Cultura

Silent Night – La Tregua di Natale

Una guerra comporta una serie di sconvolgimenti nella quotidianità degli uomini: lotte fratricide, miseria, sofferenze. La guerra è ciò che, più di ogni altra esperienza, spersonalizza un individuo, lo riporta allo stato animale. Gli uomini si dimenticano totalmente a che meravigliosa specie appartengono, e allora la annientano dall’interno senza curarsi delle proprie azioni, perdendo anche il più tenue barlume di ragione. Ma, per qualche strano motivo, c’è chi riesce a sfuggire a questa follia collettiva, sfruttando un conflitto per ristabilire l’ordine nel mondo e dimostrare quanto sia maestoso l’animo umano. Un esempio di tutto questo fu proprio la Tregua di Natale, che avvenne nell’inverno del 1914 durante la Prima Guerra Mondiale.

Il 3 agosto di quell’anno, la Germania aveva dichiarato guerra alla Francia, seguendo scrupolosamente il “Piano Schlieffen”, ideato dal generale eponimo del Kaiser, e modificato in seguito dal generale Von Moltke. Questa strategia prevedeva di aggirare le difese francesi passando per il Belgio e puntando direttamente a Parigi: per fare ciò, i tedeschi misero a punto una nuova tattica denominata Blitzkrieg, “la guerra lampo”, ovvero cercarono di combinare supremazia territoriale, potere aereo e telecomunicazioni per sviluppare manovre rapide e veloci in grado di accerchiare le linee avversarie.

Il piano ebbe successo in un primo periodo fino a quando, con il sopraggiungere delle truppe britanniche, la Germania non fu ostacolata nel corso della prima battaglia della Marna; a loro volta, le truppe anglo-francesi subirono una battuta d’arresto durante la controffensiva nella battaglia dell’Aisne. A questo punto entrambi gli schieramenti tentarono di aggirare il fianco nord dell’avversario e la situazione giunse a uno stallo: il conflitto passò nelle trincee e divenne guerra di posizione; il fronte si stabilizzò su un’area vastissima, che partiva dal mare del Nord arrivando a toccare le frontiere svizzere. I soldati furono costretti a combattere in condizioni disperate: gli stretti corridoi scavati nella terra erano stretti e rendevano difficili gli spostamenti; i luoghi adibiti ai bisogni fisiologici erano gli stessi in cui si combatteva; i soldati erano costretti a dormire in mezzo ai cadaveri in putrefazione dei compagni caduti, data l’impossibilità di uscire dal terreno per dar  loro sepoltura. Tutto ciò fece crollare il morale dei combattenti, mettendoli duramente alla prova.

Nacque così un “mal comune”, diffuso in entrambi gli schieramenti: riuscì a instaurarsi una sorta di empatia tra gli avversari, che decisero di scambiarsi dei favori, come ad esempio rispettare gli orari dei pasti senza aprire il fuoco in quei fugaci momenti di ritrovo. Ma questi gesti non furono ben visti dai generali di ciascuna fazione ed erano assai pericolosi: si rischiavano severe punizioni da parte dei comandi, fino alla pena di morte con l’accusa di tradimento. Per legge, infatti, solo gli ufficiali potevano decidere di stipulare dei “cessate il fuoco” con la controparte, e queste tregue non potevano in alcun modo essere concordate da soldati di grado più basso.

Tuttavia, quello strano sentimento di benevolenza prese sempre più piede lungo il fronte e fu recepito anche in diverse nazioni, che decisero di intraprendere iniziative, seppur minime, a favore della pace: una delle più famose fu la lettera scritta dalle Suffragette inglesi alle ragazze austriache e tedesche, ma anche Papa Benedetto XV – che aveva definito quella guerra “un’inutile strage” – sottoscrisse una tregua fra le nazioni in occasione delle feste.

Tutto ciò proseguì fino a quando, la notte del 24 dicembre 1914, alla vigilia del Santo Natale, avvenne un vero e proprio miracolo. Quella notte, nella zona di Ypres, cittadina belga che sarebbe divenuta tristemente famosa per l’utilizzo delle prime armi chimiche, il rumore delle cannonate e delle fucilate cessò, per lasciare posto a un silenzio quasi di tomba. I soldati inglesi, dietro i reticolati di filo spinato, scorsero l’esercito tedesco che si apprestava a festeggiare il Natale, addobbando con materiali di scarto, come barattoli di latta vuoti legati con spago e candele, la propria trincea e intonando Stille Nacht.

In quel momento un soldato tedesco, con un coraggio mai visto prima, iniziò ad avanzare disarmato, con le braccia alzate, nella terra di nessuno – il territorio posto tra due trincee- , gridando auguri di Natale e chiedendo di non aprire il fuoco contro di lui: gli inglesi rimasero increduli, ma davanti a un simile gesto decisero di ricambiare. Fu così che i due eserciti, in un clima festoso, si ritrovarono in mezzo al campo di battaglia a scambiarsi doni: tavolozze di cioccolata, tabacco, liquori e bottoni delle proprie uniformi; alcuni si fecero fotografare insieme e furono organizzate improbabili partite di calcio. Alcune testimonianze riportano che diversi soldati arrivarono a scambiarsi gli indirizzi di casa: in questo modo, se fossero sopravvissuti, si sarebbero potuti spedire lettere o incontrare di persona.

I festeggiamenti si prolungarono anche la mattina dopo in certe zone del fronte, dove alcuni tedeschi esposero dei manifesti improvvisati con su scritto messaggi pacifici e di cessate il fuoco. Prima che gli ufficiali potessero interrompere la festa, britannici e tedeschi, spinti da spirito di compassione e amicizia, si diedero tempo per dare sepoltura ai compagni defunti e si ripromisero che, a combattimento ripreso, nessuno avrebbe sparato ad altezza d’uomo. Purtroppo però, nonostante l’immensa portata della tregua che coinvolse più di 100.000 uomini, questo evento non si realizzò lungo tutto il fronte: in molti luoghi i combattimenti non si interruppero mai.

Naturalmente gli ufficiali dei rispettivi eserciti non tollerarono questa  fraternizzazione – l’etica militare del tempo prevedeva assoluta disciplina -, ma vista la portata dell’avvenimento si limitarono a severi richiami disciplinari, e tentarono di oscurare il più possibile l’accaduto. I quotidiani non riportarono la notizia per giorni fino a quando il New York Times non ruppe il silenzio il 31 Dicembre 1914, poiché gli Stati Uniti, in quel periodo, erano ancora un paese neutrale. I giornali britannici iniziarono a riportare numerose testimonianze, estratte da racconti e lettere appartenenti ai reduci, scrissero numerosi editoriali e agli inizi del 1915 iniziarono a circolare le prime fotografie. Al contrario, in Germania la portata della tregua fu assai sminuita, e molti giornali si dimostrarono critici nei confronti di un gesto visto, al tempo, alla stregua di una diserzione.

In seguito, durante il proseguimento della Prima Guerra Mondiale, ci furono altri tentativi di tregua sull’onda di quella del 1914, ma non sortirono gli stessi effetti: gli ufficiali dei corpi d’armata si impegnarono con ogni mezzo per impedire altri gesti di fraternizzazione, tentando di convincere  le unità a compiere incursioni e organizzando sbarramenti di artiglieria su tutto il fronte per scoraggiare qualsiasi tentativo di comunicazione.

Leonardo Bacchelli

(in copertina: La tregua di Natale)

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