Politica

Usa2020 – Paura e delirio in New Hampshire

New Hampshire

Continuano le primarie del Partito Democratico negli Stati Uniti per la selezione del candidato alla presidenza per le elezioni di questo novembre. Dopo l’apertura delle danze in Iowa, è arrivato il turno del New Hampshire, che condivide con l’Iowa lo status di “momentum factory”: i due stati sono infatti i primi a votare nelle primarie di entrambi i partiti maggiori, e per questo attirano sempre una grande interesse mediatico, dando la possibilità al vincitore di raccogliere attorno a sé un insieme di narrazione positiva e attenzione detto “momentum” che può indurre gli elettori indecisi a votare per lui e dare una spinta decisiva alla campagna del candidato in questione.

I risultati, come quelli in Iowa, però non hanno premiato in modo particolare un solo candidato, e hanno visto il ripetersi del testa a testa tra il socialdemocratico Bernie Sanders, che ha vinto con pochissimo scarto ottenendo il 25,7% dei voti, e il sorprendente giovane moderato Pete Buttigieg, che ha preso il 24,4%. Dietro di loro, al terzo posto vi è la più grande sorpresa di questa tornata elettorale, la senatrice del Minnesota Amy Klobuchar, al 19,8%. Grandi delusioni infine per l’altro cavallo da corsa dell’ala sinistra del partito, Elizabeth Warren (9,2%), e per l’anziano ex-vicepresidente di Obama, Joe Biden (8,4%).

Di cosa dobbiamo tenere conto?

Innanzitutto dobbiamo cercare di contestualizzare i risultati analizzando luogo e società da cui sono venuti fuori. Il New Hampshire è il tipico Stato che è tale solo perché una delle Tredici Colonie britanniche la cui ribellione ha fondato gli USA; dimensioni molto ridotte (quartultimo per estensione tra i 50 stati dell’Unione) e popolazione non molto numerosa (poco meno di un milione e mezzo di persone, nono stato meno popolato). Si trova nel New England, regione nel Nord-est degli Stati Uniti che ha sviluppato un’identità distinta che ha subito un’evoluzione nel tempo più simile a quella di una nazione europea che a quella che si può trovare tipicamente in una qualunque regione degli USA.

Una società originata dall’esodo dalla Gran Bretagna di vaste comunità di puritani, un gruppo di puristi protestanti in disaccordo con la corona e le istituzioni della Chiesa Anglicana caratterizzata da una moralità intransigente, oggi il New England è la regione meno religiosa d’America e un vero e proprio bastione “liberal”. Gli Stati della zona, inoltre, si caratterizzano per essere pionieri e nuclei originari dei diritti delle comunità LGBT+, per la fitta rete di trasporti pubblici sul territorio (in gran parte sotto una gestione pubblica o a partecipazione statale) e per l’abolizione della pena di morte (ancora purtroppo molto diffusa negli USA).

Questa evoluzione si può notare anche nella politica locale; roccaforte Repubblicana per più di un secolo, il New England è diventato negli ultimi decenni la regione più Democratica in tutta la nazione (anche se in questa traslazione ha avuto certamente grande influenza anche la continua deriva reazionaria del Partito Repubblicano degli ultimi 50 anni). Il New Hampshire è lo stato meno dem tra quelli della regione ed è considerato solamente uno “swing state”, cioè uno stato che tende a oscillare tra un partito e l’altro.

Bisogna tenere in mente infatti che stiamo parlando dello stato generalmente più conservatore nella zona e che al suo interno è presente una forte tradizione “libertarian”, che da un lato è alla base delle già citate visioni progressiste sui diritti LGBT+ ma dall’altro porta a un’avversione verso regolazioni statali (un esempio bizzarro è l’assenza di leggi che prevedano l’uso obbligatorio delle cinture di sicurezza in auto) e verso le tasse, al punto che il governo locale di Concord ne impone tra le più basse di tutta la Nazione. Andando ad analizzare la composizione etnica dello stato balza all’occhio poi una maggioranza estrema di bianchi (intorno al 92%), il che ha un particolare impatto nei risultati, potenzialmente penalizzando i candidati particolarmente forti tra le minoranze.

Cosa significano questi risultati?

È un’opinione molto comune che le primarie democratiche di quest’anno finiranno per essere una grande sfida tra un frontrunner della sinistra progressista e socialdemocratica e un frontrunner dell’establishment di partito moderato e centrista. E se sembrerebbe sempre di più che, al netto dei risultati deludenti della Warren in Iowa e NH e della sua caduta nei sondaggi, la prima figura sarà (a meno di grandi sconvolgimenti) Bernie Sanders, la lotta per essere il suo sfidante sta sfociando sempre di più nel caos.

Quello che sembrava essere il favorito, l’ex-VP Biden, ha ottenuto risultati orridi (rispetto alle aspettative e alla campagna sostenuta dal suo entourage in questi mesi), mentre l’unico in grado di tenere testa a Sanders è risultato essere Pete Buttigieg. Attenzione: non vuol dire che abbia vinto la supremazia sull’ala di centro del partito. “Mayor Pete” ha costruito la sua campagna sulla sua immagine di persona seria ed equilibrata, in grado di affrontare con calma e pacatezza ogni dibattito e per questo appare in diretto contrasto con la figura del presidente Trump, ma ha diverse debolezze: ha pochi sostenitori tra le minoranze (specialmente tra gli afroamericani), risulta abbastanza inconsistente a livello di idee e politiche e infine, come dice il suo stesso soprannome, la sua esperienza politica è legata unicamente all’essere il sindaco di South Bend, Indiana, ovvero una città di medio basse dimensioni in uno stato di medio bassa importanza.

Sebbene ogni candidato dell’establishment abbia problemi di concretezza e consistenza a livello di proposte, la poca esperienza e il poco appeal nelle comunità nere potrebbero far perdere terreno a Buttigieg, potenzialmente favorendo Biden, che può vantare decenni di esperienza tra congresso e Casa Bianca e che per il momento è il candidato più popolare tra i votanti di colore per via della sua associazione con l’Amministrazione Obama.

La rivelazione

Un ulteriore ribaltamento del tavolo l’ha portato però il sorprendente terzo posto di Amy Klobuchar, che si inserisce nella corsa. Diversi mesi fa si pensava che sarebbe stata la rivelazione di queste primarie, ma l’ipotesi era poi stata smentita nel tempo dai sondaggi, nei quali oscillava tra il 2 e il 3% raggiungendo, nelle proiezioni più ottimistiche, la soglia minima per qualificarsi agli ultimi dibattiti (5%). La prima sorpresa è arrivata in Iowa, dove la senatrice del Minnesota, pur raggiungendo un inutile quinto posto, ha superato i dieci punti percentuali (11%), praticamente pari a Biden (12,37%).

Questo ha spinto la Klobuchar a tentare il tutto per tutto in New Hampshire; la candidata ha infatti spostato gran parte del suo entourage sul nuovo campo di battaglia e ha lanciato una campagna mirata a conquistare la popolazione locale, sostenendo una posizione “fiscal conservative” in diretta opposizione alle idee di assistenza sanitaria universale e remissione dei debiti studenteschi portate da Bernie Sanders con l’obiettivo di fare leva sulle già citate tendenze anti-spese pubbliche e anti-tasse presenti nello stato.

Ha inoltre messo su una fitta rete di endorsements tra importanti giornali locali e istituzioni (entrambe le senatrici del New Hampshire hanno mostrato il loro supporto), che hanno contribuito al sorprendente risultato. È ovvio che questo risultato è frutto di condizioni particolari sul luogo e di un lavoro intenso e disperato, e risulta quindi difficile credere che la strategia della Klobuchar possa portarle altri upset simili in futuro.

Prospettive: Amy Klobuchar

La senatrice intende provare il contrario, e si è già gettata con la sua squadra a fare campagna in Nevada e Carolina del Sud, sedi delle prossime primarie in calendario. Se riuscisse a strappare dei risultati degni di nota, potrebbe sperare di attirare elettori indecisi o delusi dagli altri candidati, e soprattutto convincere dei Super-PAC a sostenerla.

I Super-PAC sono organizzazioni esentasse il cui scopo è la raccolta di donazioni monetarie per sostenere la campagna elettorale di un candidato politico, e che non hanno limiti alla quantità di denaro che possono ricevere da individui o corporazioni, rendendoli veicoli per gli interessi delle élite economiche del paese. Elite che vedono Bernie Sanders come fino negli occhi, e che di fronte ad un Biden così deludente e ad un candidato con così tanti punti deboli facilmente sfruttabili da Sanders o Trump come Buttigieg potrebbero vedere in un’Amy Klobuchar capace di ottenere buoni risultati nelle prime primarie il cavallo su cui puntare.

Ovviamente dobbiamo ricordare che tutte queste sono solo speculazioni, basate sulla realtà di tutto quello che abbiamo potuto leggere da queste prime tornate elettorali, ma che raccontano un futuro che dipende da veramente troppe variabili per essere previsto con una qualsiasi forma di precisione. Biden potrebbe reggere i colpi di Iowa e New Hampshire e riprendersi in toto (i primi sondaggi per il Nevada, prossima tappa delle primarie, lo danno al secondo posto al 18% dopo un inarrestabile Sanders a 25%), Buttigieg potrebbe rivelarsi essere davvero il cavallo nero di queste elezioni e arrivare a lottare per la nomination, e Amy Klobuchar potrebbe essere solo la sorpresa di una nottata incapace di ripetersi, senza che nessuno si stupisca.

Gli altri candidati in campo

Non si può nemmeno ignorare l’impatto che avrà la discesa in campo di Michael Bloomberg, miliardario magnate dei media che ha già speso 200 milioni di dollari in messaggi promozionali televisivi con l’obiettivo di cambiare le cose ma non troppo, osteggiando Trump e fronteggiando Sanders nelle primarie. Bloomberg non era presente sulla scheda elettorale in New Hampshire e non lo sarà nemmeno in Nevada e Carolina del Sud, quindi sarà necessario del tempo per giudicare l’influenza che avrà esercitato su queste primarie e vedere se anche nel Partito Democratico un miliardario può riuscire, letteralmente, a comprarsi la nomination.

L’unica certezza è che Bernie Sanders, con la sua campagna costruita dal basso e la sua determinazione nel voler costruire un’America che funzioni per tutti e che sia più indipendente dall’influenza delle grandi corporazioni nella pubblica amministrazione, è una forza con la quale chiunque voglia guadagnarsi la nomination dovrà fare i conti, come i risultati del New Hampshire e i sondaggi continuano a dimostrare.

Andrea Bonucchi


Usa2020 è un progetto originale di Andrea Bonucchi e Federico Speme.

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