Cronaca

Tutti gli spettri di Repubblica

Repubblica

Era nell’aria da almeno un mese e negli ambienti si sapeva da qualche tempo, anche se già un anno fa si era presagito qualcosa dopo un’intervista di fuoco rilasciata a Lilli Gruber da Carlo De Benedetti, editore del gruppo Gedi fino a giugno del 2017. Ma andiamo con ordine.

Il 18 febbraio 2019 Mario Calabresi lascia la direzione di La Repubblica, celebre quotidiano fondato da Eugenio Scalfari nel 1976, oggi secondo giornale più venduto in Italia dopo il Corriere della Sera per diffusione totale (stampa cartacea e digitale). Al suo posto viene nominato Carlo Verdelli, giornalista italiano che vanta un curriculum di tutto rispetto, a partire dall’esordio sulle colonne di Repubblica, passando per le direzioni di Sette (1994-1996), Vanity Fair (2004-2006) e La Gazzetta dello Sport (2006-2010), fino ad arrivare alla nomina di “Direttore editoriale per l’offerta formativa” presso la RAI (incarico tenuto dal 2015 al 2017). L’ufficializzazione arriva da parte dello stesso Calabresi, in un tweet datato 5 febbraio 2019:

Dopo tre anni finisce la mia direzione di Repubblica. Lo hanno deciso gli editori. Ho l’orgoglio di lasciare un giornale che ha ritrovato un’identità e ha un’idea chiara del mondo. I lettori lo hanno capito, la discesa delle copie si è dimezzata: era al 14 ora è sotto il 7.

Mario Calabresi

Il resto è affidato a un breve e anonimo comunicato pubblicato sul sito, all’ultimo editoriale di Calabresi, datato 18 febbraio, e al primo di Verdelli, uscito il giorno successivo. L’ex direttore si congeda descrivendo i cambiamenti che ci sono stati nei tre anni in cui ha diretto il quotidiano, rimarcando i successi e attaccando l’attuale governo italiano per la campagna mediatica denigratoria che ha messo in campo nei confronti di Repubblica, dell’intero gruppo editoriale e, in generale, della stampa libera.

Cari lettori, lascio la direzione di Repubblica dopo poco più di tre anni, in un mondo radicalmente cambiato e di cui è difficile cogliere il destino. In questi mille giorni siamo passati da Obama a Trump, dai discorsi ispirati ai tweet rancorosi, dal dovere di salvare chi sta affogando al dovere di respingerlo, dagli ultimi fuochi dell’idea di progresso alla chiusura totale nelle nostre paure.

Mario Calabresi

Poco prima dell’avvicendamento, ai tanti lettori che chiedevano chiarimenti soprattutto su elementi controversi come “lo hanno deciso gli editori“, è l’ex direttore stesso a rispondere, dalla rubrica delle lettere di Corrado Augias, appuntamento quotidiano di Repubblica. In data 10 febbraio 2019.

Non ci sono retroscena particolari in questo passaggio, motivazioni nascoste e oscure, e nemmeno un crollo nelle edicole o nei numeri digitali, ma idee diverse sull’organizzazione del giornale, le priorità e le linee di sviluppo. Quando tra l’editore e il direttore viene meno la sintonia, si chiude un ciclo.

Mario Calabresi

Tra le possibili ragioni che sono state suggerite da lettori e addetti al settore per motivare questo improvviso e inaspettato cambio della guardia ci sono dissidi interni sulla linea editoriale (per molti troppo schierata, come si è visto dai numerosi scontri con gli esponenti del governo); indiscrezioni su una cosiddetta “scarsa presenza in redazione” del direttore, impegnato a pubblicizzare il giornale in giro per l’Italia; la vertiginosa emorragia di lettori che Calabresi avrebbe dovuto arginare (e che, secondo lui, sarebbe riuscito quantomeno a contenere); una ristrutturazione interna non pienamente riuscita; e un drastico calo della qualità degli articoli, accompagnato da un controllo scarso dei contenuti proposti negli stessi (basti pensare alle numerose fake news che, volenti o nolenti, anche i giornalisti di Repubblica si sono trovati a diffondere negli ultimi anni, dallo scontro tra Scalfari e Odifreddi su certe affermazioni attribuite a Papa Francesco, al passo indietro sull’Osservatorio Siriano sui diritti umani). C’è da dire, però, che Mario Calabresi è l’unico direttore di Repubblica ad aver tenuto l’incarico per soli tre anni, dal 2016 al 2019, dal momento che entrambi i suoi predecessori sono stati a lungo alla guida del quotidiano (Eugenio Scalfari dal 1976 al 1996 e Ezio Mauro dal 1996 al 2016). Emblematica poi una frase di Carlo De Benedetti, detta durante la sopracitata intervista di un anno fa a Lilli Gruber dopo aver parlato dei rapporti pressoché nulli che intercorrevano tra lui e la direzione del quotidiano: 

Un consiglio a Repubblica. Don Abbondio diceva che chi non ha il coraggio non se lo può dare…

Carlo De Benedetti

Vedremo se Carlo Verdelli, ormai esperto a “ristrutturare” aziende, riuscirà a risanare anche Repubblica, come ha fatto con Vanity Fair e la Gazzetta dello Sport. La sfida di certo non è facile e le insidie sono tante, ma, visto il dimezzamento di lettori avvenuto negli ultimi anni, il giornale fondato da Eugenio Scalfari si trova per forza a dover trovare una strada per evolversi di pari passo con il mondo che intorno cambia sempre più velocemente, se non vuole finire dopo più di quarant’anni la sua avventura editoriale…

Davide Lamandini

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