fbpx
Cultura

Un’estate “zero waste”

Zero waste

Quando ero alle elementari, durante l’ora di educazione civica, ci parlarono del riciclo. La carta e il cartone nel bidone blu, la plastica in quello giallo, il vetro nel verde. Ci spiegarono che in questo modo tutti i nostri rifiuti sarebbero stati portati in fabbriche speciali dove li avrebbero convertiti in qualcosa di nuovo.

Oggi, quasi dieci anni dopo, cresce sempre la consapevolezza che semplicemente riciclare non sia più possibile. Ogni giorno produciamo troppi rifiuti perché questi possano essere convertiti interamente in qualcosa di nuovo. Peraltro la maggior parte dei materiali gettati è plastica e altri derivati del petrolio, difficilmente riciclabili e che quindi spesso finiscono nelle discariche o direttamente in mare. Inoltre, la fabbricazione di questi oggetti, insieme agli allevamenti intensivi e ai trasporti, è una delle principali cause del riscaldamento globale.

Zero waste 2
Sopra “Discarica”, di PublicDomainPictures da Pixabay 

Nel tentativo di contrastare questo fenomeno, è nato già da diversi anni un movimento denominato “zero waste”, senza sprechi, composto da persone che si impegnano nella vita quotidiana per fare scelte alternative alla plastica e ai prodotti usa e getta. Questo non vuol dire, beninteso, produrre davvero una quantità nulla di rifiuti, come spesso blog e pagine su Instagram lasciano intendere. A mio avviso, condurre una vita “zero waste” significa sforzarsi di fare la propria parte per ridurre il nostro impatto sul pianeta.

Già da qualche mese ho iniziato ad impegnarmi per ridurre i rifiuti che produco. Sono ben lontana dall’essere “zero waste”, però sono convinta che ogni piccolo sforzo, se perpetuato e unito a quelli di tutti, possa contribuire a portare un grande cambiamento. Ho quindi creato una piccola lista di ciò che ha funzionato bene per me, adeguandola anche a questi mesi di vacanza.

1. Fresco è bene, senza plastica è meglio

La prima cosa che mi sento di consigliare è l’acquisto di una borraccia termica, suggerimento già sentito da migliaia di persone, però davvero molto efficace e facile da realizzare, poiché ne esistono di tantissime marche e ognuno può scegliere quella più adatta alle proprie esigenze. Evita di dover costantemente acquistare bottigliette di plastica e, a mio avviso, ha l’enorme vantaggio di mantenere l’acqua al fresco anche quando fuori ci sono quaranta gradi (la durata media è dodici ore per le bevande fredde e sei per quelle calde). Inoltre, dal momento che solitamente sono molto colorate, non si corre nemmeno il rischio di scordarsela a casa. Consiglio però attenzione agli amanti delle bevande frizzanti, siccome solo poche borracce specifiche sono adatte a esse.

Sempre per restare nell’ambito delle bevande, un altro oggetto molto facile da reperire è una cannuccia riutilizzabile. Si può trovare di svariati materiali: metallo, bambù, vetro solo per citarne alcuni; e solitamente è venduta con una spazzola per pulirla. Esistono anche degli astucci appositi in tessuto per portarla da un aperitivo all’altro senza sporcare la borsa. Vi consiglio la cannuccia in metallo se volete pubblicare foto particolarmente “Instagram friendly”.

2. Se non vuoi plastica in mare, non usarla per mangiare

Passando invece all’argomento cibo, una cosa molto semplice da fare è portarsi dietro un cucchiaino da caffè, perfetto per chi come me è incapace di mangiare un gelato senza ritrovarsi i baffi di Freddie Mercury. Qualora invece decidiate di portarvi il pranzo in spiaggia, vi suggerisco di provare delle alternative alla pellicola trasparente o ai sacchetti dell’Ikea. Alcune possono essere i “bee wraps”, pezzi di tessuto imbevuti di cera d’api che avvolgono il panino sostituendo la pellicola (esiste anche la versione vegana) oppure i sacchetti di silicone, lavabili e riutilizzabili all’infinito, perfetti anche per congelare gli alimenti. Online vendono anche delle buste di tessuto impermeabile, ideate proprio per i panini da asporto, anche queste lavabili e riutilizzabili.

Zero waste 3
Plastica in mare.

3. Un barattolo utilizzato è un barattolo guadagnato

Parlando di prodotti per il corpo, mi sento di dover parlare di crema solare, la più valida alleata dei mesi estivi, visto che contiene spesso prodotti chimici che, una volta rilasciati in mare dalla nostra pelle, danneggiano i fondali e soprattutto i coralli. Inoltre, viene venduta al 99% in bottigliette di plastica. Per fortuna, da qualche anno sono arrivate sul mercato alcune protezioni solari create da aziende indipendenti, solitamente in formato cremoso e con solo un barattolo di metallo come confezione. Per essere davvero certi che non siano dannose per gli oceani, controllate gli ingredienti e che abbiano certificazioni sul rispetto dei fondali marini. Si possono trovare in un formato simile anche i deodoranti, naturali e assolutamente funzionanti con quaranta gradi all’ombra, venduti in una confezione di acciaio o alluminio. Quest’ultimo inoltre, una volta finito il suo contenuto originario, è ottimo per portare in valigia, shampoo e balsamo in formato solido, evitando così la scocciatura della bustina trasparente negli aeroporti. So che esistono anche dentifrici in formato solido, tuttavia non ne parlerò, dal momento che non li ho ancora provati.

4. Uno per tutti

Un mio grande alleato in questi mesi estivi è l’olio di cocco. Si trova in qualsiasi supermercato, accanto a quello di oliva o di girasole. È cremoso, ma si scioglie con il caldo. Io lo uso principalmente sui capelli prima di andare in spiaggia, come protezione contro il sole e la salsedine, tuttavia si può utilizzare in mille modi: può fungere da doposole e da struccante, è ottimo per cucinare, per rimuovere le etichette dai barattoli o come sostituto alla crema per il rasoio. A questo proposito, vi consiglio assolutamente di munirvi di un rasoio in acciaio. Ha la stessa funzione di quelli usa e getta ma, invece di buttarlo nella spazzatura quando ha perso il filo, gli vengono cambiate solamente le lame. Penso sia un fantastico investimento, sia per gli uomini che per le donne, perché dura all’infinito, si potrebbe persino lasciare in eredità a figli e nipoti.

Tutte queste azioni sono molto semplici e nessuna di esse ha un impatto enorme. Ciò che però portano nella vita delle persone, secondo me, è ineguagliabile sotto tanti punti di vista. Innanzitutto insegnano il valore del denaro: siccome la maggior parte degli oggetti che ho elencato costa anche decine di euro, si è portati a riflettere su cosa ci occorra realmente e di cosa possiamo fare a meno. A mio avviso però, la cosa più importante è il messaggio che mandano. Ogni volta che si utilizza uno shampoo solido o si beve da una borraccia si sta comunicando che non vogliamo acquistare un determinato prodotto. Un esempio lampante è la quantità di cibo vegano oggi disponibile sul mercato, inimmaginabile solo qualche anno fa. Se la comunità zero waste continuerà a crescere, si potrebbero raggiungere risultati ancora maggiori. Nei miei sogni, parecchio utopistici, si potrebbe addirittura arrivare al punto di non dover mai più creare oggetti dannosi per il pianeta, ma di riuscire a trovare il modo di vivere in armonia con il pianeta che ci ospita.

Alice Buselli

(In copertina rielaborazione grafica di Rudy and Peter Skitterians da Pixabay, a cura di Davide Lamandini)

Sito italiano del movimento “Zero waste“: http://www.zerowasteitaly.org/.

Ti potrebbero interessare
Cultura

Breve guida al consumo sostenibile – Dieci anni sostenibili

Cultura

Lucrezio e Dante – Gli opposti si attraggono?

Cultura

Palma e sangue freddo

Cultura

Adriano Olivetti – Un capitalista differente