Sport

Andrea Dovizioso – L’eterno secondo

Fin da piccolo, Andrea Dovizioso era considerato uno dei migliori talenti motociclistici della Romagna. Ritenuta da sempre la terra dei motori, ha visto sorgere numerosi protagonisti del motomondiale, alcuni dei quali sono riusciti ad aggiudicarsi il titolo di campioni del mondo. In tempi recenti si ricordano: Gresini, Capirossi, Melandri; il compianto Simoncelli e il romagnolo per adozione Valentino Rossi. Ad oggi, il maggior rappresentante del motociclismo italiano è Andrea Dovizioso. Già all’età di 3 anni e mezzo dava prova delle sue innate abilità con la prima moto regalatagli dal papà Antonio, che ha sempre creduto in lui e lo ha guidato verso una destinazione che pochi ritengono possibile. Ma la carriera di Andrea ha presentato alti e bassi che, un po’ per sfortuna, un po’ per debolezza, hanno fatto di lui l’eterno secondo.

Gli esordi e le prime vittorie

La nota casa motociclistica Aprilia, osservando le grandi capacità di Dovizioso, decide di puntare immediatamente sul ragazzo con la previsione che sarebbe diventato uno dei migliori, Il classe ’86 riesce a vincere nel 2000 il campionato nazionale di motociclismo e l’anno seguente conquista il campionato Europeo di velocità con il Team RCGM del capotecnico Guido Mancini. Nello stesso 2001 debutta nel Motomondiale classe 125cc come Wild Card, in occasione del Gran Premio del Mugello, ma non riesce a terminare la gara a causa di una brusca caduta poco prima della fine.

Andrea Dovizioso col Team Scot, moto cui si legò per i primi anni della sua carriera.
Andrea Dovizioso col Team Scot, moto cui si legò per i primi anni della sua carriera.

Mosso dal desiderio di puntare sempre più in alto, nel 2002 entra a far parte del grande gruppo Honda all’interno del Team Scot Racing in coppia con Mirko Giansanti e, successivamente, con Simone Corsi. Nel 2003 chiude la sua seconda stagione con un quinto posto finale e 4 podi (2 secondi posti e 2 terzi) oltre alla prima pole in carriera. 

Il primo mondiale in 125

La terza stagione è quella della definitiva consacrazione: con 5 vittorie (Sud Africa, Francia, Gran Bretagna, Giappone e Australia), 5 secondi posti, 1 terzo posto, 8 pole position con 293 punti in classifica generale e un solo ritiro nel Gran Premio del Portogallo, Dovizioso riesce a vincere il titolo di Campione del Mondo nella categoria 125cc. Si tratta di un’annata straordinaria, praticamente perfetta, con una grinta in grado di abbattere la concorrenza serrata del connazionale Roberto Locatelli e dello spagnolo Hector Barbera. Da lì in poi, nelle stagioni successive, vi sarà un continuo cambiamento. 

I 125 diventano 250

Dopo i primi guizzi verso il successo, arriva per il pilota forlivese il passaggio nella 250cc, sempre in casa Honda e con il solito 34 scritto in carena, in onore del suo idolo Kevin Schwartz. Senza deludere alcuna aspettativa, chiude la sua prima stagione in 250 con un terzo posto nel mondiale dietro lo spagnolo Daniel Pedrosa e l’australiano Casey Stoner. Nel biennio 2006-07, Dovizioso prova a lottare per la vittoria finale, ma deve arrendersi alla tenacia di Jorge Lorenzo, ottenendo comunque, in entrambe le stagioni, 2 vittorie con 2 pole position.

Il passaggio in MotoGP

Andrea Dovizioso JiR Team Scot (2008)
Andrea Dovizioso al suo esordio in MotoGP con il team JiR Team Scot (2008).

La grande occasione per il pilota italiano arriva all’età di 22 anni, quando approda in MotoGP, sempre fedele alla Honda e al suo Team Tir Scot. Nella prima stagione arriva per lui un ottimo quinto posto in classifica generale, primo tra i piloti non ufficiali davanti alla HRC ufficiale di Nicky Hayden. Dopo l’ottima stagione d’esordio in MotoGP, giunge per lui l’immediato salto nella squadra ufficiale Repsol Honda, con Daniel Pedrosa al suo fianco.

Andrea Dovizioso sulla Honda del team ufficiale (2009).
Andrea Dovizioso sulla Honda del team ufficiale (2009).

Abilissimo anche sotto la pioggia, raggiunge la sua prima vittoria a Donington Park il 26 luglio 2009 ed entra a far parte del ristretto club di piloti noti per aver vinto almeno una gara nelle tre classi principali. L’anno si conclude con un sesto posto e un passo indietro rispetto alla stagione precedente, ma la nascita della piccola Sara, avuta con l’attuale compagna Denisa, lo portano a sentirsi più forte e più maturo di prima, come lui stesso ha dichiarato. Il 2010 si rivela ancora una stagione altalenante, conclusa con un quinto posto finale con 7 podi, ma senza alcuna vittoria.

Nonostante i tentativi della casa giapponese per un suo addio anticipato rispetto al contratto, Dovizioso rimane alla Honda, condividendo il box con Pedrosa e Stoner. Ottiene il suo miglior risultato di sempre nella MotoGP e conquista il terzo posto finale, ma ancora senza vittorie stagionali. Nella stagione 2012 divide i box della Yamaha Tech3 con Carl Crutchlow e diviene protagonista di una stagione positiva, chiudendo al quarto posto finale nella classifica piloti.

Il passaggio alla Ducati 

Dopo un solo anno Andrea Dovizioso abbandona la Yamaha e si trasferisce alla Ducati. Da questo momento comincia per lui un ciclo di vittorie e sconfitte che, però, non è sufficiente ad innalzare le aspettative e non gli permette di mostrare il meglio delle sue qualità. Sorgono, quindi, i primi giudizi negativi sul modo di competere di Dovi da parte di tifosi e addetti ai lavori, che sicuramente non svalutano il suo passato, ma che neppure si discostano dall’immagine di un pilota troppo regolare per distinguersi come il migliore. Ci si chiede persino se egli possegga la personalità e il carattere giusti per affrontare un agonismo così impetuoso come quello della MotoGP.

Andrea Dovizioso approda in casa Ducati (2013).
Dopo molti anni, Dovizioso approda in casa Ducati (2013).

La maturazione di Dovi

Nel 2016 arriva la tanto agognata vittoria nel Gran Premio della Malesia dopo ben 7 anni dall’ultima volta, ottenendo la sua seconda affermazione in MotoGP e l’undicesima in tutta la carriera. Il periodo incostante sembra ormai concluso, e gli esiti positivi fanno presumere una consapevolezza e una crescita personali dell’oramai trentenne, pronto a ripartire con grande spinta e velocità. Ed è proprio con l’arrivo di Jorge Lorenzo in squadra, nel 2017, che inizia il periodo di maturazione di Dovizioso, durante il quale riesce a togliersi di dosso l’etichetta di pilota con poca personalità e scaccia via certi pregiudizi nati sul suo conto.

Dimostra a tutti di essere in grado di lottare fino all’ultima gara per il titolo contro uno dei più potenti rivali al mondo della MotoGP: Marc Marquez. Ciò che vi è di sorprendente nella sua impresa è che Dovizioso disputa l’annata contro ogni pronostico e contro le sue stesse aspettative. 

Il pilota in sella alla sua Ducati nel 2019 (Ducati Corse).
Andrea Dovizioso nel 2019 (Ducati Corse).

Nonostante sia stato capace di vincere 6 gare durante la stagione, conclude il mondiale con enormi rimpianti, arrivando a un passo dalla vittoria finale, sfuggita all’ultimo Gran Premio di Valencia a causa di una caduta sulla ghiaia a pochi giri dalla fine. Anche l’annata successiva si conclude con un secondo posto, dietro il solito Marquez ma l’emozione della stagione precedente non si fa sentire e non riesce a compiere quel passo avanti che in molti si aspettavano. 

Nel 2018 Dovizioso scrive la sua prima autobiografia intitolata “Asfalto”, nella quale il pilota italiano si racconta a 360 gradi, dalle prima curve con un triciclo giallo di plastica nel capannone del papà, fino ai duelli spalla a spalla con Marquez. Allo scoccare dei 33 anni e del diciannovesimo campionato a cui partecipa, ci si augura che possa coronare il suo sogno, vincere il motomondiale e riuscire a terminare il lungo dominio di Marquez, malgrado nell’ultimo Gran Premio di Barcellona sia rimasto coinvolto in un incidente provocato da Jorge Lorenzo dopo una staccata scellerata al secondo giro. Ma ancora tutto è possibile nella lotta al mondiale; nulla è perduto, con la speranza che questa sia la volta buona per il nostro eterno secondo

Michele Fumarola

Ti potrebbero interessare
Sport

Schiavi di un calcio malato – Cosa ci resta dello sport più praticato al mondo?

CronacaSport

Il caso Beka Beka, la caduta degli dèi nel calcio (Sistema Critico)

Sport

Novak Djokovic, l'uomo dei record

Sport

GP del Canada – Con lo sciroppo d’acero si sveglia la Ferrari