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Opinione

Sardine in un mare di demagogia

Sardine Bologna

Se negli ultimi decenni qualcosa è cambiato nella politica, sicuramente si tratta della partecipazione sociale e del modo in cui i cittadini si approcciano alla materia.

Tutto ciò fa parte di un cambiamento molto più vasto e legato in realtà a diverse cause, che si rispecchia anche in altri ambiti della vita e che si concretizza nella tendenza a una sempre maggiore riduzione dell’interesse delle persone a questioni prettamente private o circoscritte in base al proprio comodo.

Come di consueto, per questa tendenza si “incolpano” principalmente i giovani, con argomentazioni banali e scontate come l’utilizzo dei social. Eppure, cosa succederebbe se la spinta in controtendenza, almeno in ambito politico, arrivasse proprio da un gruppo di giovani?

Sardine

Un silenzio per far tacere l’odio

Ce lo siamo immaginati in tanti e si è in qualche modo materializzato quando quattro ragazzi poco più che trentenni hanno deciso di organizzare una sorta di flash mob per esprimere la loro opinione – effettivamente – condivisa.

È successo giovedì 14 novembre, quando Andrea, Giulia, Mattia e Roberto sono riusciti a portare in Piazza Maggiore, a Bologna, circa 15mila persone in occasione della presentazione della candidata alle regionali Lucia Borgonzoni, accompagnata dal leader leghista. Il movimento delle sardine – il cui nome nasce dall’obiettivo di stringersi nelle piazze, vicini e silenziosi come pesci, in segno di protesta – si definisce apartitico pur non rinnegando la propria iniziale funzione anti-salviniana e sta riscuotendo un notevole successo, diffondendosi in altre città d’Italia come Modena, Rimini e Torino.

In piazza non c’erano bandiere né simboli di partiti, a ribadire l’eterogeneità dei partecipanti presenti per protestare contro l’odio che avanza sia sui social che nel contesto politico, per promuovere un clima di distensione e dialogo, opponendosi a qualsiasi forma di discriminazione. Il tutto sembra lanciare un messaggio molto forte: un’alternativa ai comizi pieni di sterili discorsi e scrosci di applausi accondiscendenti, la dimostrazione che non c’è una direzione univoca del pensiero politico e che le persone sono disposte a scendere in piazza e, più concretamente, ad esprimere le proprie opinioni (azione che ha come condizione di esistenza lo sviluppo di un pensiero critico).

Il movimento intanto sbarca oltreoceano con le “sardine atlantiche”, un gruppo organizzato tramite un manifesto bilingue che si è unito per mostrare solidarietà alle sardine italiane, domenica 24 novembre, a New York, davanti alla statua di Garibaldi nel Washington Square Park. Anche negli States i manifestanti si sono riuniti per protestare una politica animata da un clima di discriminazione e fatta di interazioni social e non sociali. Una tendenza che rispecchia anche una frangia della politica italiana, talmente evidente e quasi “socialmente” accettata da rispondere al movimento con armi di propaganda: dalle immagini di sardine fritte allo schieramento di gattini.

Eppure ancora nessuna risposta politicamente valida. Lo stesso giorno in Italia è stata oscurata la pagina ufficiale del movimento a causa di un insieme di segnalazioni a Facebook, un evidente tentativo di sabotaggio dato che la pagina non contiene alcun tipo di post che violi le norme del sito.

Scegliere il cambiamento

Che il 2019 sia stato l’anno in cui questo genere di tendenza alla manifestazione si sia diffuso è ormai noto e non solo le sardine ma anche le proteste del FFF (Fridays For Future) ne sono piena dimostrazione. È possibile che il modo di vivere la politica come partecipazione attiva e sociale, formula di rappresentazione dei cittadini, stia cambiando?

Le sardine dovranno nuotare ancora a lungo nel mare demagogico della politica, in cui spesso anche i pesci più grandi fanno fatica a muoversi per trovare nuove acque. Tuttavia non andrebbe commesso un errore in grado di svalutare l’intero movimento: riunirsi in una formazione che protesta un “qualcuno” anziché l’intera tendenza politica del “qualcosa”. Questo, e lo si comprende bene, non comporterebbe la risoluzione del problema ma soltanto una sua riformulazione, con un nuovo volto e un nuovo slogan.

In futuro, il silenzio delle sardine potrebbe non essere d’aiuto e allora dovrà essere formata o dovrà essere presente una degna alternativa, quella che le persone stanno chiedendo. Il messaggio di questo movimento andrebbe anche raccolto dalla fascia politica che lo appoggia, per ricordarsi che l’unione fa la forza e che la vera azione politica parte dal basso, dal contatto e dalla partecipazione. Si dice che l’uomo, a differenza degli animali, abbia il vantaggio del libero arbitrio, che possa scegliere; perciò ognuno scelga da che parte stare, consapevole della differenza tra un banco di sardine e un gregge di pecore.

Sofia Bettari

(In copertina i ragazzi bolognesi che hanno creato il movimento delle Sardine)

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