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I just can’t breathe – Il razzismo nel ventunesimo secolo

Razzismo

Il razzismo intorno a noi

Arrivati al ventesimo anno del ventunesimo secolo, non è più in alcun modo concepibile discriminare: che sia, questa discriminazione, verso il poveretto rimasto in carrozzella dopo l’incidente che per poco non lo ha ucciso, che sia verso la ragazza che crede in un dio diverso dal tuo, o che sia verso l’uomo che ha avuto il coraggio di provare più e più volte a raggiungere le coste italiane per darsi – e dare alla propria famiglia – l’opportunità di un futuro migliore. Sono tutti esempi di razzismo, ma forse l’ultimo è quello che mi preme di più.

E quando tu, italiano medio, inizi ad argomentare quanto la tua etnia possa essere superiore ad un’altra, quanto tu debba avere più diritti di persone diverse da te, ecco, è il momento esatto in cui devi smettere di parlare. La condizione di essere nato in una famiglia italiana, con la fortuna di non avere una guerra sotto casa e magari anche con la possibilità di studiare all’università e di fare le cosiddette “esperienze di vita”, non presuppone che la tua intelligenza sia superiore a quella di qualcuno che ha studiato nel suo paese e che poi si è dovuto trasferire o è dovuto scappare all’estero. Semplicemente perché, magari, in un futuro non troppo lontano, lo straniero potresti essere tu.

Accettare le differenze

Non è possibile pensare che un’etnia sia migliore di un’altra. Al massimo possono esistere persone migliori di altre, ma di sicuro, in questi casi, non si può parlare di superiorità etnica. Quando iniziano ad esserci pensieri generalizzati di razzismo come “i neri sono solo manovalanza”, “i musulmani sono solo terroristi”, “un nero non potrà mai avere gli stessi diritti e le stesse opportunità che ho io italiana plurilaureata”, in questi momenti ti chiederei di verificare quello che stai affermando prima di affermarlo.

Hai fatto amicizia con almeno dieci immigrati prima di dire una cosa del genere? Io sì, e pensieri del genere non mi sono mai passati nemmeno per l’anticamera del cervello. Se lo hai fatto anche tu e continui ad essere razzista, non devi avercela con gli immigrati in generale, ma con le dieci persone che hai incontrato.

Mi spiego meglio: supponiamo che io sia una ragazza statunitense e che incontri, per assurdo, dieci neofascisti italiani. In questo caso, queste dieci persone non mi starebbero molto simpatiche. Però, ai miei figli, non potrei insegnare ad odiare gli italiani semplicemente perché io ne ho incontrati dieci che non mi stavano simpatici. Ecco, lo stesso dovreste fare con gli immigrati. E, se proprio non ce la fate a non essere razzisti, statevene chiusi in casa e, soprattutto, non trasformate in violenza il vostro odio.

I just can’t breathe.

Margherita Rigolli

(In copertina Melk Hagelslag da Pixabay)


Per approfondire, l’articolo di Clarice Agostini sulla morte di George Floyd in Minnesota

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