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L’amore di un padre per il figlio calciatore – Intervista a Paolo Zacchi

Paolo Zacchi

Come è ben noto a tutti gli appassionati di calcio, la nazionale italiana, nella sua storia ha sempre vantato un ottimo reparto difensivo, con ottimi portieri come Albertosi, Zoff, Zenga, Pagliuca, Toldo e soprattutto Buffon, ritenuto il migliore di tutti i tempi. Sono solo alcuni esempi di portieri illustri che, grazie a prestazioni superbe, hanno garantito sistematicamente sicurezza e solidità fra i pali della formazione azzurra.

Oggi, oltre ad ammirare le prodezze di un altro grande campione come Gianluigi Donnarumma, classe 1999, portiere del Milan, molto ambito da tutti i top club europei, la nostra attenzione è puntata su Gioele Zacchi. Gioele è un ragazzo di diciassette anni, nato a Modena nel 2003, che si sta facendo notare fra i pali della formazione del Sassuolo Under 17, scalando velocemente le gerarchie, tanto da conquistare il posto da titolare in Nazionale, e ricevere i primi ritagli di notorietà.

Avremmo voluto intervistarlo, ma visto che è ancora minorenne e a causa dei vincoli della squadra in cui gioca e della federazione, non è stato possibile. Tuttavia, abbiamo avuto modo di conoscere il padre Paolo Zacchi e di parlare con lui della carriera calcistica di Gioele, di calcio e del rapporto tra padre e figlio.

Paolo e Gioele Zacchi.

Lorenzo Bezzi


1. Grazie per aver accettato il nostro invito per parlare di suo figlio Gioele. Innanzitutto, volevamo sapere come fosse nata la passione di suo figlio per il calcio e, soprattutto, per il ruolo di portiere, e quando vi siete accorti che il suo era un talento fuori dal comune?

Grazie a Voi, secondo me la passione per il calcio e soprattutto per il ruolo di portiere è un qualcosa che hai dentro, ci siamo accorti che si stava comportando bene sul campo di calcio quando gli scout della Sassuolo ci hanno contattato.

2. Che tipo di stile di vita deve svolgere, e trova difficoltà a far conciliare l’attività agonistica con lo studio?

lo stile di vita da svolgere comprende una sana alimentazione e tanto riposo. Non è per niente facile conciliare lo sport a questi livelli e lo studio, ma con tanto impegno si possono fare entrambi, anche se toglie un po’ di spazio al tempo libero.   

3. Da padre come sta seguendo il percorso di suo figlio, cosa fa per aiutarlo, e quali sono i consigli che gli dà più spesso o che vorrebbe dargli in questo momento?

Da padre l’unico consiglio che gli posso dare è di rimanere sempre umile e di impegnarsi al massimo in tutto quello che fa. Quando ti monti la testa è l’inizio della fine.

4. Che emozioni ha provato quando Gioele ha ricevuto prima la chiamata del Sassuolo e poi la convocazione in nazionale?

Sono entrambe sensazioni bellissime per un padre come me appassionato di questo sport.

5. Come vive il pre, durante e post partita?

Il pre-partita lo vivo con un po’ di agitazione, che cerco di non far trasparire. La partita la seguo sempre seduto in tribuna al fianco di un altro genitore. Il post dipende molto dal risultato, se si è vinto si scherza e si ride, in caso contrario regna il silenzio.

6. Se Gioele dovesse ricevere in futuro un’offerta da una squadra del calibro di Juventus, Inter, Real Madrid o Manchester United, come affronterebbe questa possibile chiamata e che precauzioni gli raccomanderebbe?

Sinceramente le raccomandazioni in questo caso sarebbero di stare tranquillo e affrontare l’opportunità con serenità. Ma al momento deve fare bene con il proprio club e pensare solo a quello.

7. È favorevole o contrario alla delega degli interessi di un giovane talento ad un procuratore sportivo?

La figura del procuratore, arrivati a questo livello, è abbastanza importante perché molte regole del calcio non si sanno e il procuratore ti può dare una mano in questo senso. Ne approfitto per ringraziare Davide Donati e Luca Ronchi.

8. Come giudica il movimento che ruota intorno al calcio e ai calciatori, non solo in ambito sportivo, ma anche economico? Pensa che sia un ambiente sano dove poter far crescere un ragazzo?

Penso che il calcio sia in un momento particolare e spero ne venga fuori presto. Il Sassuolo è tra le prime società in Italia e permette ai ragazzi del settore giovanile di giocare senza pressioni. Direi che sia una grande fortuna farne parte.

9. Cosa si sentirebbe di dire ad un genitore con un figlio che si affaccia per la prima volta al mondo dello sport?

Ai genitori che hanno un figlio che gioca a calcio l’unico consiglio che posso dare è non caricarlo di responsabilità e lasciarlo divertire.

10. Teme che un giorno la carriera promettente di Gioele possa interrompersi da un momento all’altro, o che, essendo così promettente, possa bruciare troppo presto le tappe? Se questo dovesse succedere come si comporterebbe?

Quando inizi a giocare a calcio la prima cosa a cui devi pensare è che tutto potrebbe terminare da un momento all’altro, perché è un attimo passare dalle stelle alle stalle.

11. Dando un’occhiata al suo profilo Facebook, è evidente quanto sia orgoglioso di suo figlio e quanto amore provi nei suoi confronti, Gioele è contento di questo, oppure si vergogna e vorrebbe che il padre mantenesse un profilo più discreto?

Sui social cerco sempre di essere il più discreto possibile, anche perché mio figlio ha ancora tanto da dimostrare e le persone che mi conoscono sanno bene che non sono un genitore esaltato.


La ringraziamo per aver risposto alle nostre domande, e le facciamo davvero tanti complimenti per i risultati che suo figlio sta ottenendo, speriamo di ritrovarci più avanti per celebrare insieme i suoi successi, magari proprio in Nazionale.

Un’intervista a cura di Lorenzo Bezzi

(In copertina Andriyko Podilnyk da Unsplash)

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