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Mi scusi Professore

Il disordine delle forze dell’ordine

Disordine

Giornali, televisione, social network. Ogni giorno siamo bombardati da informazioni e notizie, molte delle quali non riusciamo a comprendere pienamente. Se solo ci fosse qualcuno, un Professore più sapiente di noi, a cui rivolgere i nostri interrogativi e con cui condividere le nostre riflessioni.

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Molto più che Minneapolis

Mi scusi Professore, lei ha mai partecipato a una manifestazione? Di quelle con i cori, i cartelloni, le persone che urlano negli altoparlanti e, ovviamente, qualche volante della polizia. È giusto, non le pare? Anche nei cortei più pacifici c’è sempre quel gruppetto che approfitta della situazione per creare confusione. Ed è per questo che servono le forze dell’ordine: a mantenere la calma. Allora mi chiedo, Professore, cosa succede quando è in primis la polizia a creare scompiglio? Si verifica un paradosso: il disordine delle forze dell’ordine.

Ed è proprio questo che sta accadendo in tante città degli Stati Uniti, dall’epicentro Minneapolis a Los Angeles, Philadelphia e Atalanta, fino alle porte della Casa Bianca. Vere e proprie rivolte, alcune pacifiche – la maggior parte, ma quella parte che i media non ci mostrano – altre violente. Che la violenza dei manifestanti sia giustificata, Professore, è qualcosa che non direi mai. Mi chiedo solo in che altro modo dovrebbero reagire quando si vedono presi a manganellate, investiti da un’automobile o spinti violentemente sull’asfalto. E perché? Solo per la loro convinzione che le vite di tutti abbiano lo stesso valore.

Non voglio entrare nel merito di chi abbia ragione o di chi sia responsabile. Sono domande insensate, le cui risposte sarebbero tanto inesatte quanto inutili. L’unica cosa che mi sento di affermare con sicurezza è che, in questo caso concreto, ha iniziato la polizia. Provi a farmi cambiare idea, Professore: al momento l’unica fonte affidabile mi sembra sia il video della morte di George Floyd. È per questo che voglio partire dall’origine: non dalla violenza delle proteste, ma da quella di quel ginocchio premuto per 8 minuti sul collo di un uomo inerme.

Logos

Che bisogno ce n’era, Professore? Cosa c’era nella testa di quei quattro – perché sì, sono tutti e quattro ugualmente responsabili – poliziotti? E ancora, cosa pensano di ottenere le forze dell’ordine attaccando manifestanti pacifici e arrestando troupe della CNN? Mi aiuti, Professore, ad entrare nella mente di questa gente: cosa credono di dimostrare attraverso la violenza e il disordine? Ma forse è proprio questo il punto: non hanno niente da dimostrare. Non hanno nulla a supporto della loro tesi, che siano dati scientifici o testimonianze storiche. La superiorità della cosiddetta “razza bianca” è indimostrabile con la ragione, perché non ha fondamento. L’unico modo di affermarla, allora, è passare alle mani e mettere in chiaro chi è che comanda.

I greci avevano una parola che lei, Professore, conoscerà meglio di me, per rappresentare tutto quello che i razzisti non possiedono: il logos. Tra le mille sfumature di significato, voglio ricordare quelle fondamentali: parola, poi esteso in discorso; pensiero; e ancora logica, ragione. La maggior parte delle forze dell’ordine americane non sta dimostrando, al momento, un briciolo di logos. Non c’è ragionamento logico nel suprematismo bianco, ed è per questo che un dialogo non potrà mai volgersi a favore di quest’ultimo. In mancanza della parola, non rimane altro che la mera, prepotente, superficiale violenza. Fa paura, certo, ma reprime singoli e concreti episodi senza sradicare le convinzioni che li scatenano. Ed è per questo che non vincerà mai.

Clarice Agostini


Il disordine delle forze dell’ordine è il ventesimo articolo di Mi scusi Professore, una rubrica di Clarice Agostini.

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