Politica

Sudicio suicidio

Che cosa si intende quando in politica si utilizza la parola “sinistra”? Da dove nasce questo termine e perché è così importante che gli ideali ad esso collegati non vengano buttati al vento?

Il rischio è consegnare le classi popolari nelle grinfie di forze reazionarie e liberiste come quelle attualmente al governo: una manica di cialtroni sovranisti con i più deboli, ma servili con i potenti, che additano come nemici altre vittime dello stesso sistema spietato; e sono così bravi a farlo che in tanti finiscono per crederci e distolgono l’attenzione dai propri reali problemi, come gli stipendi da fame o il lavoro sempre più precario e meno tutelato: insomma, una manna per chi il lavoro lo sfrutta.

La prima sinistra della storia

La distinzione tra destra e sinistra nacque il 1° ottobre 1791 a Parigi, quando si riunì per la prima volta l’Assemblea legislativa e giacobini e cordiglieri, le forze repubblicano-democratiche guidate da Robespierre e Danton che seguivano da vicino le dottrine di Rousseau, si sedettero nell’ala sinistra dell’aula. Presero esempio da loro tutte le forze che reclamavano giustizia sociale, riduzione delle disparità, interventismo economico da parte dello Stato per tutelare i meno abbienti e gli sfruttati, progressismo in campo civile, sociale e scientifico, uguaglianza sostanziale e non più solo formale come quella dell’art. 1 della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino del 1789.

Proposte per ricchi, voto dai poveri

I riferimenti non sono puramente casuali. Nell’ultimo biennio abbiamo assistito in Italia all’ascesa di forze che corrispondono precisamente alla descrizione del primo paragrafo, in particolare il partito che è risultato di maggioranza dopo le elezioni del parlamento europeo il 26 maggio, la Lega. Ironica l’incongruenza tra il programma del partito e il numero di voti presi: guardando le proposte del Carroccio mi sarei aspettato, dal basso delle mie conoscenze in materia economica, che avrebbero spopolato tra le partite IVA del nord e tra i grandi industriali, ma soprattutto che sarebbero state completamente rigettate dalle classi popolari.

Sappiamo benissimo che non è andata così, la Lega ha preso il 33% dei voti e nei sondaggi continua a crescere pure al sud. E dire che nella stesura del contratto di governo uno dei punti irrinunciabili era la Tassa Piatta con aliquota fissa (peraltro incostituzionale) al 15%, una misura economica fatta apposta per far schizzare alle stelle i profitti dei più ricchi che sarebbe andata a gravare ulteriormente su un sistema di welfare già ampiamente tagliuzzato dai governi precedenti. La domanda sorge spontanea: perché tutti questi voti del popolo a un partito che serve i potenti? La risposta è purtroppo molto semplice: quelli che dovevano difendere il popolo hanno smesso di farlo e adesso ne pagano le conseguenze.

Chi ha tradito i ceti medio e basso?

Al di là di partiti che vengono definiti di sinistra solo da persone in malafede o semplicemente ignoranti, come +Europa, – recentemente ho sentito persone dare della “comunista” ad Emma Bonino e un brivido mi ha percorso la schiena pensando alla recente intervista ad Omnibus su La7 in cui affermava che “il lavoro lo creano le imprese non lo Stato” – il primo imputato al banco è il Partito Democratico. Erede spirituale del Partito Comunista fondato da Antonio Gramsci e Palmiro Togliatti nel 1921, il PD ha eliminato in toto gli ideali di socialismo e uguaglianza sostanziale, completando il suo ben poco onorevole harakiri con il Jobs Act di Matteo Renzi.

Questa è solo la più significativa di una sfilza di proposte noncuranti dei diritti collettivi, dell’appoggio ai lavoratori licenziati, scioperanti, in cassa integrazione o sfruttati; proposte che sono state soppiantate da battaglie “per portafogli gonfi”, ovvero problemi che, per quanto sacrosanti gesti di civiltà – la colossale propaganda sulla questione gender, i deputati che salgono sulle navi nel Mediterraneo, le leggi sulle adozioni da parte delle coppie omosessuali, la TAV – non sono affatto urgenti di fronte a catastrofi come la disoccupazione, in particolare quella giovanile, l’arretratezza del Meridione, il potere d’acquisto delle famiglie in caduta libera di fronte a manager, CEOs e banchieri che fatturano cifre da capogiro, la lotta alle mafie.

Sullo sfondo Ophelia, di John Everett Millais.

Cosa è rimasto della sinistra?

Non è difficile capire perché un muratore costretto a lavorare in nero per sbarcare il lunario o un padre di famiglia disoccupato si siano sentiti traditi da questa classe politica e cerchino risposte altrove, divenendo facile preda di chi li blandisce con “il problema è l’uomo nero”.

Invece questo cambio di rotta ha riscosso grande successo nel mondo dello spettacolo, della TV e nell’intellighenzia nostrana, che ha preso come una crociata tali questioni fino poi a scendere nel ridicolo con provvedimenti quali l’asterisco al posto delle desinenze per non sottostare al presunto sessismo della lingua italiana e il recente #freenipplesday di Modena a supporto della comandante Carola Rackete, dopo che un aberrante quanto inutile articolo uscito su Libero aveva fatto notare l’assenza del reggiseno della ragazza mentre presenziava in tribunale nell’ambito del processo per il caso Sea Watch. Come detto prima, problemi che si può porre solo chi non ha il problema di pagare le bollette o iscrivere i figli a scuola calcio.

La storia insegna

Prova schiacciante della perdita del sostegno delle classi popolari, oltre ai risultati delle urne, già di per sé campanello d’allarme impossibile da ignorare per la dirigenza di queste forze, è un fatto che mi sta molto a cuore: l’11 giugno 1984 moriva Enrico Berlinguer, segretario del PCI. Al suo funerale, due giorni dopo, partecipò un milione di persone. Alle successive elezioni europee il PCI prese il 33,3% dei voti divenendo il primo partito italiano. Lo scorso 3 marzo si sono svolte le primarie del Partito Democratico per eleggere il nuovo segretario: pur aprendo il voto anche ai sedicenni, soltanto 1,5 milioni di persone si sono presentati alle urne. Alle Europee del 26 maggio il PD ha preso il 22% dei voti, secondo partito per undici punti percentuali dietro la Lega. Ora è chiaro perché si parli di suicidio e non di ammodernamento delle proposte?

Tommaso Malpensa

(In copertina Matteo Renzi)


Articolo originariamente pubblicato su @iltempodelleidee, in data 28 luglio 2019.

Il Tempo delle Idee
Ti potrebbero interessare
Politica

Crisi Francia-Algeria: storia di una retorica problematica

Hot Topic!Politica

SOS Italia – No Green Pass e Forza Nuova

Politica

La caduta delle stelle – Starring Virginia Raggi e M5S

CronacaPolitica

Afghanistan 2001-2021 – Guerra passata, guerra futura