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Credere

L’intero mondo funziona sulla base di regole fisse, non scritte, meccanismi senza tempo a cui tutti quanti noi soggiaciamo, indistintamente. Il credere è uno di questi. Che sia un dio, entità a noi superiori, ideali, progetti, valori, se stessi, noi crediamo.


La parola

Ciascuno di noi ogni giorno crede in qualcosa, o per lo meno ci prova, e pone questo a guida dei propri obiettivi quotidiani. Un colloquio di lavoro, un esame, la presentazione di un progetto al proprio capo, l’incontro di una nuova persona, un momento di difficoltà emotiva o economica. Ecco, credere diventa la chiave per il superamento o il raggiungimento dell’obiettivo. Sempre. Inesorabilmente.

Ogni individuo, fin dalla nascita delle prime civiltà umane, ha sentito la necessità di credere in figure divine per dare una ragion d’essere a tutti quei fenomeni naturali che allora erano inspiegabili; la storia ci ha insegnato che ogni uomo e ogni donna che hanno contribuito a cambiare il mondo, nel bene e nel male, credevano fermamente in qualcosa. Anna Eleanor Roosevelt si impegnò con grande coinvolgimento nella tutela dei diritti civili, per la parità di genere e fu tra le prime femministe; Adolf Hitler invece era convinto della più meschina e disumana teoria delle razze. Donne e uomini che hanno creduto in loro stessi, che hanno avuto la fiducia di coloro che li circondavano e grazie a questo e a una buona dose di volontà hanno condotto le loro battaglie, forti dei loro ideali, riuscendo a lasciare un segno nella storia.

Ma credere non è prerogativa solo dei grandi della storia. Anche nel nostro piccolo, ogni giorno, nella nostra vita quotidiana, noi crediamo. Crediamo in Dio, crediamo nel bene, crediamo nella lealtà, nel rispetto e in tutti quei valori da cui ci facciamo guidare nelle nostre scelte. Credere, nel tempo, ha costruito dentro ciascuno una coscienza etica, un imperativo morale e nella maggior parte dei casi, chi crede davvero, arriva a sfidare i propri limiti, a mettere in discussione se stesso verso una crescita interiore e del tutto personale che inevitabilmente si riflette poi sulla realtà esterna. Credere, secondo il Vocabolario Etimologico della Lingua Italiana, significa “prestare fede, essere persuaso di qualcosa e riferiscesi a cose che ci vengono insegnate, o narrate o dimostrate dal fatto”.

La consapevolezza di certe necessità, che siano il superamento di un momento difficile, il bisogno di un cambiamento o di sentirsi al sicuro, innesca dei processi psicologici e spinge l’essere umano, nel momento di maggiore fiducia in se stesso, a credere di potercela fare, di riuscire nei propri intenti, di superare un grande ostacolo, a “prestare fede” alle proprie capacità. Di qui, il passo verso l’azione, un’azione tutta nuova, determinata, volta alla realizzazione di qualcosa e all’effettiva sua buona riuscita.

Credere diventa quindi energia, un’incredibile, straordinaria forza, che è sempre stata in ognuno di noi. Spesso, tuttavia, viene più facile sminuirsi e cedere allo sconforto. L’essere umano fatica enormemente a fidarsi del proprio potenziale, a valorizzare le proprie inclinazioni naturali e a credere nelle proprie possibilità, e così accade che perde di vitalità e precipita. Tuttavia, l’arte di credere in se stessi è soprattutto un esercizio di volontà per promuovere la nostra crescita personale e il nostro benessere.

Durante la vita ogni persona, per sentirsi appagata, ha bisogno di stimoli, di trovare realizzazione in qualcosa, di costruire lasciti. Quindi crede, ha ambizione di sentimenti e ciò le permette di aprire la mente, e non soltanto di guardare oltre ma anche spingersi al di là. Credere è una forza straordinaria proprio perché riesce a condurci là dove mai avremmo creduto di poter arrivare. È questo il nostro compimento: avere un obiettivo, credere di poterlo raggiungere, avere stima di sé, impegnarsi contro tutte le asperità e pervenire finalmente all’ambìta meta per poi poter ricominciare la scalata con un nuovo intento. Così cresciamo, con le piccole conquiste di emozioni e di insegnamenti.

Ci sono, poi, volte in cui un radicato credo, mosso da un grande spirito e desiderio di cambiamento, si espleta in azioni talmente significative e cariche di valenza sociale da raggiungere il mondo intero. È la storia di Severn Cullis Suzuki che a nove anni fondò, insieme ad altri pochi bambini, l’Environmental Children’s Organization (ECO) con l’obiettivo di sensibilizzare i propri coetanei alle problematiche ambientali. Nel 1992, solo tre anni più tardi, raccolse fondi sufficienti per partecipare al Vertice della Terra a Rio de Janeiro tenendo un discorso, realistico quanto drammatico, contro la distruzione degli habitat naturali, i cambiamenti climatici e le estinzioni di specie animali e vegetali.

La stessa determinazione e la stessa fiducia nel proprio credo hanno spinto Greta Thunberg, dal 20 agosto 2018, a perseverare nell’azione per difendere il nostro pianeta. I bambini e i ragazzi, a differenza degli adulti, credono molto di più. Viene insegnato loro, a partire dalla più tenera età, a rispettare, condividere, risolvere i problemi, amare ed essere solidali e nella loro purezza e innocenza credono e rispettano quelle regole dello stare al mondo, lungi da logiche di potere e di ricchezza.

Greta, a 13 anni, con il suo slogan skolstrejk för klimatet, “sciopero della scuola per il clima”, è rimasta seduta davanti al Parlamento svedese per manifestare, così come ha fatto a Bruxelles e a Londra, ha parlato davanti alle Nazioni Unite, alla commissione ambientale del Parlamento Europeo e non soltanto. Durante il mese scorso ha affrontato l’Oceano Atlantico su uno yacht a vela a emissioni zero per partecipare al Vertice delle Nazioni Unite sull’azione per il clima di New York e alla conferenza sul cambiamento climatico COP 25 a Santiago del Cile. Greta, straordinariamente appassionata, rivendica in questa battaglia il suo diritto all’infanzia di cui si è sentita defraudata perché sente il peso di un futuro che molto probabilmente non avrà o che, comunque, sarà molto diverso da come avrebbe desiderato.

Quella di Greta, di Severn e di tutti gli attivisti del mondo è una forza dirompente, la passione e il loro impegno senza fine dimostrano che credere e avere coscienza di ciò in cui si crede può davvero fare la differenza. Spesso dovremmo avere più fiducia in noi stessi, nella qualità delle nostre convinzioni, senza lasciare che cadano dimenticate per paura di un fallimento. Credere ci fa restare aggrappati alla vita, evita di farci cadere nell’indifferenza e nella noncuranza perché ci fa mettere in gioco, ci permette di crescere ed esporsi per un bene più grande, il proprio o dell’umanità. Nelle nostre vite dovremmo tutti quanti credere un po’ di più.

Sara Carenza

(In copertina Luke Stackpoole da Unsplash)


Parole Chiave. Un’idea originale di Davide Lamandini. A cura di Francesco Faccioli e Davide Lamandini.

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