Cinema

La ballata di Buster Scruggs

La ballata di Buster Scruggs, è primo film diretto dai fratelli Coen nato e realizzato per essere visto su Netflix; e infatti, nonostante si tratti di un lungometraggio ad altissimo budget, non ha avuto proiezioni in alcuna sala, se non in casi in cui fosse necessaria la qualificazione ad un concorso.

Il film si presenta come un insieme di cortometraggi con ambientazione western, che apparentemente possono risultare comici o tragicomici, collegati da un filo conduttore, l’argomento della ballata. Per chiederci di che cosa parla questo film dobbiamo innanzitutto chiederci di che cosa parlano in generale le opere dei fratelli Coen, che, come molti altri grandi autori, affrontano spesso gli stessi temi, ma con angolature diverse, riuscendo ogni volta a rinnovare il messaggio. I due registi parlano di illusione intesa come l’inganno che secondo la loro filosofia è la vita per chi la vive (concetto perfettamente riassunto dal libro di Nicholas Taleb Giocato dal caso, che, se fosse stato ambientato nell’America dell’ottocento, sarebbe potuto essere uno dei capitoli di questo film).

Tutti i protagonisti all’interno delle storie dei fratelli Coen sono giocati dal caso, come l’intero genere umano. Infatti secondo questa filosofia, ogni progetto del mondo è un’illusione, un tentativo di controllare il proprio destino che porta ad essere ingannati da ciò che sta fuori dalla nostra portata, costringendoci a riconsiderare la nostra sorte ed a cambiare progetti. É una mentalità melanconica e profondamente pessimista, nonostante ciò non si tratta di un invito ad arrendersi, è solo un appello a non illudersi troppo, a riconsiderare ciò che è alla propria portata, a saper regolare le proprie ambizioni, ciò che capiterà non corrisponderà mai a quello che si aspetta.

Alla base dell’impossibilità dell’uomo di essere veramente artefice del suo destino, pur essendo padrone delle proprie azioni, e dell’incapacità di prevederne gli esiti, c’è il limite che la specie umana vive e che segna la sua esistenza: la morte, dalla quale discendono tutti gli altri limiti umani, in primis il tempo. Senza la morte naturale non ci sarebbe il tempo, dunque non ci sarebbe l’urgenza di agire.

La morte, tetra e ineludibile, costituisce il tema portante della Ballata di Buster Scruggs, l’elemento principale che unisce i sei episodi di cui è composta, e lo fa utilizzando alcune figure ricorrenti delle opere dei suoi autori, figure che nascono tutte da quella del rischiatore, o gambler (titolo di una delle sei parti del lungometraggio), che siamo tutti e che sono i personaggi del film: lo è il giocatore di carte, il pistolero, anche l’avido, (consumato da una brama che a sua volta è un tema importantissimo per i fratelli Coen), poiché più di qualsiasi altra cosa il desiderio di arricchirsi, il progettare il proprio accumulo di averi, è una illusione. Il rischia

 Il secondo filo principale che unisce i sei episodi oltre la morte, è la rivelazione. In ogni capitolo troviamo un momento in cui il protagonista capisce che non c’è nulla da capire, succube di quell’immensità che è il caso, giunge alla conclusione che la sua scommessa è una beffa, a prescindere dal fatto che questa evolva positivamente o meno. L’atmosfera di questa opera, nonostante spesso utilizzi comicità molto ben architettata, è struggente, si è costantemente oppressi da idea di fondo che va in forte contrasto con quello che si sta guardando; infatti dal punto di vista tecnico questo lungometraggio non ha reali difetti, i colori sono curati in maniera perfetta e variano moltissimo, dando un carattere molto forte ad ogni puntata; la recitazione è ottima, questo film può vantare un cast di altissimo livello. La scrittura dei dialoghi è coerente e di qualità, le citazioni, frequentissime (come il secondo episodio, composto solo da citazioni di film degli anni ’80), sono molto fini e la musica, originale, si adatta perfettamente ad ogni situazione, tutto questo mantenendo uno spirito western di fondo e un’aria incredibilmente opprimente.

In conclusione consiglio la visione del film a chiunque fosse interessato ad affrontare tali temi, ma anche a chi volesse semplicemente vedere un buon western in quanto, ribadisco, la qualità del prodotto è encomiabile.

Tommaso Palmonari

(In copertina un fotogramma tratto dal film)

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