Cultura

A Eros

A te, mio Eros

Che cos’è l’amore? Me lo chiedo quando ti incrocio tra i corridoi, quando tra la massa di persone scorgo la tua testa, quando dal finestrino dell’autobus ti vedo aspettare alla fermata, dritto in piedi e con la testa tra le nuvole. Quest’anno scrivo di te: dei tuoi occhi piccoli ma duri come la roccia, del tuo viso inconfondibile, che mi ricorda tanto quello di uno dei poeti del ‘300.

Ora ci sei tu nella mia testa, nel mio cuore. 

E a proposito di poeti, Petrarca ha ragione a scrivere “però, al mio parere, non li fu honore / ferir me de saetta in quello stato/ a voi armata non mostrar pur l’arco”. Quale dio, se non uno beffardo e crudele, si comporterebbe in questo modo? Ma forse lo fa per metterci in guardia, per dirci “Attenti, o voi mortali, che se io non porto armi come quelle dei miei fratelli non significa che sono innocuo, anzi, tutto il contrario: voi vi piegate dinnanzi a me, piangete la notte per ciò che ho fatto, gridate invano il mio nome. Io ed unicamente io sono il portatore di sciagure. Io sono l’unico responsabile della vostra felicità o tristezza”.

Non c’è alcuna medicina, alcun antidoto contro Amore. Non ci si può proteggere da un dio come lui, non esiste armatura che tenga. L’Amore è timore?

E il dio beffardo ti ride in faccia, mentre tu ti logori dentro, piano piano, rifiuto dopo rifiuto, bugia dopo bugia. Ma Amore è un dio fanciullo, ancora troppo inesperto perché possiamo davvero prendercela con lui: non capisce quando ha oltrepassato il limite, quando si è divertito abbastanza, quando è ora di levare la freccia. Perciò la gente, disperata, si ammazza, uccide o diventa pazza d‘amore. L’Amore è inesperienza? O sofferenza?

Questo è quello che rinfaccerei ad Amore. Ma appena mi parli dimentico tutto, e mi sembra di essere soli nella stanza: tutti gli altri scompaiono; non sento i suoni che ci circondano. Il cuore sussulta, le gambe vogliono cedere, la bocca si apre, ma non esce nulla. Paralizzata. L’Amore è malattia? I miei occhi si abbassano, timorosi di incontrare i tuoi. Sposto velocemente lo sguardo dalle mie scarpe al foglio che tieni in mano, poi di nuovo giù, per terra. Come una giostra. L’amore è un gioco?

Tante sono le sensazioni e le emozioni che mi provochi, ma forse la più bella tra tutte è quando mi fai sentire desiderata, quando tra tutti quei volti scegli il mio, quando ti lasci andare in qualche battuta, quando, scherzando, mi prendi in giro per le mie passioni stravaganti. La pazienza, la costanza, l’ascoltarsi è amore.

L’amore è fatto di tanti piccoli momenti. Carpe diem, diceva Orazio. Tante piccole decisioni accostate, tanti viaggi, più o meno reali, fatti però insieme. Nuove dimensioni e nuovi mondi visitati, mano nella mano, come turisti. L’amore quindi è bene o male?

Tu mi hai insegnato che, dopo tutto, l’amore è esserci, punto. Questo San Valentino tu ci sei, ma non al mio fianco. Speriamo nel prossimo.

Giulia Severino

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