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Cinema

C’era una volta Tarantino

C'era una volta Tarantino

C’era una volta a Hollywood è la nona pellicola del celebre regista statunitense Quentin Tarantino. Si tratta di un perfetto esempio di metafilm, ovvero di un film che racconta il cinema stesso, i suoi meccanismi e le sue funzioni. Leonardo DiCaprio, uno degli attori protagonisti, lo ha definito una lettera d’amore del regista nei confronti del cinema, aggiungendo che Tarantino è particolare e che pochi possiedono una conoscenza totale come la sua di televisione, musica e cinema, arrivando persino a paragonarlo al database di un computer. La pellicola è stata calorosamente acclamata al Festival di Cannes, dove, a fine proiezione, ci sono stati sei minuti di standing ovation per il regista e per il suo talentuoso cast di attori.


La storia

Le vicende si svolgono negli anni ’70, periodo nel quale Hollywood ha subito profondi cambiamenti, e vede come protagonisti Rick Dalton (Leonardo DiCaprio), un attore diventato famoso per la serie televisiva western Bounty Law, e ormai caduto in disgrazia; e Cliff Booth (Brad Pitt) stunt man e tuttofare di Rick, nonché suo migliore amico, il quale fatica a tornare a svolgere il suo lavoro a causa dell’accusa di aver ucciso la moglie.

L’agente cinematografico Marvin Schwarz (Al Pacino) fa notare a Rick che la sua carriera ad Hollywood è ormai finita e gli consiglia, quindi, di cercare fortuna in Italia a girare western (verranno quindi citati celebri registi italiani come Antonio Margheriti e Sergio Corbucci). Rick inizialmente è riluttante, dato che non è amante degli “spaghetti western“, ma, non vedendo altre possibilità, si recherà insieme a Cliff a Roma, dove ricomincerà a recitare e dove si sposerà, tornando però ad Hollywood dopo un periodo di sei mesi.

Nel frattempo, a Los Angeles si è insediata una comunità di hippie capitanata da Charles Manson, lo spietato criminale statunitense. Una sera quattro membri della comune di Manson, Tex Watson, Susan Atkins, Linda Kasabian e Patricia Krenwinkel, decidono di entrare nelle case di Rick e dei suoi vicini (il famoso regista Roman Polanski e sua moglie, l’attrice Sharon Tate, al tempo in dolce attesa) per ammazzare chi, con i propri film, ha sempre insegnato ad uccidere. Dopo essere riusciti ad entrare, gli hippie cercano di uccidere Cliff Booth e la moglie di Rick, Francesca, mentre quest’ultimo si trova in piscina. I seguaci di Manson non riusciranno però nel loro intento e verranno uccisi da Rick e da Cliff con l’aiuto del cane di quest’ultimo, Brandy, e della moglie di Rick.

Il finale è alternativo e controverso, e sicuramente nessuno si aspettava che Tarantino non rispettasse le vere vicende di cronaca, e cioè il fatto che Sharon Tate e gli amici che stava ospitando nella sua villa vennero violentemente uccisi dai seguaci di Manson. Anzi, nel film questi sopravvivono, quasi come se il regista avesse voluto regalare alla giovane attrice una storia con un lieto fine, una sorta di seconda vita, attraverso il suo cinema.

Il film

La figura di Sharon Tate (interpretata da Margot Robbie) è stata molto criticata, perché la giovane attrice appare in poche scene, e in realtà di lei ci viene raccontato veramente poco, unicamente attraverso altri personaggi di minore importanza. La scelta di mettere da parte Sharon Tate può non piacere, ma a me il suo personaggio è stranamente piaciuto. L’attrice mi sembrava incarnare il concetto di luce, di bellezza e di speranza in una Hollywood che, volta per volta, sta iniziando a cambiare. La sua figura, per quanto marginalizzata, si è rivelata essenziale.

Gli anni ’70 in questo film sono stati rappresentati magistralmente. I paesaggi, i colori, i vestiti e la musica fanno immergere lo spettatore negli anni della “nuova Hollywood” e dei figli dei fiori. Gli attori sono stati davvero professionali e coinvolgenti, DiCaprio è riuscito in ogni scena a farci comprendere i sentimenti di sconforto e di sofferenza del suo personaggio a causa della battuta di arresto che stava subendo la sua carriera, ed è proprio grazie alla sua performance che riusciamo a entrare in empatia col personaggio di Rick Dalton, a soffrire e a combattere con lui.

L’opinione

Questo film ha diviso in due il pubblico, c’è chi lo ama, e c’è chi lo odia. In linea generale io mi ritengo piuttosto soddisfatta; penso che Tarantino si sia ancora una volta dimostrato il grande regista che è e che sia riuscito nel suo intento. Sicuramente in questo film troviamo e scopriamo uno stile completamente diverso da quello di altre sue pellicole, come Kill Bill o Django. Troviamo più intimità, assomiglia quasi a un documentario in cui troviamo più dialoghi e meno azione, in cui si sfumano sempre di più le soluzioni di continuità, in cui si scontrano e si incontrano numerose realtà diverse e dove il reale si intreccia col surreale. Questo è un Tarantino completamente nuovo, che ci spiazza, ma che, comunque, continua a essere un grande maestro dell’arte cinematografica.

Ester Alma Romiti

(In copertina la locandina ufficiale del film C’era una volta a Hollywood, di Quentin Tarantino)


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