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Il rifugio dell’Ircocervo – Intervista ai fondatori – parte 3

Il rifugio dell'Ircocervo 3

Pubblichiamo oggi l’ultima parte della mia conversazione con Loreta Minutilli e Giuseppe Rizzi. I due fondatori del lit-blog Il Rifugio dell’Ircocervo e della rivista L’Ircocervo ci hanno parlato della nascita della loro redazione, dei loro metodi di lavoro e delle loro opinioni sul mondo del racconto. Per proseguire su questa linea e per concludere l’incontro, ho chiesto a Loreta e Giuseppe di condividere con noi altri aspetti della loro esperienza nel mondo delle riviste e dell’editoria.

Elisa Ciofini


Il racconto è stato uno degli argomenti al centro del Book Pride, cui voi avete partecipato in qualità di rivista, e tu, Loreta, anche in qualità di scrittrice del libro Elena di Sparta (Baldini+Castoldi). Visto che il Book Pride ha trattato insieme diverse tematiche dell’editoria odierna, volevo chiedervi: qual è, a vostro avviso, l’attuale stato del racconto?

Loreta: Il racconto forse sta meglio del romanzo. Si parla tanto di giovani che non leggono e che non scrivono, ma da quella che è la nostra esperienza circa l’età media di chi invia racconti, mi verrebbe da dire che i giovani scrivono tantissimo e scrivono tantissimo i racconti, forse perché, in primo luogo, si tratta di una forma di letteratura più facile da fruire se si fa una vita frenetica e se si legge nelle pause tra un’attività e l’altra; e, in secondo luogo, perché può essere un primo approccio alla scrittura più gestibile e capace di dare soddisfazioni più immediate. Secondo me, il racconto è un genere soggetto a un forte processo di rivalutazione: ci sono case editrici come Racconti Edizioni che, anzi, si dedicano esclusivamente a questa forma.

Giuseppe: Bisogna confutare l’idea che il racconto sia visto come una produzione di serie B, perché in realtà, addentrandosi nel sistema, ci si accorge che non è così. Le raccolte si trovano sempre più spesso in libreria, sono sempre più spesso finaliste o vincitrici di premi letterari importanti. L’anno scorso, per esempio, una è arrivata in finale al Premio Campiello, due anni fa un’altra ha vinto il Premio Campiello Opera Prima. Allo Strega spesso vengono candidate delle raccolte di racconti, come quella di Elvis Malaj. Tra l’altro, chi scrive un buon racconto magari farà fatica, ma troverà prima o poi una rivista che lo pubblichi, perché è chiaro che alcune riviste hanno più visibilità o più prestigio di altre, ma ci sono spazi in abbondanza. Il problema non sta nella forma breve, ma in quella lunga, sia per il racconto che per il romanzo: un racconto lungo ottiene difficilmente una pubblicazione, un esordiente che ha scritto un romanzo di seicento pagine farà fatica a conquistarsi la fiducia di un editore. Se le pagine fossero centocinquanta, a pari qualità, avrebbe già la strada più in discesa.


Tra interviste e presentazioni, avete fatto conoscenza con alcuni dei più importanti scrittori del panorama letterario contemporaneo. Se doveste riunire tutto ciò che avete imparato da queste figure in un’unica lezione, quale sarebbe?

Giuseppe: Gli scrittori, contrariamente a quanto si pensa, sono persone normali: così come tra persone normali è difficile fare un incontro che risulti rivoluzionario per la caratura morale o per il carisma dell’interlocutore, lo stesso vale con gli scrittori. Sono persone comuni, soltanto il loro lavoro permette più visibilità di altri, perché ha a che vedere con l’arte.

Loreta: Anzi, forse la cosa più bella è proprio rendersi conto che il nome che si è abituati a vedere stampato su una copertina è anche una persona, e nella maggior parte dei casi una persona umilissima, la cui esperienza di vita l’ha resa felice e pronta a condividere con te i suoi risultati.

Giuseppe: Conoscere così tanti autori ti fa capire che non c’è alcuna barriera, come se loro abitassero in una sorta di iperuranio irraggiungibile a noi comuni mortali. Semplicemente sono uomini e donne che hanno avuto capacità, talento, determinazione sufficienti per riuscire a diventare ciò che desideravano.


Alla luce del vostro articolo, scritto da Giuseppe Rizzi, sull’importanza dell’impegno politico dei letterati, che si è aggiudicato il Premio Treccani Web, vi faccio una domanda di attualità: in un contesto in cui, a detta delle statistiche, le persone leggono sempre di meno, a detta delle generazioni precedenti, quelle nuove sono sempre più disinteressate al mondo in cui vivono, e a detta della classe dirigente e delle istituzioni, ma l’idea è diffusa ovunque, la letteratura è ormai qualcosa di obsoleto, come d’altronde tutto il sapere umanistico, il vostro caso – un gruppo di giovani che a titolo gratuito offrono il loro tempo per fare dell’informazione letteraria – risulterebbe un’eccezione. È davvero così? Cosa ne pensate?

Loreta: Sarà sempre una nicchia, ma esiste un gruppo abbastanza popolato di giovani che leggono, scrivono, fanno rivista, si incontrano. Che poi la loro scrittura sia prevalentemente incentrata sulla forma breve è un altro discorso. Dal punto di vista della lettura, invece, sarà per via delle mie conoscenze (forse dall’esterno la situazione appare un po’ più nera), ma a me sembra che molti ragazzi leggano. Forse è un certo tipo di ambiente letterario a non vederli. Spesso, alle presentazioni dei libri, quando si nota qualcuno di età inferiore alla media, viene da pensare: “che bello avere una sala piena di giovani”. Ma a volte la rarità dell’evento dipende dal fatto che le presentazioni tendenzialmente occupano orari del pomeriggio in cui i ragazzi studiano o sono a lezione o non hanno la possibilità fisica di raggiungere il luogo, e dal fatto che proprio questi ambienti, soprattutto quelli delle librerie, o dei circoli di lettori, tendono a rimanere chiusi su un circuito all’interno del quale è difficile per un giovane inserirsi. I giovani hanno altri circuiti di cui gli “adulti” magari non sono a conoscenza.

Giuseppe: Prendi la Confraternita dell’Uva a Bologna: in qualsiasi momento tu vada lì, ti renderai conto che ci sono soltanto giovani.

Loreta: La Confraternita di solito organizza le presentazioni alle sette. Io finisco lezione alle sei, e così ho modo di andarci.

Giuseppe: Bisogna poi considerare che ogni epoca ha visto la propria generazione accusata dalla precedente di mancanze o di regressione. Ma tutto è relativo: quarant’anni fa già c’era chi diceva che la gioventù aveva dei problemi, e probabilmente anche noi imputeremo a chi verrà dopo di noi di non essere alla nostra altezza. Se l’attestazione di questa continua regressione fosse un dato oggettivo, avremmo già raggiunto un livello sotto lo zero. Credo che una simile convinzione sia abbastanza fallace, bisogna ridimensionarla e non idealizzarla.


Siccome avete avuto a che fare con diversi premi letterari, tra cui il Campiello Giovani e il Premio Calvino, così come con diverse altre riviste, e dal momento che, inoltre, il vostro lavoro è stato riconosciuto in numerose occasioni, che consigli dareste a un giovane scrittore, o comunque a un giovane che stia intraprendendo per la prima volta un percorso simile al vostro? E dato che, per imparare a scrivere, bisogna anche leggere tanto, e voi di libri ne sapete, potreste darci qualche consiglio di lettura?

Giuseppe: Non so se siamo i più adatti per dare consigli, anzi, di solito siamo noi a fare questo genere di domande agli altri. Tuttavia sicuramente possiamo dirti che, per quanto riguarda i concorsi e le riviste, serve uscire da quell’idea romantica e fin troppo inflazionata che lo scrittore viva isolato dal mondo, chiuso nei suoi pensieri, tra i suoi libri e nella sua stanza. Se una persona ha l’ambizione di diventare scrittore oppure anche solo di farsi strada nell’ambito dell’editoria o della letteratura, di essere un blogger, di gestire una rivista, eccetera, deve mettersi in gioco, inviando racconti alle riviste senza temere di ricevere un rifiuto e senza imputare la colpa a nessuno se questo avviene. Bisogna prenderla comunque come un’esperienza di crescita e cercare di cogliere più occasioni possibili. Idem per i concorsi. Chiaramente è necessario distinguere le buone opportunità da quelle che non lo sono. Ci sono concorsi seri e concorsi che sembrano seri, ma che fingono una selezione, scelgono tutti i partecipanti e chiedono di acquistare delle copie dell’antologia del premio.

Loreta: Far parte in maniera attiva del mondo delle riviste e dei blog è anche un modo per riconoscerli.

Giuseppe: Per quanto riguarda questo tipo di consigli, ad ogni modo, rimandiamo ancora a quell’intervista con Vanni Santoni. Lui suggeriva, se si vuole fare davvero lo scrittore, non solo di inviare racconti alle riviste, ma magari di fondarne anche una propria. Si tratta di un concetto portato all’estremo, dal momento che, se, adesso che il numero degli aspiranti scrittori è veramente alto e continua ad aumentare, tutti creassero una rivista, la faccenda diventerebbe problematica. Però l’idea che sta alla base è mettersi in gioco, far parte del sistema, e non restarne fuori e incolparlo se i risultati non arrivano.

Loreta: Riguardo alle letture, secondo me, è utile leggere a prescindere e basta. Non si può pretendere di scrivere senza leggere, e non perché leggere sia per forza un modo per trovare ispirazione, ma perché è proprio un modo per allenare la mente prima di cominciare a mettere le mani sulla tastiera.

Giuseppe: Altrimenti è come se una persona volesse giocare a calcio, senza aver visto giocare neanche una partita: magari sa tirare dei calci a un pallone, ma non sa quali siano le regole del gioco o come funzioni il gioco nella pratica. O con una metafora migliore, come mi rispose uno scrittore non da poco a cui posi la stessa domanda, come voler dipingere una natura morta senza averne mai visto una. Leggere serve appunto a questo. Serve a capire cosa è stato fatto prima di te e cosa vuoi fare tu. Nessuno può pensare di scrivere senza prima aver letto. Vale per qualsiasi cosa tu desideri fare nella vita. Ci vuole allenamento. L’allenamento dello scrittore, prima ancora che nel metodo e nella costanza, sta nella lettura.

Loreta: Non consiglierei tanto delle letture nello specifico, bensì di leggere qualunque cosa, senza filtri. È un modo per formare il gusto, e formare il gusto è un modo per formare lo stile e la voce di cui parlavamo prima. Solo leggendo veramente tutto si arriva a capire quel che vale la pena pubblicare in quanto rivista o prendere in considerazione in quanto lettore.

Giuseppe: Tra l’altro, leggere tutto vuol dire leggere in maniera varia. Ovvero, non fossilizzarsi soltanto su uno stile, soltanto su un canone, su un determinato genere di letteratura. Adesso, per esempio, va molto di moda, per chi vuole scrivere, leggere gli autori americani, come Carver o Salinger. Ma se tutti gli aspiranti scrittori leggessero Carver, avremmo, tra alcuni anni, una generazione di autori che scrivono soltanto come Carver. Invece non bisogna interessarsi solo agli autori che si trovano al primo posto nelle classifiche o che si incontrano in libreria sul primo scaffale, ma bisogna anche fare delle ricerche, esplorare le biblioteche, andare alla ricerca di un libro imprevisto o di un nuovo autore come fosse un mistero da svelare.


Un’ultima curiosità: quand’è che sentiremo parlare di un secondo numero della rivista?

Giuseppe: Il secondo numero uscirà questo mese. Volevamo farlo uscire a giugno, però, visto i nostri mille altri impegni paralleli alla gestione della rivista – studi, università, eccetera – abbiamo dovuto spostarlo nella prima metà di luglio per riuscire a conciliare le due cose. Il terzo invece sarà pronto in autunno.

Loreta: L’idea sarebbe di dare alla rivista una cadenza trimestrale, ovviamente contando gli slittamenti che dipendono dalla nostra disponibilità.

Giuseppe: Per mantenere la qualità alta preferiamo non rispettare la scadenza dei tre mesi e dedicare al numero tutto il lavoro che serve piuttosto che realizzare qualcosa di scadente al fine di essere puntuali. Editare, illustrare, trovare il racconto da tradurre e tradurlo sono operazioni che richiedono tempo, così come trovare il racconto dell’autore affermato – noi chiediamo opere inedite, quindi lo scrittore molto spesso deve realizzarne una esclusivamente per noi o lavorare su altre che non ha mai pubblicato in modo che possano essere adatte alla nostra rivista.

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