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Regionali Puglia 2020 – Il nodo Foggia

Il nodo foggia

Il verde del grano primaverile comincia a colorare la vasta pianura di Foggia, zona produttiva e al passo con la concorrenza straniera grazie alle coltivazioni di grano duro, grano saraceno e pomodoro. La Capitanata è l’area in cui si producono la metà dei 55 milioni di quintali di pomodori raccolti ogni anno in Italia, dato positivo per la crescita dell’intera regione che però non restituisce alla comunità le relative ricchezze e le dure condizioni dei lavoratori del settore si vanno per forza di cose ad incastrare con quelle dei migranti.

Gli stranieri residenti in Puglia sono 134mila, la maggior parte dei quali situati nelle province di Bari e di Foggia. Secondo un’analisi della Coldiretti, sono 973mila le giornate fornite dai lavoratori extracomunitari in questa provincia, ovvero il 28% circa del totale del lavoro necessario al settore; numeri che influiscono significativamente nel dato secondo il quale più di un quarto del Made in Italy a tavola sarebbe ottenuto da mani straniere. Le regionali pugliesi sono alle porte e il nodo Foggia è uno dei più duri da sciogliere anche perché in tendenza con il tabù nazionale sul tema immigrazione.

Competenze regionali sui migranti

Nonostante l’articolo 117 della Costituzione affidi allo Stato la legislazione esclusiva sulla materia immigrazione, fin dagli anni Novanta si era reso necessario il contributo regionale per la distribuzione delle competenze tra centro e periferia, in un contesto storico in cui il trend migratorio risultava per la prima volta positivo. Oggi è usuale distinguere le competenze statali sul flusso migratorio da quelle regionali in riferimento all’integrazione.

In altre parole è compito dello Stato garantire la regolarità delle entrate, dei soggiorni e dei rimpatri; è compito delle regioni, riportando quanto sostenuto dall’art. 3, c. 5, TUI (testo unico sull’immigrazione), “assicurare la rimozione degli ostacoli che di fatto impediscono il pieno riconoscimento dei diritti e degli interessi agli stranieri presenti sul territorio, con particolare riguardo a quelle riguardanti alloggio, lingua, integrazione sociale, rispetto dei diritti fondamentali della persona umana”.

Rispetto dei diritti fondamentali della persona umana

Aboubakar Soumahoro (foto di Marco Garofalo).

La distribuzione delle competenze tra Stato e regioni non tiene però conto dell’effettiva condizione dei migranti e il caso di Foggia purtroppo ne è la chiara dimostrazione. Molti sono stati gli incidenti, gli atti razzisti e certe volte anche le morti, avvenuti in queste campagne. Aboubakar Soumahoro, dirigente sindacale della USB (Unione Sindacale di Base), continua a sostenere che il termine opportuno per classificare la condizione di questi lavoratori è schiavitù. Nel suo libro, Umanità in rivolta, l’italo-ivoriano racconta la vita dei migranti occupati proprio nel settore agroalimentare, che grazie allo sfruttamento del lavoro in nero e mal retribuito riesce a stare al passo con la concorrenza straniera.

Le storie dei protagonisti del libro sembrano seguire la stessa trama: dopo l’arrivo in Italia, la vita sul ciglio di una strada aspettando all’alba il camion che, se quella mattina sono fortunati, li porterà in campagna – molte delle quali nel Foggiano – a lavorare per una paga misera e che a volte stenta ad arrivare. Il sindacalista spiega che oggi le voci di questi protagonisti cominciano a farsi sentire con più veemenza dopo circa trent’anni di silenzio assordante delle istituzioni che sapevano e sanno ma non agiscono per non rischiare di provocare un contraccolpo economico.

I migranti Foggiani, riuniti più volte la scorsa estate in manifestazioni di protesta, chiedono un documento e soprattutto regolarità giuridica per chi lavora nelle campagne, con la speranza che le verdi pianure della Capitanata non tornino a colorarsi di rosso.

Alessandro Bitondo


Il nodo Taranto è il primo articolo della serie Regionali Puglia 2020, a cura di Alessandro Bitondo.

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