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Diario sentimentale di un giornalista – Intervista a Beppe Severgnini

Beppe Severgnini

Il “Diario sentimentale di un giornalista” è un viaggio molto intimo, seppur pregno di autoironia, attraverso la vita di Beppe Severgnini in ogni aspetto: sentimentale, famigliare, lavorativo e interiore. Questo spettacolo funge anche da presentazione per il suo ultimo romanzo “Italiani si rimane”, la sua seconda autobiografia, collegata a “Italiani si diventa”.

Il sipario si apre con il racconto di ciò che ha portato Beppe a scrivere il suo primo articolo per “La Provincia”, un piccolo giornale locale di Como. L’approccio che ha con il pubblico è molto intimo, racconta le sue esperienze passate con un tono dolcemente nostalgico. A questo punto gli spettatori scoprono un aspetto fondamentale dello spettacolo: la presenza della musica. La musica, in perfetta sintonia con le parole grazie alla collaborazione con l’artista radiofonica Serena Del Fiore, permette di immergersi a pieno nei viaggi e nelle esperienze di Severgnini. La maggior dello spettacolo è composta dal racconto, per mezzo di aneddoti costantemente ornati da una forte nota ilare, del percorso che lo ha portato ad essere ciò che è oggi.

Inizia raccontando del suo primo folle viaggio lavorativo per conto del “Giornale” di Indro Montanelli, trasformatosi in una odissea improvvisata in Australia; attraversa la sua prima esperienza come inviato a Londra; e arriva alla storia della presentazione, svoltasi alla fine degli anni novanta, che stava per rivelarsi come un insuccesso visto che vi si erano recate soltanto tre persone, ma della quale ribaltò le aspettative quando decise di provare ad avvicinare i passanti utilizzando il microfono e di invitandoli alla conferenza con la scusa che il suo libro parlava di ogni argomento a loro potesse interessare, tessendo così un buffo inganno del quale poco a poco tutti si resero conto e che suscitò l’attenzione e il divertimento degli spettatori.

Si passa dalla gioventù all’età adulta. Beppe ci parla del rapporto che ha con il figlio e di quello che ha con le nuove tecnologie, della vita con la moglie, della sua carriera e dei talenti che sta formando o che ha formato, che lavorano con lui o grazie a lui.

Ma perché italiani si rimane? Severgnini in una intervista a TV200 afferma che:

Italiani si rimane per tutte le cose che ho raccontato, per i ricordi delle nostre famiglie e come vengono raccontati, perché abbiamo un figlio che coltiverà i nostri campi, ed è nostro figlio, c’è un figlio che racconterà la nostra storia e sono io. “Italiani si rimane” è una autobiografia ironica, sentimentale e didattica, perché con questo libro cerco anche di insegnare qualcosa a chi è più giovane di me.

Beppe Severgnini

A seguito dello spettacolo svoltosi il 15 febbraio 2019 al LabOratorio San Filippo Neri di Bologna, alcuni redattori di Giovani Reporter hanno avuto la possibilità di porre alcune domande a Severgnini sull’attuale situazione del giornalismo e sulle opportunità che si presentano ai giovani. Ecco il resoconto:

Cosa ne pensa dello stato attuale del giornalismo in Italia?

Ti interessa il futuro del pianeta e l’immortalità dell’anima!

Semplificando al massimo: credo che il giornalismo in sé non stia male, tuttavia c’è un grande problema di tipo industriale. Chi paga cosa? Dove arrivano i redditi per chi fa questo mestiere? Questa è la vera domanda. C’è talmente tanto di gratuito grazie alla rete che per chi fa questo mestiere è molto più difficile di prima. Sostanzialmente tutte le novità che ci ha portato la rivoluzione digitale occupano il nostro tempo (telefoni, netflix, social), il tempo di veglia a nostra disposizione, parliamo di una media di sedici ore al giorno, è occupato da moltissime cose e l’informazione si trova ad avere una serie di concorrenti che prima non aveva; dunque si trova a combattere una guerra a due fronti: quello del tempo, il più impegnativo, il mio mestiere sembra una costante battaglia per l’attenzione, e l’altro quello dell’offerta. Se un giornale cartaceo costa 1,5 Euro anche se è molto buono non si ha il tempo di leggerlo e le stesse notizie, a meno di autorialità, si trovano gratuitamente in rete; è un vero problema.

In tutto questo che ruolo possono avere i giovani? Che possibilità hanno?

Ricordate che fra 50 anni ci sarete voi, non io. Voi dovrete inventare e gestire il mondo nuovo, che è anche fatto di queste cose. Non lasciatevi scoraggiare da chi dice che il giornalismo è morto, che non si può lavorare nel cinema, in televisione, in pubblicità, in teatro… Non è vero. Certamente per questi ambiti è un periodo molto difficile, però è anche un periodo in cui le grandi idee possono pagare molto bene, e non significa solo inventare una nuova App, a volte le idee più innovative sono quelle meno nuove. Per esempio il teatro è stato dato per morto innumerevoli volte e sta rivelando una vitalità insospettabile. Capiamoci, non si possono reinventare mezzi come il teatro, ma si può creare qualcosa di nuovo e riutilizzare un tale medium.

La mia regola, che è un consiglio che ho dato anche a mio figlio, è abbastanza semplice: se il tuo lavoro può essere sostituito da una macchina o da una intelligenza artificiale, prima o poi verrà sostituito. Se volete puntare in alto, se volete fare grandi cose, cercate di trovare un lavoro del genere, un lavoro umano che, a mio avviso, è un lavoro interessante. Sembrava impossibile che gli autisti iniziassero a perdere occupazione, eppure le auto iniziano a guidarsi da sole! I banchieri sono stati sostituiti dai bancomat… Nel momento in cui un contadino sente il rumore di un trattore non deve pensare che il suo mestiere rallenterà, ma guardare al futuro e capire che quel mestiere sta scomparendo. L’importante è essere dei contadini intelligenti e capire quando il trattore sta per schiacciare i braccianti, rendersi conto di quando un’idea nasce antiquata.

Tommaso Palmonari


Con la collaborazione di:

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