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Politica

La task force di Colao – La voce dei tecnici nel piano politico

Colao 2

Le Iniziative per il rilancio Italia 2020-2022 studiate dalla task force di Vittorio Colao ha consegnato al governo il testo del progetto. Adesso bisogna vedere quali idee l’esecutivo recepirà e quali ignorerà.


Iniziative per il rilancio Italia 2020-2022

Il governo delle Task Force presieduto da Conte aveva chiesto qualche tempo fa al manager di spessore Vittorio Colao di redigere un piano per il rilancio post Covid-19. Le Iniziative per il rilancio Italia 2020-2022 sono arrivate sul tavolo del governo in data lunedì 8 giugno. Il piano, però, sembra non essere stato accolto dalla maggioranza con la serietà che ci si aspettava. Ironia della sorte, tali iniziative sono state gradite da partiti di opposizione come Lega e Forza Italia.

L’insoddisfazione del governo per il lavoro di Colao e del suo Comitato è causata dall’idea che il team abbia partorito iniziative di destra? O, forse, nasce perché il piano è ritenuto povero di contenuti o magari in controtendenza con la politica del governo giallo-rosso?

Per rispondere a queste domande è necessario capire il contenuto del testo della Task Force. Il progetto è suddiviso in sei punti: Imprese e lavoro; Infrastrutture; Turismo, arte e cultura; Amministrazione; Istruzione; Famiglie.

La parte iniziale del documento è un’introduzione ai problemi economici che l’Italia è chiamata ad affrontare, tenuto conto dei punti di forza che rendono il nostro paese attrattivo. Tali questioni, secondo il comitato, devono passare da “Tre assi di rafforzamento”: Digitalizzazione e innovazione, Rivoluzione verde e Parità di genere e inclusione.

Le novità proposte dal comitato

Le proposte del Comitato, divise nei sei punti sopracitati, accolgono nuovi interventi, uniti a vecchie questioni politiche ed economiche che il dibattito italiano porta avanti da anni. Tra le novità ci sono senz’altro:

  • Lo scudo penale ai datori di lavoro per il rischio contagio da Covid, che esclude la responsabilità penale agli imprenditori per infortuni di tipo pandemico;
  • L’incentivo ai pagamenti elettronici;
  • La legge sullo smart working per tutti i settori;
  • L’applicazione delle direttive europee al posto del codice degli appalti;
  • Lo sviluppo della rete 5G che, regolarizzata da norme nazionali e avvicinata a quelle europee, non sia opponibile dagli enti locali;
  • Lo smart working nella pubblica amministrazione;
  • Le riforme sul dottorato di ricerca, al fine di portare le Università italiane ai livelli europei;
  • L’incentivo agli Istituti Tecnici Superiori, intesi come strumenti affidabili per la correlazione diretta tra preparazione e le richieste del mercato del lavoro; il piano nazionale per lo sviluppo dei nidi.
Vittorio Colao.

Il dibattito sui contenuti

Tali novità, però, sono inserite in centodue proposte che, a veduta di molti, rendono il piano, se non utopistico, molto lontano dalla praticabilità. Il politico e filosofo Massimo Cacciari ha paragonato, addirittura, questo testo alle proposte elettorali dei partiti prima delle votazioni, cioè carenti di numeri e di prospettive reali.

Inoltre, lo stesso Conte ha descritto il piano come un semplice “spunto tecnico”; definizione che sottostima il fine con il quale il manager e il Comitato erano stati chiamati: dare il via alla Fase Tre. C’è ancora da capire se tali “spunti tecnici” saranno portati sul tavolo dei tanto discussi Stati Generali, intesi come incontro tra il governo e le altre forze politiche, economiche e sociali, o se la definizione di Conte abbia definitivamente bocciato il lavoro del comitato.

Ancora una volta, l’inadeguatezza esecutiva che porta alla visione politica per il futuro nelle mani dei tecnici si dimostra inadeguata per la ripresa che il nostro paese è chiamata a compiere. Purtroppo, a peggiorare la situazione, c’è la scorrettezza istituzionale dei partiti di opposizione.

Per una grande ricostruzione, come quella del 1946, servono grandi personalità. Tuttavia, all’orizzonte, non si vedono politici della caratura di De Gasperi, Togliatti e Pertini; ma solo Conte, Di Maio e Renzi.

Alessandro Bitondo

(In copertina il manager Vittorio Colao)

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