose.

Vincenzo e Maria Chindamo

Questa settimana abbiamo intervistato Vincenzo Chindamo, fratello di Maria, imprenditrice calabrese, di cui si sono perse le tracce dal 6 maggio 2016, quando si recò per un appuntamento di lavoro nella sua proprietà di Limbadi, in provincia di Vibo Valentia, territorio in cui l’Ndrangheta agisce ferocemente. Un anno prima suo marito Ferdinando Punturiero si era suicidato perché non aveva saputo resistere al dolore della richiesta di divorzio da parte della moglie.

Così Maria, rimasta da sola a crescere i tre figli, aveva deciso di abbandonare la professione di commercialista e di iniziare a guidare l’azienda di famiglia, che fino a quel momento era stata amministrata dal marito. In una terra dell’Ndrangheta, tuttavia, non era ammissibile che un uomo stimato si suicidasse per colpa della moglie e neanche che quest’ultima potesse poi sostituirlo al posto di lavoro. Questo sembrerebbe il motivo di quello che è successo la mattina del 6 maggio 2016 a Maria, scomparsa senza lasciare alcuna traccia, se non alcune macchie di sangue sull’auto, trovata all’ingresso di un suo terreno agricolo.

La ricerca della verità

A luglio 2019 sembrava che ci potesse essere una svolta, grazie alla richiesta da parte della procura di Vibo Valentia al GIP di tre provvedimenti di fermo con l’accusa di concorso in omicidio. Gli indagati erano Salvatore Ascone, conosciuto a Limbadi come U Pinnularu, il suo operaio Gheorghe Laurentiu Nicolae, e un nipote di Ascone che nel 2016 era ancora minorenne. I tre, prima dell’omicidio, avrebbero manomesso il sistema di videosorveglianza per impedire la registrazione dell’accaduto.

Tuttavia successivamente, poco dopo la richiesta della procura, gli indiziati vennero scarcerati per mancanza di prove. Da allora le indagini sono ferme, il corpo di Maria non è stato trovato, la verità non ancora portata alla luce. Così il fratello Vincenzo, che da quattro anni si prende cura dei suoi figli, ha deciso di non arrendersi, cercando da solo verità e giustizia per la sua famiglia. Noi di Giovani Reporter vogliamo aiutare Vincenzo in questo battaglia, e per questo gli abbiamo messo a disposizione tutti i nostri mezzi, affinché la sua voce possa essere sempre più forte.

Un’intervista a cura di Lorenzo Bezzi e Alessandro Leo


Per approfondire, l’editoriale che presenta il format È solo un fatto umano

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