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Cinema

Special – La serie che non meritiamo, ma di cui abbiamo bisogno

Ryan è un uomo gay affetto da leggera paralisi cerebrale che vive con la madre e decide di iniziare a rendersi indipendente. Con queste premesse si può sviluppare un piccolo capolavoro o scadere nel patetico, ma parlando di questa serie propendo di più per la prima.

Special è una produzione Netflix tratta dal romanzo semi autobiografico I’m special: and other lies we tell ourself di Ryan O’Connell. La serie dura in totale soltanto due ore, ma in così poco tempo riesce ad affrontare svariati temi, anche delicati, senza mai divenire banale o sfociare nella volgarità.

La storia inizia quando Ryan, nel tentativo di emanciparsi, accetta un ruolo da stagista all’interno di un blog. Lì conoscerà quella che diventerà la sua migliore amica, Kim, donna di colore in sovrappeso che scrive di body positivity e a mio avviso vera showgirl della serie. Ricca di simpatia e ironia come pochi, domina lo schermo con il suo carattere forte e solare e, quando è presente, ci si dimentica che in realtà il protagonista è Rayan. Lei prende quest’ultimo sotto la sua ala e lo aiuta a proseguire sul cammino della scoperta del mondo esterno. Si fanno da spalla a vicenda per affrontare gli ostacoli che la società pone loro davanti.

Vedi Kim, esistono due tipi di persone al mondo: quelli come noi, che pagano i dolcetti al bar, e quelli che li ricevono gratis, senza nemmeno rendersi conto di quanto siano fortunati

Ryan O’Connell

Sarà lei a spingere Ryan ad uscire e a mettersi in gioco, persino a perdere la verginità con un operatore del sesso. Penso che l’incontro con quest’ultimo sia, nel suo genere, una delle scene meglio scritte di questi ultimi anni: non ha nulla di volgare o stereotipato; mostra l’agitazione, le insicurezze e le aspettative di Ryan, e la professionalità, mista anche a tanta dolcezza, del prostituto. Il suo personaggio non viene rappresentato come amorale o depravato e il loro incontro è dipinto come una cosa assolutamente normale, da vivere senza vergogna. La scena, inoltre, ha il grande merito di aver mostrato un rapporto omosessuale per quello che è, senza romanticismi.

Un’altra presenza costante nella vita del protagonista è quella della madre, il cui legame con il figlio viene analizzato in profondità: da entrambe le parti vi è desiderio di indipendenza, ma allo stesso tempo bisogno dell’altro. La madre desidera vivere finalmente una “vita normale”, senza preoccuparsi per il figlio, che però non riesce a trattare come un ragazzo normodotato; mentre Ryan dà per scontata la presenza della donna, senza rendersi conto di tutti i sacrifici che ha fatto per lui.

Ciò che rende la serie unica è come vengono rappresentate situazioni normalmente viste strane o vergognose: nessuno è etichettato come uno “sfigato” perché non riesce a rientrare entro determinati canoni sociali. I personaggi sono consapevoli che questi esistono e ciò talvolta li fa sentire inadeguati, però non per questo perdono la loro dignità e la loro voglia di esplorare nuovi orizzonti.

Mi sento intrappolato in un limbo” dice Ryan “Non sono abbastanza abile da girare per il mondo normale e non abbastanza disabile per stare nel club dei paralitici”.
Devi credermi: tu sei privilegiato” gli risponde il suo fisioterapista.

Penso che proprio il concetto di privilegio, leggermente velato da situazioni comiche e metafore, sia il tema centrale della serie. È un argomento spinoso e trattato molto raramente, poiché è molto facile mettere qualcuno sulla difensiva quando gli viene fatto notare che è avvantaggiato nella vita rispetto ad altri, non per suoi meriti personali, ma semplicemente perché è nato con il colore di pelle giusto o con il fisico giusto o nel sesso giusto. “Special” parla di privilegio in maniera ironica e leggermente sarcastica facendo ridere ma spingendo anche a riflettere sulla propria fortuna. Dimostra che è molto difficile liberarci dalle idee che ci vengono imposte dall’ambiente circostante, ma di come il desiderio di voler essere qualcun altro possa divenire uno stimolo per crescere e migliorare. Ha una visione semi comica sul modo in cui la società predilige certi tipi di persone, ma allo stesso tempo mostra che non per questo si è meno simpatici o antipatici, pieni di insicurezze e di buone intenzioni, che non per questo si è meno, in qualche modo, speciali.

Alice Buselli

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