Voci

Era solo un gioco

Era solo un gioco

Sei troppo grassa, non dovresti mettere foto in costume!

Ma a cosa stavi pensando quando hai deciso di vestirti così?

Mangia, sei orribile tutta pelle e ossa!


Questi sono esempi di frasi che non dovrebbero mai essere pronunciate, che non sono solo parole, sono giudizi. Chi le usa, di solito si giustifica con leggerezza. Lo dicevo solo per il tuo bene! Scherzavo! Non si può più neanche fare una battuta! Dai troppa importanza a tutto! Fregatene!. Si minimizza, come se minimizzare il danno servisse a minimizzare la colpa, ad alleggerire il giudizio e forse anche la coscienza.

Questo è il body shaming, e vorrei che non servisse né spiegare né aggiungere altro, non dovrebbe essere difficile capirne la dannosità. Le parole possono ferire. Ferisce il giudizio, ferisce l’odio, ferisce il non essere accettati, il non sentirsi parte di qualcosa, sentirsi diversi e sempre mancanti. Non rientrare nei canoni di bellezza, spigliatezza e competitività che la società ci impone. Esistono troppi casi di ragazze e ragazzi che si sono tolti la vita a causa di parole dette con una superficialità spietata. Perché troppe volte la leggerezza lo è. E le persone come se nulla fosse si lasciano sfuggire espressioni sgarbate, ignoranti o anche feroci nel nome di un “Ma stavo scherzando!” che fa sì che alla fine nessuno risulti colpevole – era solo un gioco.

Le persone che si permettono di deridere chi ha un filo di cellulite, chi non è abbastanza magro o, al contrario, chi lo è in maniera eccessiva, sono, in realtà, persone infelici. Chiara Ferragni ha detto: “Il body shaming è per i perdenti”. Ebbene, sì, lo è, ed è anche vecchio, superato, immobile, polveroso. Voglio fare un’ipotesi, forse azzardata: ma se fossero proprio gli odiatori, rifugiati dietro a una tastiera e intenti a vomitare sugli altri ciò che essi stessi temono, a non essere abbastanza belli, abbastanza magri o sufficientemente cool? Ma non vi fa più grandi, più magri, o più belli digitare odio sui social. In fin dei conti, forse sarebbe meglio se non ve ne facessi una colpa: non deve risultare facile non riuscire ad essere se stessi, nascondersi dietro a uno schermo, vivere a metà – la metà peggiore.

Il body shaming è spesso indirizzato alle donne, che fin dall’alba dei tempi sono state etichettate esclusivamente in base all’aspetto esteriore. Speravo che nel 2020 la società sarebbe andata avanti, che avrebbe superato quei pregiudizi che fanno sentire la donna in dovere di essere bella e assertiva; e invece, per me e per tutte le altre ingenue figlie del cosiddetto progresso, sarebbe stato meglio rassegnarsi. Noi donne siamo molto altro, soprattutto siamo molto di più. Forse alcuni uomini riuscirebbero a scoprirlo, forse, se al posto di un bel culo cercassero un bel cervello: chi ci giudica secondo simili categorie ha già perso in partenza, non si rende conto di quanto sia piccolo e, in realtà, limitato. Perché in fondo, per costui, era solo un gioco.

Ma peggio sono le donne contro le donne. Perché, purtroppo, la solidarietà femminile, la “sorellanza”, è ancora utopia. Troppo spesso invidia e cattiveria nascono tra di noi. Se ci unissimo, se ci aiutassimo a vicenda, se ci sostenessimo, saremmo una forza potentissima, saremmo invincibili. Io sono una donna dalla parte delle donne e non smetterò mai di sperare, magari illudendomi, che un giorno ci possa essere solidarietà tra di noi. D’altronde, dell’insediamento al governo della ministra Bellanova, cosa ricordiamo? Semplice: gli insulti. Insulti gratuiti che prendevano di mira il suo vestito, la sua corporatura. A un uomo è permesso di più, è permesso di essere robusto, di essere vestito male, di invecchiare. Alle donne no: dobbiamo essere belle, magre, scattanti, ben vestite. Davvero coloro che insultano, umiliano e giudicano non hanno nulla di meglio da fare per passare il loro tempo?

E in fondo la vera bellezza non è forse essere se stessi? Intendo svegliarsi la mattina, guardarsi allo specchio e piacersi, anche coi capelli scompigliati e le occhiaie scure; mangiare un gelato ridendo e fregandosene delle calorie. La vera bellezza risiede nella gentilezza, nella dolcezza, nella spontaneità; bellezza significa saper ridere delle critiche che ci vengono rivolte, sapersi accettare così come si è. La verità è che chi offende, schernisce e critica non merita di essere ascoltato.

Di conseguenza, mi rivolgo a voi, ragazze e ragazzi vittime di questo meccanismo perverso: siete bellissimi così, quando vi svegliate con la luna storta, quando avete voglia di mangiare un panino con la Nutella, quando non vi va di sorridere. Quando decidete voi se era “solo un gioco” o no. Siete unici e rari, anche senza inganni, effetti speciali o filtri: naturali e con le vostre imperfezioni – le stesse di tutti, in fondo. Io sono con voi.

Ester Alma Romiti

(In copertina “Body Shaming: Era solo un “gioco”)


Voci. Un’idea originale di Elettra Domini. A cura di Elettra Domini e Davide Lamandini.

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