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“Molto poco femminista”

Molto poco femminista

“Mia moglie è affettuosa, ha un modo anche un po’ antico di prendersi cura. È molto poco femminista. Mi spiego meglio: è un’imprenditrice super impegnata nel suo lavoro ma al tempo stesso le piace prendersi cura della casa e ricevere le attenzioni che sono dovute ad una donna, farsi coccolare. L’ossessione per la gender equality ha rovinato il romanticismo e ha inibito l’uomo, che deve avere a che fare con donne sempre più forti, affermate. Voglio dire, ti trovi davanti una che ci “prova”.”

“Lei quindi è contrario?”

“No, a volte è pure comodo, ma preferisco continuare a essere l’uomo della coppia, il maschio: portarti un fiore, invitarti a cena… non mi va di scontrarmi con una che si arrabbia se le apri la portiera della macchina o le verso l’acqua a tavola.” – Intervista a Luca Argentero su Oggi.


Buongiorno Signor Argentero,

Vorrei chiederle alcune delucidazioni riguardo la sua intervista. Innanzitutto, potrebbe spiegarmi come “un modo antico di prendersi cura” possa differire dalla sua versione moderna? Prendersi cura di cosa poi? Ci si può prendere cura di una pianta, di un bambino malato di morbillo, della pasta madre lasciata nel frigo. Ho il presentimento che lei facesse riferimento ad un occuparsi della propria persona e della casa tipicamente femminile come stereotipo, in base al quale la donna lucida la propria casa come fosse un gioiello della Corona Inglese, in un abito impeccabile e senza un goccio di mascara sbavato dopo otto ore di lavoro, mentre l’uomo siede mollemente sul divano con una lattina di birra in mano, senza avere neppure il buongusto di lavarsi i denti dopo averla bevuta. Preferisco però, Signor Argentero, lasciarle il beneficio del dubbio.

Lei sostiene che la sua compagna sia “molto poco femminista”. Dico compagna perché, a quanto mi risulta, non siete sposati. Non stento a immaginare il motivo, anch’io sarei dubbiosa di fronte alla possibilità di convolare a nozze con un uomo che usa la parola “femminista” come un insulto. Tra l’altro, vorrei sottolineare che è proprio grazie al femminismo che lei può avere una relazione duratura con una donna senza essere tenuto a sposarla. Lei in passato ha addirittura usufruito del divorzio, un’altra conquista di quelle femministe fissate con la gender equality. Povere pazze, ritenere che il rispetto debba essere dato a prescindere dal genere e persino protestare se questo non avviene. Che follia!

Avrei delle altre domande, Signor Argentero. Per esempio, mi potrebbe spiegare quali sono esattamente “le attenzioni dovute a una donna”? I fischi per strada accompagnati da insulti beceri? Le domande intime relative alla maternità durante i colloqui di lavoro? In questo caso, preferisco essere ignorata.

Lei afferma che il romanticismo sia stato rovinato dalla gender equality, che inibisce l’uomo rendendo le donne più forti e affermate. Ha sbagliato sostantivo, lei voleva dire “mascolinità tossica”. Qualora non lo sapesse, le spiego cosa significa: è l’idea che un uomo, per essere davvero tale, debba acquisire atteggiamenti violenti, imporre il proprio volere e la propria presenza sugli altri, essere emotivamente distaccato e sentirsi a disagio davanti a “donne forti” perché tanto bisognoso di rassicurazioni sulla propria virilità, come se il genere femminile fosse debole per sua natura.

Sono sufficientemente poco modesta da auto-classificarmi tra queste “donne forti” e a nome di tutte ci terrei a chiarire alcuni punti: primo, non ci arrabbiamo se qualcuno ci apre la portiera o ci versa l’acqua, bensì se questo qualcuno ritiene di acquisire in automatico il diritto a ricevere prestazioni sessuali dopo queste azioni. Secondo, a meno che lei non decida di fidanzarsi con Riccardo Scamarcio o Alessandro Preziosi, rimarrà sempre lei l’uomo della coppia, stia tranquillo. Infine, io sono abituata a fare la prima mossa o a “provarci” con altre donne e le posso assicurare che nessuna di loro si è mai lamentata. Lo dico anche per la sua signora (o, forse dovrei dire, signorina?), casomai volesse farci un pensierino.

Alice Buselli


Voci. Un’idea originale di Elettra Domini. A cura di Elettra Domini e Davide Lamandini.

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