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Stars, stripes and taxes

Stars, stripes and taxes

Caro Donald

È di pochi giorni fa la notizia dell’introduzione di nuovi dazi sui prodotti agroalimentari europei, in vigore dal 18 ottobre. Il lupo perde il pelo ma non il vizio delle guerre commerciali, a quanto pare. Sono già passati due anni da quando hai cominciato a combattere il tuo omerico duello con Pechino, ma adesso vuoi di più: hai cercato di ridurre il deficit commerciale con Pechino iniziando una guerra fredda economica. Ora cerchi di ridurre il deficit commerciale con l’UE con gli stessi mezzi. Complimenti Donald. “Molti nemici molto onore” direbbe un tizio pelato che hai già citato nei tuoi discorsi; e sappiamo tutti com’è finita.

Cosa vuoi dimostrare con questa nuova ondata di tasse? Pensi che chiudendo le frontiere economiche il tuo Paese ne gioverà? Partiamo da una considerazione storica: il commercio, da quando la Storia è tale, è stato sempre lo strumento principale per scambiarsi idee e conoscenze, ma soprattutto è stato sempre l’attività che permetteva di far girare il denaro, che al giorno d’oggi è merce indispensabile; abbiamo capito tutti quale fosse la tua idea: tassare i prodotti stranieri in modo che i prodotti statunitensi risultassero convenienti al supermercato.

Ci avevi già provato con i cinesi e il risultato è stato un disastro: le vendite di prodotti americani nella RPC sono crollate, mentre per le famiglie degli Stati Uniti, soprattutto le più povere, non c’è stato alcun miglioramento, anzi la spesa è aumentata: una famiglia con un reddito di 40 mila dollari annui andrà a pagare 400$ in più all’anno a causa dei dazi sui prodotti cinesi; come mai succede questo?

I produttori americani, sfruttando l’aumento dei prezzi per la concorrenza cinese, hanno bellamente alzato i prezzi in modo da rendere comunque conveniente l’acquisto rispetto ai prodotti analoghi di Pechino, con la conseguenza che il sovrapprezzo va comunque a carico dei cittadini americani; inoltre le importazioni dalla Cina sono necessarie per soddisfare la domanda interna, evidentemente troppo elevata o affezionata ai prodotti della Repubblica Popolare per virare del tutto sulle alternative in patria. Tra l’altro, piccolo spoiler, maggiore è il reddito delle famiglie, meno i dazi vanno a incidere in proporzione: una famiglia da 160 mila dollari annui affronterà un aumento dei costi di circa 1000$ annui per i dazi sulle importazioni dalla Cina, stabilendo un rapporto reddito: sovrapprezzo di 4:2.5, perfettamente in linea con la politica trumpiana.

Errare è umano, perseverare è diabolico: a questo punto non ho difficoltà a immaginarmi la Casa Bianca nella prima cantica della Divina Commedia. Già, Donald, sei inciampato sulla stessa buccia di banana. Le nuove tasse introdotte sui prodotti europei non gioveranno alle tasche degli americani; allo stesso modo a raccogliere i frutti delle tue scelte macroeconomiche saranno i grandi proprietari terrieri, le multinazionali del cibo, la distribuzione di massa rivoluzionata da Walmart a partire dal ’62, data di nascita dell’odierno consumismo sfrenato. Analogamente a quanto accaduto con Pechino, i prezzi dei prodotti europei cresceranno, così i contadini a stelle e strisce potranno innalzare i prezzi, che slitterà fino a gravare nuovamente ed ulteriormente sulle spalle delle famiglie americane.

Il punto, caro Donald, è che per via di questi dazi da 7,5 miliardi di euro non ci perderanno solo le famiglie che dovranno pagare di più, non ci perderanno solo le piccole e medie imprese americane, che dall’introduzione dei dazi non troveranno alcun ristoro dato che in ogni caso l’economia americana rimarrà polarizzata nelle mani e nei portafogli di poche e colossali aziende: di fronte all’ennesimo favoritismo verso il capitalismo liquido-finanziario americano a perderci saranno gli Stati Uniti nell’insieme. Te lo spiego in breve, Donald: i prodotti che tu andrai a tassare, il Parmigiano, il Bordeaux, il pecorino sono tutte eccellenze che voi di là dall’oceano vi potete solo sognare.

Voi che avete inventato l’allevamento intensivo, voi che introducete ormoni negli animali perché crescano più velocemente, voi che non rispettate gli standard sanitari e fitosanitari europei, voi che siete da sempre responsabili delle crisi agricole del vecchio continente, voi che avete schiacciato la piccola proprietà contadina in favore del latifondo gestito dai magnati, voi che avete inventato il fast food e il cibo spazzatura a basso costo e neppure avete un sistema sanitario pubblico e gratuito per riparare i danni, voi che inquinate quanto l’intera UE pur avendo la metà dei suoi abitanti (informazioni in merito si possono trovare a questo link), voi che un prodotto DOP o IGP non sapete nemmeno cosa sia e provate a rimpiazzare le vostre mancanze in termini di qualità con surrogati prodotti industrialmente come il parmesan e vi permettete pure di chiamare il vostro cibo per gatti con nomi quali “Asiago”, “Mortadella” o “Prosciutto” quando con le nostre tradizioni non avete nulla a che fare.

Caro Donald, stai certo che risponderemo a tono. I nostri prodotti sono ambiti ovunque. Di recente è stato firmato il trattato “Nuova via della seta” che darà nuova linfa alla millenaria tradizione commerciale Europa-Cina. L’Europa non ha bisogno degli USA quanto gli USA hanno bisogno dell’Europa. Prima o poi il regime del dollaro statunitense crollerà e la politica dell’esportare democrazia con le bombe verrà internazionalmente riconosciuta come imperialismo nudo e crudo. Diremo finalmente addio alla NATO e alle “missioni di pace” come quella in Afghanistan, che ha avuto un costo di 7,8 miliardi di euro in diciassette anni, più o meno un milione al giorno. Quando questo succederà, caro Donald, spero che tu sia ancora qui a guardare e renderti conto, se avrai l’umiltà di farlo, delle porcherie che hai causato.

Con affetto, un ragazzo fiero di essere italiano ed europeo

Tommaso Malpensa

(In copertina Donald Trump: Stars stripes and taxes)


Articolo originariamente pubblicato su @iltempodelleidee, in data 12 settembre 2019.

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Voci. Un’idea originale di Elettra Domini. A cura di Elettra Domini e Davide Lamandini.

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