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Cronaca

Strage in Nuova Zelanda

Nuova Zelanda

In data 15 marzo, lo stesso giorno del “Global Strike for Climate Change”, due moschee di Christchurch, in Nuova Zelanda, sono state attaccate da quattro terroristi, che hanno fatto irruzione armati durante l’ora della preghiera e hanno aperto il fuoco, prima nel settore maschile e poi in quello femminile. I giornali riportano quarantanove vittime; la Prima Ministra neozelandese Jacinta Arden ha parlato di quaranta morti e venti feriti.

Ciò che fa orrore, oltre alla brutalità dell’atto, è il video postato dal capo degli attentatori in diretta su Facebook e poi prontamente rimosso. Quanto può cadere in basso l’animo umano se si prova piacere nel vedersi compiere un massacro di persone innocenti?

Poco prima era stato pubblicato sulla stessa pagina un documento di settantaquattro pagine contro l’immigrazione. Il movente dell’attacco, infatti, pare sia proprio questo.

Voglio uccidere gli stranieri invasori”, ha affermato il leader del gruppo, un uomo australiano di ventotto anni, che ha anche detto di aver scelto di compiere la strage in Nuova Zelanda per dimostrare che neppure gli angoli più remoti del pianeta sono “esenti da migrazione di massa”.

Sui caricatori delle armi sono stati ritrovati alcuni nomi incisi, tra cui quello di Luca Traini, tristemente noto per aver ferito sei immigrati a Macerata l’anno scorso.

Un’altra ragione di sdegno è la poca attenzione riservata alla vicenda da parte della politica. Quasi nessuno ha rilasciato dichiarazioni al riguardo, oltre alla Ministra Arden ed al nostro Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Alcuni politici hanno anzi tentato di strumentalizzare la vicenda o farla passare in secondo piano rispetto ad  attacchi di matrice islamica.

Non c’è alcun motivo per cui questo debba essere trattato diversamente. Quattro individui hanno sparato a bruciapelo su persone innocenti in preghiera, la cui malasorte ha voluto che si rivolgessero ad un Dio che rappresenta paesi lontani dal mondo occidentale. È davvero necessario pregare nello stesso luogo perché una disgrazia ci faccia sentire vicini alle vittime in quanto esseri umani?

In tutto ciò il comportamento più ammirevole è senza dubbio quello della Ministra Arden: pochi giorni dopo la sparatoria ha iniziato a stilare una riforma della legge sulle armi e ha tenuto vari interventi con i sopravvissuti e le famiglie delle vittime, indossando l’hijab, il velo islamico, in segno di rispetto. Anche diversi gruppi studenteschi hanno mostrato il loro supporto, danzando l’haka, il ballo tradizionale maori, in onore dei morti e creando la scritta “Kia Kaha“, Siate forti, in lingua maori, con un flash mob.

In questo momento di divisione, in cui si costruiscono muri, dovremmo unirci contro chi compie azioni di odio e far sentire alle vittime la nostra solidarietà, anche se da così lontano.

Alice Buselli

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