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Il nuovo modello federale Italiano

Federale In Italia oggi vige il sistema federale? Sembrerebbe di sì, a giudicare dalla poca chiarezza in materia del rapporto Stato-regioni.

In Italia oggi vige il sistema federale? Sembrerebbe di sì, a giudicare dalla poca chiarezza in materia del rapporto Stato-regioni. Alessandro Bitondo suggerisce un parallelo suggestivo tra la situazione di confusione che sta vivendo il nostro paese e la proposta federalista di Carlo Cattaneo.


Confusione è la parola che regna sovrana nel dibattito sulle sfere di competenza tra Stato e regioni. Un dilemma, questo, che offusca l’Italia da molto tempo e che, come tutti i problemi, è accentuato dalla situazione d’emergenza che ora incalza. Diverse linee direttive contrappongono la liberalità di alcune regioni del Nord, favorevoli alla riapertura, alla prudenza, contornata da una lieve ma non occulta critica sulle disparità, di quelle del Sud.

Si passa, ad esempio, dal governatore della Regione Campania Vincenzo De Luca, che preferirebbe continuare a mantenere i confini regionali chiusi, a quello della Puglia Michele Emiliano, che prima ammonisce i governatori proclamando il senso di unità collettiva e poi attacca: “Permane il racconto di un Sud votato al disastro e di un Nord con Milano prima della classe”.

La penisola è divisa e gli amministratori locali stanno dimostrando tutta la loro capacità d’influenza pratica sul territorio capace di effettivi capovolgimenti politici. È la realizzazione di un’Italia federale. È il modello che Carlo Cattaneo aveva auspicato.

In Italia oggi vige il sistema federale? Sembrerebbe di sì, a giudicare dalla poca chiarezza in materia del rapporto Stato-regioni.
Monumento a Carlo Cattaneo (Milano).

Il modello dell’Italia federale

Alla vigilia dell’unità d’Italia (1861) si fronteggiavano diverse le idee politiche unitarie e fra queste esisteva quella federale, che teneva conto delle differenze politiche, sociali e linguistiche che si erano create in Italia sin dalla caduta dell’Impero Romano d’Occidente.

Il milanese Carlo Cattaneo si fece promotore di questa ipotesi, che con appariscenti linee anti-sabaude si opponeva ai progetti di illustri pensatori come il democratico Giuseppe Mazzini; il neoguelfo Vincenzo Gioberti; e infine il federalista Massimo d’Azeglio, che sperava in una diversa natura di federalismo protetta dai principi e contraria ai moti segreti.

Il progetto per la nuova Italia si basava su tre tappe: trasformare gli Stati in repubbliche, allargare la partecipazione politica ai meno abbienti e creare un sistema federale in cui ciascun governo godesse di ampia autonomia.

Un modello in cui poteva coesistere federalismo, democrazia e repubblicanesimo. Era questa, secondo Cattaneo, l’unica possibile forma politica che avrebbe garantito la libertà dei popoli e il rispetto dell’autonomia culturale. L’apparato avrebbe avuto il suo minimo costituente nelle singole regioni e trovato il suo fine nell’unità d’Italia e quindi negli Stati Uniti d’Europa.

La federazione di Stati Italiani”

Il modello a cui si aspirava Cattaneo era la federazione di Stati Americana, caratterizzato dalla subordinazione giuridica dello Stato verso l’organismo centrale, dalla coordinazione politica tra questi, dalla divisione netta delle sfere di competenza tra le parti nonché dalla capacità di progredire grazie all’autonomia economica di cui gode ciascun governo.

D’altro canto, la mancanza di mezzi necessari alla crescita di tutti i componenti comporterebbe inevitabilmente il collasso del sistema. Ciò significherebbe la morte dello stato federale e la nascita di un altro sistema che non tiene conto delle diversità o viceversa di un sistema confederale, in cui gli Stati sono poco coesi fra loro.

È probabilmente la poca chiarezza delle sfere di competenza tra Stato e regioni che rende il nostro sistema attuale frammentario. Forse, guardando al disordine e alle prese di posizione di ogni costituente della nuova “federazione di stati Italiani”, Cattaneo sarebbe soddisfatto della nostra penisola; ma è più probabile il contrario.

Alessandro Bitondo

(In copertina una mappa tratta da Italia Medievale)

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