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Matteo salva Matteo – Quando la giustizia diventa un gioco

Matteo

Matteo salva Matteo. Basterebbe questa frase per descrivere quanto di clamoroso è successo martedì scorso, 26 maggio, nella giunta delle immunità del Senato. Si votava sull’autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini, indagato nel caso della nave Open Arms: l’imbarcazione, con a bordo 107 migranti, bloccata da Salvini, all’epoca ministro dell’Interno al largo di Lampedusa nell’agosto del 2019. L’esito del voto era incerto, e nella mattinata è arrivato il coup de theatre: Italia Viva, il partito di Matteo Renzi, si è astenuto, salvando così il “capitano” della Lega. Al di là degli evidenti risvolti politici di questo episodio, forte resta l’amaro in bocca. Per l’ennesima volta la politica, per meri giochi di palazzo, mette i bastoni tra le ruote alla giustizia. In questo caso, impedendo di fare luce su alcune scelte spregiudicate fatte da Salvini al Viminale.

Non passa lo straniero

Per tali scelte, del resto, non è la prima volta che il senatore finisce nel mirino dei giudici. E’  già stato autorizzato dal Senato il processo per il caso Gregoretti, la nave militare che nell’agosto 2019 rimase bloccata per quattro giorni con 131 migranti a bordo: il processo è stato rinviato all’autunno in seguito alla Pandemia di Covid-19. Per il caso dell nave Diciotti (agosto 2018), invece, l’autorizzazione a procedere è stata negata dal Senato.

In tutti questi casi, come scrive Il Sole 24 Ore, pesa una sentenza della Cassazione che ritiene inderogabile il dovere di soccorso in mare, che può avvenire solo con lo sbarco dei migranti, a prescindere se siano profughi o migranti economici; inoltre si deve dimostrare se vi è effettivamente stata una situazione di pericolo per i confini nazionali, come sostiene l’imputato. In questo processo Salvini, imputato per sequestro di persona, rischia fino a 15 anni di reclusione. Ricordiamo infine la querela presentata da Carola Rackete, capitana della Sea Watch, definita dal leader leghista “sbruffoncella”, “fuorilegge”, “delinquente”, autrice di un atto “criminale”.

Un salvagente inaspettato

In tutto questo si intrecciano, inesorabilmente, le varie trame politiche. Italia Viva, per bocca di Francesco Bonifazi, ha sostenuto l’astensione ritenendo non ci sia stata un’istruttoria seria e che fosse “necessario ricevere indicazioni sui rischi reali di terrorismo e sullo stato di salute riguardo alle imbarcazioni“. In molti vedono comunque in questa scelta una precisa strategia di Renzi, politico notoriamente machiavellico (non necessariamente un difetto), volta a destabilizzare ulteriormente il governo Conte II e, forse, ad instaurare un esecutivo di unità nazionale nel breve termine.

Curiosamente, peraltro, nello stesso giorno la renziana Patrizia Baffi è stata eletta presidente della commissione d’inchiesta della regione Lombardia sulla gestione del Coronavirus nelle RSA: elezione avvenuta con i voti del centrodestra. Questa coincidenza, naturalmente, non è passata inosservata, e anzi qualcuno ha parlato di “sponda” tra i due Mattei. Così come probabilmente hanno inciso le polemiche sulle intercettazioni del PM Luca Palamara contro Salvini; affermazioni che potenzialmente gettano ombre, agli occhi dell’opinione pubblica, anche sulle inchieste sopra elencate; e poco importa che Palamara non sia il magistrato responsabile di questi fascicoli.

La legge è uguale per tutti?

Tutti questi discorsi ci ripropongono, ancora una volta, l’immagine di una classe politica autoreferenziale e dedita principalmente all’autoconservazione. La giustizia finisce ancora una volta in secondo piano, sovrastata da intrecci politici di bassa lega. Ciò che più lascia sbigottiti è che questo accade, in questo caso, dinanzi ad una presunta violazione dei diritti umani quale il sequestro di persona: cosa inaccettabile in un paese di diritto.

E fa sorridere l’idea, sostenuta nella relazione approvata dalla Giunta, che Salvini abbia agito per interesse nazionale. Tutti i blocchi degli sbarchi alla fine si sono rivelati effimeri spot elettorali, dal momento che lo stesso leader leghista, mentre impediva alle navi di attraccare chiedendo a gran voce l’intervento dell’UE, boicottava quasi tutti i tavoli europei dove si cercavano di prendere decisioni cruciali sull’immigrazione.

L’unica strada da seguire per uscire dal pantano è una riforma della giustizia che l’Italia aspetta da troppo tempo. Oltre che regolare efficacemente il rapporto politica-magistratura, è prioritario chiudere una volta per tutte l’era dell’impunità per i politici e portare tutti coloro che sbagliano davanti alle proprie responsabilità. La politica deve dare il buon esempio, se si vuole iniziare davvero a migliorare il nostro paese.

Riccardo Minichella

(In copertina Matteo Salvini e Matteo Renzi)

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