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Dimenticare l’indimenticabile – Il fascismo oggi

Il 25 aprile 1945 il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia proclamò l’insurrezione generale contro tutti i nazifascisti che ancora occupavano i territori settentrionali della penisola, esortando le forze partigiane a occupare i presidi tedeschi e fascisti per imporre la resa. Vennero poi emanati una serie di decreti legislativi che attribuivano il potere al Comitato “in nome del popolo italiano e quale delegato del Governo Italiano” e che condannavano a morte i capi fascisti, compreso Benito Mussolini. L’anno successivo il presidente del Consiglio Alcide De Gasperi e il re Umberto II dichiararono questa data, simboleggiante il culmine della Resistenza, festa nazionale. La ricorrenza venne istituzionalizzata stabilmente solo nel 1949, e venne celebrata per tutti gli anni a seguire.

Giunto ormai al suo settantesimo anniversario, inizia a dilagare l’impressione che il 25 aprile stia perdendo parte del suo spirito originale. Ciò che viene a mancare è la consapevolezza di quello che è stato, sostituita dalla noncuranza delle conseguenze che ancora hanno un impatto sulla nostra nazione: il prodotto è un continuo crescendo di atti più o meno dichiaratamente fascisti, che si sono susseguiti negli ultimi anni e che hanno raggiunto il culmine proprio nei mesi appena trascorsi. I giornali riportano un sempre maggior numero di episodi che, a mio parere, dovrebbero far scattare un campanello d’allarme: svastiche in luoghi pubblici, compleanni con torte a tema nazismo, vandalismo e distruzione di memoriali e monumenti celebrativi, per non parlare di eventi e manifestazioni apertamente legati al movimento dei Fasci.

Prima di trattare degli esempi più clamorosi e recenti, mi sento in dovere di fornire qualche informazione in più riguardo al contesto storico – l’ignoranza in questi argomenti è infatti la ragione principale per la quale tali eventi passano inosservati o non vengono corredati della dovuta importanza.

Il 23 marzo 1919, durante un’adunanza convocata da Benito Mussolini nella piazza milanese di San Sepolcro, nasce ufficialmente il Fascismo, dalla spinta di poco più di un centinaio di ex-combattenti e interventisti della prima guerra mondiale. Il giorno successivo sul Popolo d’Italia, giornale del futuro Duce, svetta la notizia della fondazione dei “Fasci di Combattimento”, mentre tutti gli altri quotidiani non ne fanno menzione o liquidano l’evento in poche righe. L’opinione pubblica ne è pressoché all’oscuro, anche se presto il nuovo movimento inizierà ad ottenere l’appoggio di un numero sempre maggiore di sostenitori.  Nello stesso anno il movimento di Mussolini si presenta alle elezioni politiche, ma non ottiene alcun seggio. Nel 1921, invece, vengono eletti 35 deputati. Come il 25 aprile è la data simbolo della Liberazione, il 23 marzo è quella del Fascismo, e quest’anno si è trattato proprio del centenario del discorso a San Sepolcro.

Il 23 marzo 2019 Forza Nuova è a Prato, in un corteo – almeno ufficialmente – contro l’immigrazione. La scelta della data e la presenza sul manifesto del logo ”100” non lasciano però dubbi sulla vera natura della manifestazione. Non può che preoccupare la decisione del Comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico di autorizzare l’evento.

Nella stessa data si è poi svolta un’altra iniziativa altrettanto allarmante: un concerto nazi-rock tenuto nel locale milanese Space 25 e organizzato da Casa Pound. Anche in questo caso i riferimenti non mancano: le porte si aprono alle 19:19 (riferimento all’anno 1919) e la guest star dell’evento è la band Zetazeroalfa, che calca le scene da vent’anni (come quelli del Ventennio fascista) e il cui frontman è il leader di Casa Pound Gianluca Iannone. Gli organizzatori del concerto hanno aggirato il divieto di allestire un evento pubblico spacciandolo come festa privata, alla quale hanno però preso parte migliaia di persone provenienti da tutta Italia, informate attraverso un consistente passaparola. Lo slogan di Iannone: “Cento anni dopo siamo ancora tutti qui, sotto al cielo di Milano”. L’evento musicale, dove non mancano teste rasate e saluti romani, era stato originariamente previsto per il 24 marzo ma, trattandosi del giorno della commemorazione delle Fosse Ardeatine, viene prima  anticipato al 16 marzo e poi posticipato fino al 23. Più che l’organizzazione di una manifestazione che esalta lo squadrismo e il movimento fascista – già di per sé spaventosa – dovrebbero destare preoccupazione le migliaia di partecipanti che, nonostante l’incertezza e la “segretezza” dell’evento, vi hanno preso parte. Questo è la prova sia dell’efficienza di canali di comunicazione che riescono con estrema facilità ad aggirare un divieto pubblico, sia di come le idee delle organizzazioni neofasciste vengano veicolate attraverso la musica: canzoni intitolate Cinghiamattanza e Nel dubbio mena e merchandising che riportano “Love fascism” e “Italian fascism” lo testimoniano bene.

Oltre al mondo musicale, quest’anno anche quello sportivo ha deciso di dare il suo contributo a questo filone apparentemente “anti-25 Aprile”: alla vigilia della ricorrenza un gruppo di Ultras tifosi della Lazio ha manifestato nei pressi di Piazzale Loreto, a Milano, con tanto di braccia destre alzate e striscione “Onore a Benito Mussolini“. Quando la polizia è giunta sul luogo, a seguito di una segnalazione, il gruppo si era già dileguato, ma molti dei partecipanti sono stati individuati e su di loro è ora aperta un’indagine sull’ipotesi di reato di “manifestazione fascista”, prevista dall’articolo 5 della Legge Scelba del 1952. Giuseppe Sala, sindaco della città Medaglia d’oro della Resistenza, ha commentato: “Anche cercando di non drammatizzare, non si può non capire che si stanno superando certi limiti. E che la denuncia di tutto ciò spetta soprattutto alla politica. A tutta la politica però”.

Non bisogna dimenticare, tuttavia, che non solo eventi del rilievo di quelli sopra riportati devono essere tenuti in considerazione. La senatrice a vita Liliana Segre scrive in un tweet: “Bisogna stare guardiani anche per le piccole cose”. Il post viene pubblicato proprio in risposta a uno dei tanti gesti provocatori che si stanno ultimamente moltiplicando: nella notte tra il 21 e il 22 aprile a Vighignolo, frazione del milanese, è stata incendiata una statua dedicata a Giulia Lombardi, partigiana ventiduenne uccisa dai fascisti nel 1944. Il monumento, che era stato inaugurato il 14 aprile scorso, non è andato completamente distrutto, ma questo non sminuisce il terribile gesto di chi, per dirla con le parole di Roberto Cenati, presidente Anpi provinciale di Milano, “offende la memoria di chi ha sacrificato la propria giovane vita per la libertà di tutti noi”.

Liliana Segre, sopravvissuta ai campi di concentramento nazifascisti, pubblica anche un altro post, senza riferimenti diretti ma esplicitamente in vista del 25 Aprile: una foto – la pietra d’inciampo posata nel 2017 e dedicata a suo padre Alberto, antifascista arrestato nel 1943, deportato e morto adAuschwitz l’anno successivo – corredata dal testo “Ricordare è dovere. La memoria va difesa e diffusa“.

Da non tralasciare è anche la lapide commemorativa che, alla vigilia del 25 Aprile, è stata  frantumata e imbrattata con una bomboletta spray rossa: sulla pietra il disegno di una falce e martello, corredati dalla stella. Il monumento si trova a Bologna, in Piazza dell’Unità, dove nel 1944 si svolse una delle battaglie simbolo della Resistenza bolognese, nella quale persero la vita undici partigiani. Il commento del sindaco Merola: “Risponderemo con l’intelligenza all’idiozia: è l’insegnamento del 25 aprile“.

Appena tre giorni dopo la Liberazione è invece tempo della “contro-ricorrenza”: l’anniversario della morte di Benito Mussolini. Anche quest’anno, il settantaquattresimo dal 1945, non sono mancate le commemorazioni: lo striscione “Mussolini per mille anni” firmato da Forza Nuova e esposto nei pressi del Colosseo. “Contro ogni antifascismo. Onore eterna all’ultimo dei Cesari! Per l’Italia di oggi e di domani il suo esempio la nostra lotta”, rivendica il movimento politico. Immancabile è anche l’appuntamento a Predappio, al sepolcro di Benito Mussolini, che la nipote Alessandra ha deciso di lasciare aperto per la ricorrenza, richiedendo però “rispetto, educazione e compostezza per il luogo sacro”. Un corteo silenzioso ha attraversato le strade della città romagnola fino al cimitero: “Mio Duce, da lassù continua ad amare e a proteggere il tuo popolo” pregano, “noi saremo i tuoi profeti, le tue camicie nere, capaci di trasmettere il nostro credo ai nostri figli“.

Ho precedentemente citato la Legge Scelba e credo sia opportuno illustrarne il contenuto: bisogna ricordare infatti che nell’ordinamento giuridico italiano il fascismo è reato. La legge citata, in vigore dal 1952 in attuazione della norma costituzionale oggetto della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione della Repubblica Italiana, vieta non solo la “riorganizzazione del disciolto partito fascista“, ma ne sanziona anche la sua apologia. L’articolo 1 recita che il primo di questi due reati si verifica “quando un’associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista.” Per quanto riguarda l’apologia, è punibile con un arresto dai 18 mesi ai 4 anni ed è considerata aggravata quando è comprensiva di idee o metodi razzisti o se è commessa con il mezzo della stampa.

Nel 1993 è stata emanata la Legge Mancino che condanna “chi diffonde in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”. Nonostante tutto, secondo i dati del collettivo bolognese Infoantifa Ecn sono 155 gli episodi di violenza o intimidazione commessi da neofascisti o simpatizzanti di estrema destra in Italia dal 2014 ad oggi. E, nonostante tutto, ci sono movimenti che si dichiarano fascisti e sono ammessi in Parlamento e alle elezioni politiche. “Noi siamo gli eredi del fascismo italiano, come lo era il movimento sociale prima di noi“, dice Simone di Stefano, leader di CasaPound; “Sono un fascista ma dico no a chi spara o picchia“, sono invece le parole di Roberto Fiore di Forza Nuova, come se sparare e picchiare non siano due verbi ben ricorrenti nel vocabolario dei Fasci.

Dal momento che a questi movimenti viene riconosciuta la legittimità, acquisiscono anche il diritto di partecipare al dibattito pubblico, divulgare le loro idee e manifestare. Non c’è da stupirsi che poi questo diritto venga reclamato. Così queste ideologie che provengono dal passato e che possono apparire anacronistiche agli occhi di qualcuno trovano terreno fertile nelle menti di più individui di quanti si possa pensare. Il fascismo non è morto nel 1945 e mai lo sarà fino a quando resterà qualcuno a mantenerlo in vita sotto forme e nomi differenti. “Fascisti”, “neofascisti” o “post-fascisti” poco importa se manifestazioni e commemorazioni si riferiscono esplicitamente alla nascita del Duce o a San Sepolcro. Questi partiti politici e organizzazioni fanno leva sul malcontento che sta dilagando in Italia, causato da un disagio economico e sociale, per diffondere le loro ideologie nella componente meno informata della popolazione. A volte questo avviene anche attraverso dati ambigui o distorti che spingono verso sessismo, razzismo e xenofobia; quest’ultima intesa in senso lato come paura di ciò che non si conosce.

I giovani che si identificano nel fascismo non sanno cosa è stato”, dice Bruno Possenti, presidente del Comitato provinciale dell’Anpi di Pisa. Proprio per questo è necessario conoscere la storia, indagare le cause e le conseguenze di questi eventi che, seppure così lontani, rivestono ancora importanza nel mondo in cui viviamo. Grazie all’educazione e all’informazione è possibile far cambiare idea a chi già condivide queste ideologie legate a “disvalori” e prevenire il coinvolgimento di altri.

Il partigiano Gian Carlo Pajetta, membro dell’Assemblea Costituente e parlamentare, affermò che “il fascismo non muore mai, e si identifica sempre con l’ignoranza”. Per questo è nostro dovere ricordare le battaglie e i sacrifici di chi ha costruito le fondamenta dell’Italia come la viviamo oggi: non dimenticare ciò che, settant’anni fa, si era convinti non sarebbe mai stato dimenticato.

Clarice Agostini

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