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Un mondo nuovo – Mai più tagli alla sanità

Tagli alla sanità

Un mondo nuovo è quello che ci aspetta dopo il Coronavirus. Quando la pandemia sarà finita dovremo fare i conti con i nostri ritardi, con la nostra incredulità. E soprattutto dovremo capire l’importanza di una sanità pubblica troppo spesso bistrattata.


Il 2020 non poteva iniziare peggio di così. Se a gennaio credevamo che le minacce di guerra tra Stati Uniti e Iran avessero il potenziale di sconvolgere il mondo, è perché non avevamo ancora conosciuto il Coronavirus. Dopo migliaia di morti, lunghe quarantene e crolli di borsa, possiamo dire con assoluta certezza che quando usciremo da questo incubo le vite di tutti noi saranno, almeno di poco, diverse da prima.

La situazione italiana

Il sistema sanitario nazionale, istituito nel 1978, è una delle più grandi conquiste sociali del dopoguerra. Da sempre motivo di vanto in tutto il mondo, la sanità italiana negli ultimi anni non è stata tuttavia esente dai tagli che hanno colpito diversi settori della sfera pubblica. Secondo l’economista Giuseppe di Taranto, professore alla Luiss, “le regole dell’austerity dettate da Bruxelles negli anni passati hanno costretto a tagliare la sanità pubblica in molte aree europee“. E a confermare le sue parole è perfino Carlo Cottarelli, uno che di tagli alla spesa pubblica se ne intende. In un’intervista per il Tempo, il teorico della spending review ammette che “il risparmio è stato ottenuto con tagli lineari” e “se ci sono tagli lineari si finisce per colpire in maniera indiscriminata e incidere sulla qualità dei servizi“.

Non dobbiamo stupirci, quindi, se da alcune parti d’Italia arrivano notizie preoccupanti relative alla mancanza di strutture e di materiale medico. Il definanziamento del SSN è parte di un preciso progetto politico per il quale si possono fare nomi e cognomi. I responsabili si trovano nei governi italiani, da Monti (2011-2013) e Conte I (2018-2019), ma anche tra i membri della Commissione Europea. Stando a una recente ricerca, infatti, tra il 2011 e il 2018, la Commissione avrebbe formulato agli stati membri ben sessantatré richieste di tagli o privatizzazioni del sistema sanitario. Un dato che dovrebbe far riflettere, specie se confrontato con quelli sulla carenza di personale negli ospedali italiani, dovuta proprio alla mancanza di borse di specializzazione finanziate dallo Stato.

Un mondo nuovo Donald Trump Boris Johnson Coronavirus
La spesa sanitaria pro capite in Italia a partire dal 2010 ha subito un drastico calo rispetto ai principali paesi europei

Regno Unito e Stati Uniti in difficoltà

Ma se la sanità italiana, nonostante i tagli, è rimasta relativamente valida, lo stesso non si può dire di altri paesi. Il piano shock di Boris Johnson (ora parzialmente ritrattato) ha fatto scalpore in Europa, ma in pochi si sono interrogati sulle cause di tale scelta. In realtà la disperata ricerca di piani alternativi deriva dalla necessità di alleggerire il peso su un sistema sanitario già in grossa difficoltà. Uno studio del 2017 calcola che oltre 100.000 decessi si sarebbero potuti evitare in pochi anni se i governi non avessero tagliato la spesa sanitaria. Se anche solo il 10% di questa cifra corrispondesse alla realtà, sarebbe logico affermare che il sistema sanitario di sua maestà affronterà l’emergenza Coronavirus in condizioni tutt’altro che ideali.

Un mondo nuovo Donald Trump Boris Johnson Coronavirus
Donald Trump e Boris Johnson, quest’ultimo positivo al Coronavirus dal 27 marzo.

Ancora peggio è la situazione negli Stati Uniti, dove la sanità è per buona parte in mano alle compagnie assicurative private che, pur essendo costose e inefficienti per i cittadini, aiutano a finanziare le campagne elettorali di molti politici. Non è un caso, quindi, che la quasi totalità della classe politica, da Donald Trump a Joe Biden, stia facendo quadrato per difendere lo status quo. Il presidente Trump ha più volte accusato la Cina di aver sottovalutato il virus, sebbene egli stesso abbia rifiutato per settimane di riconoscere la gravità della questione.

Biden, invece, si è spinto ancora più in là quando ha sostenuto che le difficoltà dell’Italia nel contenere il virus provino l’inefficienza della sanità pubblica. I dati recenti relativi ai contagi, purtroppo, non confermano la sua bizzarra teoria. Quella in arrivo è una tragedia annunciata e non passerà molto prima che un’idea, un tempo impensabile, come il diritto alla salute prenda piede perfino nella retrograda America.

Mai più tagli

Al momento siamo alle prese con l’emergenza più eccezionale dal 1945 e la cosa più giusta da fare è rispettare le regole e fare il tifo per tutti i medici al lavoro per respingere la pandemia. Quando l’emergenza sarà finita, però, è lecito aspettarsi che, tra i pilastri del mondo nuovo in cui vivremo, il settore sanitario goda di maggior considerazione. Perché il miglioramento o il peggioramento della vita delle persone non dipende da forze che sfuggono al controllo umano, bensì da scelte politiche; per usare la similitudine del virologo Massimo Galli: “La sanità è come un ombrello e non dev’essere trascurata quando c’è bel tempo“.

Federico Speme

(In copertina Daan Stevens da Unsplash)

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