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Mondi Fantastici – Il Priorato dell’Albero delle Arance

Il priorato dell'albero delle arance

Romanzo femminista e profondamente legato alle tematiche LGBT, che rifugge dagli stereotipi di genere porgendo orgogliosamente le redini della trama a donne forti e indipendenti e che apre la strada ad una nuova frontiera dell’epic fantasy. Tutto questo è il Priorato dell’Albero delle Arance.

Un fantasy classico e originale

Quando si parla di epic fantasy la prima cosa che viene in mente è la lotta tra bene e male, luce contro oscurità; ci si immagina draghi e cavalieri; magari qualcuno può pensare alla magia, che assume forme differenti a seconda del tempo, del luogo e dell’autore. Ognuno di questi elementi è presente nel fantasy di Samantha Shannon. Ecco, Il Priorato dell’Albero delle Arance mantiene molti degli stilemi del suo genere, a partire proprio dalla lotta tra bene e male che fa da sfondo all’intero romanzo.

Nonostante la chiara e riconoscibile presenza di questi topoi l’autrice riesce ad essere sempre originale e mai scontata. La scrittura è fluida e il libro, un mattone di circa 800 pagine, si legge molto velocemente. L’unica cosa negativa è che, da metà in poi, la Shannon sembra avere fretta di concludere il romanzo e la narrazione, forse, diventa un po’ troppo rapida, come se fosse tirata via.

Il libro che fa da capostipite al genere epic fantasy è Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien e ad esso l’autrice fa riferimento riprendendo numerosi elementi a partire dall’ambientazione, una sorta di medioevo idealizzato, romantico e pieno di magia. Si riscontrano nel romanzo molte analogie anche col Trono di Spade di G.R.R. Martin, nella rappresentazione di un mondo immaginario diviso in regni e continenti profondamente diversi tra loro (dagli usi e costumi molto simili a quelli di civiltà realmente esistite o esistenti). Questi mondi, in lotta da secoli per antichissimi conflitti, dovranno superare le divergenze e far fronte comune per combattere una malvagia entità: Il Senza Nome.

Vi racconto una storia: Il Priorato dell’Albero delle Arance

Nel Reginato di Inys Ead Duryan veglia sulla sovrana Sabran Nona, ultima erede della casata Berethnet, per proteggerla dai tanti pericoli che la circondano e far sì che ella possa vivere abbastanza a lungo da sposarsi e mettere al mondo una figlia, nuova fonte di speranza per il regno. Per favorire il matrimonio della sovrana e mettere a tacere le dicerie su una loro possibile storia d’amore, il suo migliore amico Loth viene allontanato dalla corte e mandato in una terra sotto il dominio delle viverne.

Intanto in Oriente, oltre il grande Abisso, Tanè si allena per realizzare il suo sogno: diventare un cavaliere di drago. Una serie di eventi la porteranno però ad avvicinarsi a Niclays, vecchio alchimista ossessionato dalla ricerca dell’elisir di lunga vita, esiliato proprio dalla regina Sabran. Niclays è a tutti gli effetti un antieroe che non ci si aspetterebbe mai di trovare tra i protagonisti di un romanzo. Presenta tutti i lati negativi dell’essere umano: è capace di avere un odio cieco e profondo, è infido e pavido. In più occasioni si dimostra pronto a sacrificare innocenti pur di salvarsi la vita. Eppure è anche in grado di provare un amore puro e devastante, rimanendo fino all’ultimo un personaggio enigmatico e incredibilmente vero.

La regina che non voleva un’erede

La presenza di un’erede Berethnet sul trono di Inys sembra essere, secondo la religione predominante, l’unico modo per evitare il ritorno del Senza Nome, una gigantesca viverna che giace dormiente sul fondo dell’Abisso, eppure Sabran non sembra assolutamente intenzionata a sposarsi.

Attraverso gli occhi di Ead ho imparato a conoscere la regina, una donna che sente tutto il peso e la responsabilità del regno sulle sue spalle, che teme la gravidanza e non si sente affatto in grado di essere una madre. Ma c’è dell’altro: la regina sa che alla nascita di un’erede lei perderà di importanza, sente di essere solo un involucro, un’incubatrice, e non è disposta a sacrificare se stessa. Nonostante un’erede della casata sieda sul trono, i Grandi dell’Ovest, le viverne al servizio del Senza Nome si risvegliano, preannunciandone il ritorno, e questo porterà i protagonisti e soprattutto Sabran a interrogarsi e a mettere in dubbio le proprie certezze.

Abbattere gli stereotipi

Sabran è una donna e una regina. Tutto ciò che dovrebbe desiderare è avere una figlia, per sé e per il regno. Tutti le dicono che sarà bellissimo essere una madre, e le rammentano sempre che quello è il suo dovere di donna e di regnante, e che non vi si può sottrarre per alcuna ragione. Eppure la regina non vuole una figlia, non si sente pronta. È giovane e vuole mantenere la sua indipendenza, ha capito che non deve sottostare alle regole della società e che non saranno i figli a renderla completa. Prima deve costruirsi lei, passo dopo passo, una vera identità.

Un’identità che imparerà a conoscere e comprendere grazie all’amore. Ed è l’amore uno dei temi centrali del romanzo, non importa verso chi o cosa, amore e basta. Che gli amanti siano dello stesso sesso o di sesso opposto, l’importante è che si vogliano bene. I personaggi appartenenti alla comunità LGBT sono presenti e non c’è stereotipo nella loro caratterizzazione. Sono solo esseri umani, come tutti.

Leggere per crescere: la ricerca della verità

Come ne La bussola d’oro, il Priorato dell’Albero delle Arance vuole andare oltre i dogmi imposti dalla religione per imparare a comprendere il mondo e se stessi. Se nel romanzo di Pullman l’autore si scaglia con forza e chiarezza contro il fanatismo, in questo libro la questione religiosa è più sottile, ma egualmente importante. Anche in questo caso i fanatici non sono certo visti di buon occhio, e anche qui abbiamo un accenno del contrasto tra alchimia e religione.

Il punto più interessante però è l’evoluzione dei personaggi, soprattutto di Sabran, quando è costretta a mettere in discussione ogni sua certezza. Alcuni personaggi capiranno che sono stati educati con bugie a cui si sono aggrappati per anni. Dovranno trovare la forza di mettere da parte la mentalità con cui sono stati cresciuti e capire fino in fondo se stessi, accettando che le loro certezze si basavano su menzogne.

Tutto questo in un percorso di formazione compiuto non da ragazzini ma da persone adulte che ha come fine ultimo la ricerca della verità. Un romanzo che insegna a mettersi in discussione e ad accettare i propri errori per ricominciare da capo, forti di una nuova consapevolezza.

Matilde Boni


Per approfondire Il Priorato dell’Albero delle Arance:

Link al sito ufficiale di Mondadori.


Il Priorato dell’Albero delle Arance è il secondo articolo della rubrica Mondi Fantastici di Matilde Boni.

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