Editoriali

Il filo di Arianna

Faccio una premessa: quello che state per leggere non è un editoriale. Questa volta no. Vorrebbe esserlo, certo, così come dovrebbe essere un resoconto puntuale e obiettivo dei risultati ottenuti nell’ultimo mese (dei successi e dei fallimenti), un elenco freddo e vagamente noioso di tutto ciò che abbiamo raggiunto, delle cose che vorremmo raggiungere, di chi siamo e di quali sono i nostri “ideali”, i nostri sogni, le nostre speranze e le nostre paure. Ne ho scritti cinque di editoriali con questo stile, uno in più o uno in meno non credo che possa fare molto la differenza. Eppure stasera soffia un’aria diversa, attraverso la finestra spalancata sui colori della notte, un’aria troppo calda e allo stesso tempo leggermente fredda – e, no, non è l’arrivo dell’estate o l’avvicinarsi, fatidico e ineluttabile, dell’esame di maturità – è qualcosa di diverso, qualcosa che anticipa un cambiamento radicale di tutto. Un grande salto nel vuoto che aspettiamo da una vita. Ecco, credo che sia questo che sta per arrivare.

Il mio sguardo si abbassa sullo schermo del computer. Ci sono tre file di Word aperti. Il nuovo articolo di Alice, che anticipa un lungo ciclo in uscita a fine mese dedicato al Pride (non posso dire altro, ma a tempo debito saprete tutto); un’intervista da editare, pronta per uscire a metà giugno; e qualcosa di nuovo che sto scrivendo per Giovani Reporter, data di pubblicazione: il prima possibile. Appena sarà pronto. A lato, su un foglio di Excel intitolato “settembre/ottobre”, la programmazione dei prossimi mesi e soprattutto dell’autunno, quando spero di riuscire a mettere in fila tutto quello che ho iniziato nel mio primo anno di direzione editoriale. In particolare quelle briciole di pane di cui abbiamo disseminato questo sentiero e che presto andranno raccolte per trovare il senso della storia.

In questo periodo si sono segnalati alcuni articoli, che hanno continuato l’approfondimento di quei temi che Giovani Reporter sta cercando di analizzare ogni giorno che passa in modo preciso e accurato, quelli che poi prenderanno il nome di percorsi tematici del sito, una sorta di file rouge che dovrà – almeno nelle intenzioni, quando avremo più materiale in archivio – attribuire al nostro progetto coerenza ed equilibrio. Come se ognuno di quegli articoli fosse un piccolo tassello del grande affresco che vogliamo costruire, tutti insieme. La sfida è andare alla ricerca di questo filo di Arianna senza perderci nel labirinto delle cose-che-avremmo-voluto-fare-ma-non-siamo-riusciti, senza continuare a vagare privi di certezze nella notte buia che ci circonda; e dare un senso a tutto per illuderci che in fondo, in quello che succede, ci sia un senso, un ordine, un disegno complessivo che, una volta rivelato, ci darà la chiave di ogni cosa.

Credo che il primo atto di questa storia sia stato scritto in tempi non sospetti da due dei migliori autori che abbiamo ed è quasi ironico pensare che l’apripista di tutto, il filo per affrontare il labirinto, sia stato scritto da una ragazza che si chiama proprio Arianna (Solmi), insieme a Iacopo Brini, quando entrambi lavoravano a tempo pieno per Claxon, il giornale scolastico del Liceo Classico M. Minghetti di Bologna (terreno su cui si sono formati molti degli autori attualmente impegnati su Giovani Reporter, compreso il sottoscritto). L’articolo di cui sto parlando è “Specchio Riflesso”, un testo denso di significati e centrato sulla differenza tra il concetto di pregiudizio e quello di stereotipo. La prima versione è uscita in formato cartaceo a ottobre 2017; la seconda su Giovani Reporter a novembre dell’anno scorso. È stato solo l’inizio, eppure, nella sua “semplicità”, quell’articolo racchiudeva – e racchiude tuttora – le caratteristiche pregnanti di ciò che stiamo facendo.

Il secondo atto è stato scritto originariamente sempre per Claxon, sulle cui colonne è uscito a maggio del 2017, e poi è stato ripubblicato qui a ottobre del 2018. Gli autori siamo io e Federica Marullo e il titolo è “Uccideteci il pensiero”. La cifra stilistica è la stessa descritta sopra: un argomento centrale di attualità (in questo caso lo scandalo di Cambridge Analytica), un riassunto puntuale e sistematico dell’accaduto, un’esposizione chiara e lineare, e nel finale l’opinione degli autori (filtrata nel nostro caso dalle parole di uno dei più importanti cantautori italiani, Roberto Vecchioni, con la canzone “Chiamami ancora amore”).

Ma il primo vero articolo scritto appositamente per Giovani Reporter è di Francesco Faccioli, attuale vice-caporedattore del portale, è lui che ha raccolto l’idea e l’ha rilanciata a dicembre 2018, nella sezione opinione: “Test di medicina – I problemi, le soluzioni”; a prescindere dall’argomento, nato da una discussione che avevamo fatto poco tempo prima, l’approccio seguito nella stesura di quel testo è la stessa che seguiamo anche adesso.

Nel frattempo, a inizio dell’anno nuovo, si sono moltiplicati gli autori e, di conseguenza, anche i risultati, riuscendo ad abbracciare sempre più tematiche. Il 2019 si apre con l’esordio di Clarice Agostini, che riprende lo stesso schema del testo mio e di Federica, e costruisce “Odissea nel mare nero dell’Europa”, in cui lancia il nostro portale web nel cuore del dibattito italiano (ed europeo) sulla questione-migranti. Il passo successivo è un lungo ciclo di articoli (dieci in totale) scritti in occasione della Giornata della Memoria per legare passato e presente, smentire chi dice che certe ideologie come quella fascista sono ormai morte e sepolte (sarebbe bellissimo ma purtroppo c’è ancora troppa gente che grida a gran voce di seguirne gli ideali, troppa gente che abbassa il capo fingendo di non sentirli, troppa gente che per comodità o per convenienza li asseconda in silenzio), e schierarci apertamente su alcune questioni ormai inevitabili. Ne sono usciti quelli che, secondo il mio modesto parere, sono alcuni tra i migliori articoli che abbiamo realizzato: soprattutto il prologo di Elettra DominiAbbiamo solo perso la via” e l’epilogo ideale “Si impara in fretta a chiudere gli occhi”, firmato da Arianna Solmi. Dopo ci sono alcuni approfondimenti più specifici e due articoli che riprendono le fila di tutto il ciclo cercando di chiudere il cerchio, entrambi scritti da me: il primo è “Come è lunga la notte” e il secondo “L’ultima lezione di Hannah Arendt”.

Alle porte di febbraio il discorso sul cambiamento del mondo contemporaneo e sull’alienazione provocata dalla sua velocità/superficialità è stato affrontato in due forme totalmente diverse e allo stesso tempo compiutamente complementari: “La verità e altre bugie dell’era digitale”, di Clarice Agostini; e “Fake news – L’antica arte di far demagogia con i media”, firmato dall’insolita coppia Iacopo Brini e Francesco Faccioli (che torneranno presto a collaborare). Il primo con approccio filosofico, il secondo da un punto di vista storico. Il mese successivo, caratterizzato dal rinnovamento della grafica del sito, porta tre nuovi articoli fondamentali, appartenenti a un breve ciclo di testi usciti in concomitanza con la Giornata mondiale delle donne: “Il coraggio di avere coraggio”, di Elettra Domini; “Un accordo dissonante nella storia della musica”, di Clarice Agostini; e “Una stanza tutta per noi”, di Elisa Ciofini. Tre visioni, tre stili e tre approcci e in un certo modo anche simili, che confrontano passato e presente della condizione della donna nel mondo della scienza, in quello della musica e nella letteratura. Continuano il filone due articoli di approfondimento, curati uno da Alice Buselli e uno da Giulia Severino. La prima ha firmato subito dopo un altro pezzo molto bello che si interroga sul ruolo che deve assumere oggi Hollywood.

Ad aprile, invece, sono tre gli autori che hanno portato avanti le linee guida generali: Francesco Faccioli, con “Analisi di una menzogna”, lucido testo mirato a smontare le tesi dei negazionisti; Luca Malservigi, che ha scritto un lungo articolo diviso in tre parti dedicato alle foibe (complementare al Ciclo della Memoria) ed Elisa Ciofini, con “Grinfie invisibili”, in cui analizza il problema della globalizzazione e “Il ritorno del passato”, elaborato più letterario che parte dal significato etimologico del termine “nostalgia” per cercare di capire, almeno in parte il mondo in cui viviamo. Parallelo a quest’ultimo, il mio approfondimento letterario e artistico intitolato “Dove porti la mia vita?” segue lo stesso filo e lo conduce un po’ più avanti. Clarice Agostini nel frattempo scrive altri due articoli importanti – sia nella dimensione di Giovani Reporter, sia in quella più generale degli argomenti che tratta – “La famiglia tradizionale” e “Dimenticare l’indimenticabile”, uno che affronta il tema del Congresso di Verona e l’altro che studia il fenomeno del neofascismo.

A maggio sono tornati anche Elettra Domini e Iacopo Brini, tra le righe di “Dentro di noi”, un testo profondo e intimista incentrato sul passato che ritorna sempre e su quella malinconia che in alcuni casi ci prende e sembra non volerci lasciare più; e “Piombo, soldi e American way”, analisi precisa e puntuale del problema delle armi negli Stati Uniti. L’esordio di Michela Bronzi, fine mese, offre l’occasione di affrontare uno dei temi più caldi degli ultimi anni: il cambiamento climatico; attraverso un bellissimo articolo diviso in due parti e intitolato “Quel che resta del pianeta Terra”.

A giugno, poi, un’altra nuova autrice, Sara Carenza, si è interrogata sugli effetti che le nuove tecnologie possono avere soprattutto sul comportamento dei bambini. Ne è nato un testo particolarmente interessante che vi invito ad andare a leggere: “Conoscere è saper vivere”.

Questi sono i fili conduttori di Giovani Reporter e sempre questi alcuni degli argomenti centrali dei mesi a venire (il file “settembre/ottobre” è sempre aperto e reclama la mia attenzione), quando, una volta passato il periodo degli esami, riusciremo a seguire con molta più attenzione e presenza il progetto. Per il momento non mi resta molto altro da dire, se non invitarvi a srotolare questo filo, articolo dopo articolo, parola dopo parola, visione dopo visione, per spingervi a informarvi, a documentarvi, a confrontare le fonti che leggete, a non essere mai soddisfatti di una sola versione delle cose, perché ce ne saranno sempre mille altre, alcune giuste, altre sbagliate, ma che spetterà a voi giudicare, classificare, valutare e poi accettare o rifiutare. Sempre con spirito critico, per non affogare nella dilagante ignoranza che ci circonda.

Davide Lamandini

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