Cultura

William Shakespeare e gli Antichi

Shakespeare e gli antichi

Ci sono alcune tragedie di William Shakespeare, generalmente considerate “minori”, che meritano un’attenzione particolare. Sono due opere che raccontano il mondo romano, fondamentali per capire il rapporto tra il grande drammaturgo inglese e gli Antichi: si tratta di “Antonio e Cleopatra” e “Giulio Cesare”. Credo che leggerle sia un modo come un altro per apprezzare personaggi e vicende antiche, che forse possono sembrare troppo lontane oggi come oggi; eppure, gli eroi del passato non vanno solo studiati, vanno vissuti.

La capacità di Shakespeare di far emergere il lato drammatico di quei momenti è straordinaria: per un attimo non sono più esclusivamente nomi stampati sui libri di scuola, ma persone che hanno sofferto e vissuto, proprio come noi. Ecco, penso che queste opere siano espedienti per farci rivivere momenti storici fondamentali, per porci domande (cosa sarebbe accaduto se Cesare non fosse stato ucciso dai congiurati? E se Antonio avesse vinto la battaglia di Azio del 31 a.C? Il mondo oggi sarebbe tanto diverso?), per renderci la storia meno noiosa e – se posso dirlo – anche un po’ più credibile.


Giulio Cesare: Il dittatore ucciso dal figlio

Cesare, guardati da Bruto; sta’ attento a Cassio; non avvicinarti a Casca; tieni d’occhio Cinna; non fidarti di Trebonio; fa’ attenzione a Metello Cimbro; Decio Bruto non ti ama; hai fatto torto a Caio Ligario. Questi uomini han soltanto un proposito, ed è diretto contro Cesare.

Bruto è il figlio adottivo di Cesare: sua madre e lui, infatti, hanno avuto una lunga relazione adulterina in passato e ora egli, discendente di Giunio Bruto, ha il privilegio di essere uno dei pochi discendenti del dittatore. Convinto da Cassio, dai fratelli Casca e da altri aristocratici romani, entra a far parte della cospirazione che ha come obiettivo quello di uccidere Cesare, reo della morte della Repubblica.

Le previsioni di un indovino e gli avvertimenti della moglie Calpurnia non bastano ad impedire a Cesare di compiere il suo lavoro: alle Idi di marzo del 44 a.C. si reca in senato. Giunto però nei pressi della statua di Pompeo, viene accoltellato ben 23 volte dai cospiratori e, quasi fosse segno del destino, cade proprio ai piedi del suo grande nemico.

Non occorre che un uomo sappia cosa avverrà alla fine del giorno dopo, è sufficiente che il giorno finisca e la conclusione sarà nota; se ci rincontreremo allora sorrideremo, sennò, sarà stato lo stesso un bell’addio.

Ai funerali del dittatore sta ad Antonio, suo grande amico, leggere il testamento. Antonio, senza volerlo, muove però la pubblica opinione contro i cesaricidi, che si vedono costretti a fuggire e a rifugiarsi in Grecia. La notte prima della battaglia contro i triumviri Ottaviano e Antonio, Bruto sogna lo spettro di Cesare. Presagio funesto. Il giorno dopo, infatti, lui e Cassio sono costretti a suicidarsi per sfuggire alla sconfitta.

Meglio vivere osando che non conoscere ne vittoria né sconfitta.

Shakespeare e gli antichi 2

Antonio e Cleopatra: Un amore fatto di politica e passione

La vicenda è ambientata ad Alessandria d’Egitto poco dopo la morte di Giulio Cesare. Il tema principale è l’amore tra la regina d’Egitto Cleopatra e il triumviro Antonio. Antonio approda in Egitto, dove si innamora della bellissima e affascinante Cleopatra, che precedentemente era stata anche compagna di Cesare. Poco dopo il suo arrivo, egli viene informato della morte della moglie Fulvia, che si trovava a Roma. La politica, dunque, lo costringe a tornare all’Urbe. Lì, convinto da Ottaviano, sposa Ottavia. 

Nel frattempo Cleopatra viene a sapere del matrimonio da un messaggero: la sua gelosia viene frenata solo dalle ancelle, che le assicurano che Antonio non potrà mai preferire la matrona a lei, in quanto l’alessandrina gode di una bellezza che non sembra mai appassire, nemmeno con l’avanzare dell’età. Dopo aver rotto la pace da poco approvata con Pompeo, i triumviri si separano nuovamente: Antonio riesce finalmente a tornare dalla sua amata regina. 

Escluso dalla spartizione di alcuni territori molto importanti da Ottaviano, Antonio si prepara ad attaccare battaglia dall’Oriente, affiancato dalle forze militari della compagna. La battaglia, combattuta al largo di Azio, però, si rivela una vera e propria disfatta: Cleopatra abbandona ben presto la scena con tutte le sue navi. Sicura che Antonio la voglia uccidere per questo tradimento, la sovrana realizza che l’unico modo per ottenere il suo perdono è quello di fingersi morta. Ma Antonio, quando viene a sapere della morte della regina, crede che sia vera e si suicida.

Eros caro, non piangere, siamo ancora padroni di noi stessi e noi stessi possiamo porre fine.

Ottaviano interrompe il dolore straziante di Cleopatra: se si arrende avrà la vita salva, ma verrà portata a Roma da schiava. La regina d’Alessandria rinuncia e decide di suicidarsi.

Carmiana, ho forse amato così tanto Cesare?

Oh, quel valoroso Cesare!

Strozzati, se lo ripeti con tanta enfasi! Devi dire: “Quel valoroso Antonio”.

Quel valoroso Cesare!

Per Iside, ti farò schizzare sangue dai denti se paragonerai ancora a Cesare il mio uomo fra gli uomini.

Giulia Severino (con la collaborazione di Davide Lamandini)

Ti potrebbero interessare
CulturaScienza e tecnologia

Un vuoto abita il mio animo

CulturaI racconti

Vivere il Lucca Comics & Games

CulturaMusica

Woodstock – Un simbolo dell’attivismo del ‘68

Cultura

Come aprire un giornale online