Cultura

Pride Month – Storia di una manifestazione


Siamo entrati ufficialmente nel “Pride Month”, il mese del Pride. Parliamo del Gay Pride, che ha ormai luogo ogni anno a partire dall’evento che ha segnato la sua nascita, il 28 giugno del 1969. Nominando il raduno si pensa subito ai colori, agli abiti e all’energia incredibile che la comunità LGBT sprigiona durante le parate. Una vivacità tanto travolgente che l’avvenimento mondiale viene spesso etichettato come una “carnevalata”, dimenticando ogni volta quale sia il suo vero intento.


LGBT fin dagli anni Novanta è la sigla utilizzata come termine collettivo per riferirsi a persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender. Perché infatti le parate del Pride, diversamente dall’immaginario comune che le vede rivolte alla sola comunità gay, racchiudono le varie forme di orientamento sessuale e di identità di genere tentando di rappresentare in maniera indiscriminata l’essere di ognuno.

Ma come nasce realmente il Pride? E, soprattutto, cosa si cela davvero sotto quello che all’apparenza potrebbe sembrare una “semplice” manifestazione pacifica ed esuberante?

Alle origini del Pride

Per rispondere a tali domande si deve guardare indietro agli anni ’60. Nel secolo scorso erano di uso frequente retate improvvise e violente da parte della polizia nei locali gay, che spesso finivano in risse e arresti scaturiti e provocati contemporaneamente da queste. Purtroppo per molto tempo le vittime delle aggressioni hanno dovuto accettare la situazione passivamente di fronte ad una società discriminatoria.

La storia ci insegna però che anche dopo lunghi periodi di sottomissione e violenza arriva il momento in cui un singolo evento porta alla rivolta la parte oppressa.

Per la comunità LGBT tale evento è datato Stonewall, 28 giugno 1969, con lo slogan: “Say it clear, say it loud. Gay is good, gay is proud” (“Dillo in modo chiaro, e urlalo. Essere gay è giusto, essere gay è motivo d’orgoglio”).

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Foto presa da Cosmopolitan

Da questa frase deriva il nome della prima manifestazione ufficiale svoltasi a New York esattamente un anno dopo i fatti di Stonewall e pian piano diffusasi in tutto il mondo. Inizialmente il nome assegnato fu Christopher Street Liberation Day March, riferita per l’appunto alla strada della grande mela in cui si è svolta.

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Christopher Street Liberation Day March, immagine da CNN

Durante la marcia i partecipanti scesero in strada indossando vestiti sgargianti, slip e costumi da bagno, in segno di protesta nei confronti delle regole della società. Transessuali e travestiti poterono finalmente passeggiare in strada con un vestiario adatto al loro benessere interiore senza paura di essere discriminati o in un qualche modo aggrediti. Il messaggio del corteo risuonò forte e chiaro agli occhi di tutti.

Sempre quello stesso anno furono organizzate altre manifestazioni a Chicago, San Francisco e Los Angeles. E fu proprio Los Angeles la prima città a transennare la strada in modo da organizzare una vera e propria parata.

Il Pride in un simbolo: il triangolo rosa

Oltre ai colori, all’immagine dell’arcobaleno e all’aria festosa, il simbolo principale del Pride è diventato il triangolo rosa. Per capire meglio la sua origine si deve scavare indietro fin ai tempi dell’Olocausto.

Una fascetta legata all’avambraccio o un pezzo di stoffa cucito sul petto, raffigurante proprio un triangolo rosa, serviva ad identificare gli omosessuali all’interno dei campi di concentramento, così come la stella di David per gli ebrei e diversi altri simboli per minoranze come testimoni di Geova, criminali o pedofili. Inizialmente si utilizzava la A di “Arschficker” (termine tedesco volgare e dispregiativo con cui venivano etichettati gli omosessuali), trasformatasi poi pian piano in un simbolo stilizzato, appunto il triangolo.

Immagine da mariomieli.net

Gli omosessuali furono per lungo tempo torturati, sodomizzati e nel peggiore dei casi utilizzati come cavie per vari esperimenti di laboratorio. La Germania nazista arrivò addirittura a stipulare una legge contro la sodomia, che rimase in vigore anche nel dopoguerra, fino all’abolizione definitiva avvenuta solo in seguito a diverse testimonianze pubbliche dei fatti.

Il triangolo rosa, immagine da gaylyplanet

Fu durante gli anni ’70, negli Stati Uniti, che il triangolo rosa cominciò a essere utilizzato come simbolo di protesta. Anche se inizialmente criticato da molti – che ne ritenevano l’utilizzo offensivo nei confronti di chi era morto nei campi di concentramento – negli anni ’90 venne ufficialmente adoperato come emblema di tutta la comunità LGBT.

Non finirono però le discriminazioni e il diffondersi di malattie veneree come l’AIDS veniva ritenuto “un dono” capace di far sparire i gay in modo più efficiente dell’Olocausto. Ed erano di questo parere diversi esponenti della politica statunitense che, complice l’ignoranza, istigavano le folle all’odio e all’emarginazione nei confronti di chi aveva diverse inclinazioni sessuali.

“Tutte le persone infette da AIDS dovrebbero essere tatuate sul braccio per proteggere chiunque utilizzi aghi, oltre che essere tatuati sull’ano per prevenire che altri omosessuali possano infettarsi”.

William F. Buckley

La malattia era ancora quasi del tutto sconosciuta e quindi mortale: questo contribuì ad una serie di “invenzioni” a riguardo che incrementarono disprezzo ed episodi di violenza.

Perché (soprattutto) oggi il Pride è necessario?

Ad oggi, nonostante la società si sia evoluta dal punto di vista tecnologico e medico, le opinioni su tale argomento sono del tutto contrastanti e simbolo di una mentalità regredita.

Partecipano ora alle manifestazioni anche le “famiglie arcobaleno”, costituite da genitori dello stesso sesso e spesso da figli adottati oppure concepiti artificialmente. Ciò indica che la lotta ai diritti equi sta pian piano portando i suoi frutti: unioni civili e legalizzazione delle adozioni si stanno diffondendo a macchia d’olio in America ed Europa principalmente.

Purtroppo, tuttavia, non diminuisce in parallelo il numero dei suicidi da parte di adolescenti discriminati o violentati verbalmente e fisicamente da coetanei (tasso più alto rispetto alla media globale di suicidi per altre motivazioni).

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Immagine presa da Unsplash

Non diminuiscono neanche le aggressioni, spesso alla luce del sole e in luoghi frequentati, nei confronti di coppie o singoli rappresentanti della comunità LGBT. L’ultimo episodio che ha fatto scalpore risale al 30 maggio scorso e vede protagoniste due ragazze lesbiche di 28 e 30 anni, aggredite a Londra dopo aver rifiutato di baciarsi in pubblico. La notizia ha subito fatto il giro del mondo, mentre in contemporanea avevano inizio le prime date del Pride.

La prima data italiana, 8 giugno, ha visto protagoniste Roma, Pavia, Trieste, Messina e Ancona con un’affluenza sempre crescente. Esattamente, il numero di partecipanti è di anno in anno sempre maggiore. Non vi aderiscono infatti solamente gli esponenti stessi ma anche familiari e tutti coloro che vogliono contribuire al messaggio di accettazione ed equità dei diritti oltre che dei doveri. Bologna ospita il Pride oggi, il 22 giugno, e si stimano migliaia di partecipanti vogliosi di lasciare un segno e soprattutto di far sentire la propria voce dopo secoli di silenzio ed omertà.

Non si partecipa per fare accettare il diverso ma per far riconoscere l’uguale. Come scrisse Keith Haring, che spesso utilizzava il simbolo del triangolo rosa, “L’ignoranza è paura, e il silenzio è solo morte”.

Tea Zgjama

(In copertina naeim a, da Pixabay)


Per approfondire scopri Pride, il nostro percorso tematico dedicato!

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